Con l’entrata in vigore a giugno del decreto di recepimento della direttiva Ue sulla trasparenza salariale, cambia il modo in cui vengono pubblicate le offerte di lavoro in Italia. I candidati avranno il diritto di conoscere la retribuzione iniziale o la fascia salariale già negli annunci e nei bandi, e non potrà più essere richiesto lo stipendio percepito nel precedente impiego. Il provvedimento punta anche a rafforzare la parità retributiva tra uomini e donne attraverso maggiore trasparenza.
“L’80% dei nostri annunci di lavoro riporta già la retribuzione da offrire ai candidati o il range salariale”, spiega Sirra Arnoldi, Legal & Corporate Affairs Director di Randstad Italia al Sole 24 Ore, sottolineando anche l’importanza di indicare il pacchetto complessivo, inclusi benefit e parte variabile.
“Finora il 10% dei nostri annunci contiene l’indicazione della retribuzione”, afferma Claudio Soldà, vicepresidente Public Affairs e CSR di The Adecco Group Italy, che aggiunge come il recepimento dell’obbligo cambierà la pubblicazione degli annunci e la gestione delle richieste delle aziende.
Le piattaforme e le agenzie si stanno adeguando alle nuove regole. Il divieto di chiedere la retribuzione precedente è pensato anche per evitare il rischio di perpetuare svantaggi, soprattutto per alcune categorie di lavoratori. Le aziende dovranno inoltre fornire criteri di progressione retributiva e rispondere alle richieste dei dipendenti sui livelli medi per mansione, rendendo più trasparente il mercato del lavoro già nella fase di selezione.