Apple, 14,3 miliardi di tasse evase versati all’Irlanda

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 settembre 2018 6:00 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2018 20:10
Apple, 14,3 miliardi di tasse evase versati all'Irlanda

Apple, 14,3 miliardi di tasse evase versati all’Irlanda (foto Ansa)

LONDRA  –  Apple cede e paga le tasse evase in Irlanda: 14,3 miliardi. Questo l’ammontare delle tasse eluse sull’isola secondo il calcolo della stangata (senza precedenti nella storia del fisco internazionale) inflitta due anni fa dall’Unione europea all’azienda fondata da Steve Jobs e guidata da Tim Cook.

L’annuncio dell’avvenuto deposito è stato dato dal governo di Dublino, che pure quei soldi non li avrebbe voluti. E che anzi ha sempre rivendicato come legittimo il comodissimo abito fiscale cucito su misura – come in altri casi – per una società capace di portare investimenti e dar lavoro a 6.000 persone nel Paese.

Il ministro delle finanze irlandese, Paschal Donohoe, ha precisato che il “recupero” è stato di di 13,1 miliardi di euro più 1,2 miliardi d’interessi. Esattamente la somma fissata nell’agosto 2016 dalla Commissione europea e dall’Antitrust.

Un atto dovuto che archivia la procedura giudiziaria avviata in seguito da Bruxelles contro Dublino per il ritardo nel recupero. “Alla luce del pieno rimborso da parte di Apple dell’aiuto di Stato illegale ricevuto dall’Irlanda, la commissaria Margrethe Vestager proporrà il ritiro di questa azione legale”, ha confermato il portavoce Ricardo Cardoso.

I 14,3 miliardi non rappresentano una multa, bensì il versamento d’imposte ritenute indebitamente non pagate in base a una decisione contro cui Apple e il medesimo esecutivo irlandese hanno presentato fin da subito ricorso alla Corte di Giustizia europea. Ma di fronte alla quale, in attesa dei prossimi passaggi, alla holding californiana non è rimasto per ora che inchinarsi e sborsare la stratosferica penale.

Il balzello ‘monstre’ è relativo al periodo 2003-2014, in quanto secondo le regole la Commissione può chiedere il recupero per un arco retroattivo di 10 anni a partire dalla prima richiesta di informazioni, che nel caso di Apple scattò nel 2013.

E nasce dalle indagini dell’Antitrust europea stando alle quali risulta che la società di Cupertino, grazie agli accordi fiscali ad hoc stretti con Dublino nel 1991 e nel 2007, sia passata dall’1% di tasse sui profitti del 2003 allo 0,005% del 2014: usufruendo d’un trattamento ultra privilegiato rispetto alla stessa leggerissima ‘corporate tax’ irlandese del 12,5%, garantito sia sulle vendite interne al mercato unico europeo sia in Africa, Medio Oriente e India grazie all’artificio di registrare l’intero flusso commerciale in Irlanda invece che nei Paesi di destinazione. Un trattamento equiparato da Bruxelles a evasione vera e propria. E che, appello o non appello, impone per il momento alla casa-madre degli iphone di sborsare un bottino di fronte al quale il conto da 318 milioni presentato negli anni scorsi dal fisco italiano si riduce alla dimensione di una mancia o poco più.