(Foto Ansa)
Un nuovo shock energetico rischia di frenare ulteriormente la crescita dell’economia italiana, con effetti su inflazione, consumi e Pil. È l’allarme lanciato da Confcommercio sulla base delle stime dell’Ufficio Studi della Confederazione, secondo cui nel terzo trimestre del 2026 il Pil dovrebbe rallentare a +0,1% congiunturale, dopo il +0,2% del secondo trimestre e il +0,3% dei primi tre mesi dell’anno.
Lo studio
Lo scenario più critico riguarda il 2027. “Nello scenario energetico più sfavorevole, con il Brent stabilmente a 140 dollari nel 2027, l’inflazione aumenterebbe di 0,7 punti percentuali e si attesterebbe al 3,7%, mentre ci sarebbe un’ulteriore perdita di mezzo punto di consumi reali – 250 euro per famiglia, pari in totale, a circa 6,5 miliardi – e tre decimi di Pil che arriverebbe a 0,6%, riportando la crescita del Paese allo ‘zero virgola’”, stima l’Ufficio Studi.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, avverte: “Il peggioramento della situazione internazionale e il continuo incremento dei costi dell’energia stanno mettendo in seria difficoltà le imprese e riducono la fiducia delle famiglie. Bisogna evitare che questi aumenti si scarichino interamente sulle bollette, con misure immediate e interventi strutturali, a partire da incentivi fiscali per l’efficienza energetica e da un ulteriore intervento sugli oneri di sistema”.
Sangalli chiede inoltre di “accelerare sulle rinnovabili e sullo sviluppo del nucleare sostenibile, ridurre la dipendenza dal gas, potenziare reti e sistemi di accumulo e riformare il meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità”. Per il presidente di Confcommercio, è necessario anche favorire contratti di acquisto dell’energia aggregati per le imprese, così da ottenere prezzi più stabili nel lungo periodo. “Ma bisogna agire subito, altrimenti andremo incontro ad una nuova stagione inflazionistica che ridurrà drasticamente i consumi e la crescita del Paese”.
Il problema italiano, secondo l’analisi Confcommercio-Cer, riguarda soprattutto la forte dipendenza dal gas. Nel 2025 il 43,7% dell’elettricità italiana è stato prodotto da impianti alimentati a gas, contro il 18,2% della Spagna, il 17,6% della Germania e il 3,2% della Francia. Le rinnovabili coprono invece circa il 50% della produzione elettrica italiana, meno del 56,9% spagnolo e del 56,3% tedesco.
Questa struttura contribuisce a mantenere elevato il prezzo dell’elettricità: in Italia costa oggi 65,3 euro per MWh in più rispetto alla Germania, 67,2 euro in più rispetto alla Spagna e 69,4 euro in più rispetto alla Francia.
A pesare sono anche oneri e imposte. Tra il 2021 e il 2025 questa componente è aumentata in Italia del 33,9%, mentre è diminuita dell’11,7% in Spagna e del 22,6% in Germania. Secondo Confcommercio, circa un terzo dell’aumento del prezzo finale dell’energia in Italia è riconducibile proprio alla crescita di oneri e imposte.
Sul fronte delle imprese, nel secondo semestre del 2026 la maggiore spesa elettrica per commercio, turismo e ristorazione potrebbe superare il miliardo di euro. L’incremento stimato è di 1,062 miliardi, con 494 milioni a carico dei negozi, 207 milioni dei ristoranti, 164 milioni degli alberghi, 111 milioni dei bar e 50 milioni della grande distribuzione.
Nel terzo trimestre i consumi elettrici del comparto sono stimati in aumento del 15% rispetto alla primavera, anche per il maggiore ricorso alla climatizzazione. La spesa energetica trimestrale potrebbe così arrivare a 2,9 miliardi di euro, tornando sui livelli raggiunti durante la crisi energetica del 2022.
Nel frattempo, a settembre i prezzi all’importazione dei beni energetici risultano in aumento del 109,5% rispetto allo stesso mese del 2025. Sul mercato europeo Ttf il gas registra un incremento del 161,2%, mentre il petrolio cresce del 62,6%. Il Pun, direttamente legato alle quotazioni internazionali del gas, è salito del 73,3% rispetto alla media del 2025 e del 271,1% rispetto al 2019.
Nello scenario base, con il Brent a 100 dollari, Confcommercio stima per il 2027 un’inflazione media intorno al 3%. In quello più sfavorevole, invece, si arriverebbe al 3,7%. “Questi 7 decimi di scarto costituiscono il problema più grave per l’anno prossimo – ha osservato Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio – perché 7 decimi di inflazione in più a parità di altre condizioni implicano riduzione del potere d’acquisto, minori consumi, minore prodotto interno lordo”.
Bella ha quindi sottolineato che “il paese è ancora vitale”, ma ha aggiunto: “Non so quanto potrà reggere perché un fastidioso rallentamento del Pil è dietro l’angolo”. E proprio sul futuro ha concentrato le sue preoccupazioni: “Ormai sono 6 mesi che aspettiamo l’esplosione, in termini di potere d’acquisto, della cosiddetta più grande crisi energetica degli ultimi 40 anni, però ancora non si è pienamente manifestata”, ha spiegato, avvertendo che “è sul futuro che si addensano le mie preoccupazioni”.
