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Esselunga bond, debutto da urlo: la domanda supera di nove volte l’offerta

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Esselunga bond, debutto da urlo: la domanda supera di nove volte l’offerta

ROMA – Esselunga bond, debutto da urlo: la domanda supera di nove volte l’offerta. E’ sempre più corsa ai collocamenti obbligazionari, con le società che approfittano dei tassi ai minimi per rifinanziarsi e abbattere il costo del debito. Nel mercato dei bond corporate, vivace nelle ultime settimane, spicca oggi il record del collocamento del primo bond targato Esselunga, che si chiude con richieste per oltre nove miliardi di euro, a fronte di un’offerta da un miliardo.

Ma il gruppo fondato da Bernardo Caprotti non è l’unico che ha scelto di finanziarsi approfittando delle ‘occasioni’ offerte dal Qe della Bce: solo ieri Iren ha avuto domande oltre quattro volte l’offerta per il suo primo ‘green bond’ da 500 milioni di euro e Salini Impregilo ha deciso di sostituire un miliardo di debito utilizzando anche un bond per 400 milioni. E oggi Wind 3 ha varato una imponente operazione da oltre 10 miliardi di euro mentre sono diversi i gruppi, da Snam ad A2A, che stanno scambiando i propri bond con titoli di nuova emissione.

La massiccia domanda arrivata per il debutto dell’obbligazione di Esselunga ha permesso di abbassare di molto lo spread rispetto all’indicazione (guidance) iniziale. Per la tranche da 500 milioni a 6 anni gli ordini (per oltre 4,7 miliardi di euro) hanno portato lo spread a 65 punti base sopra il midswap, dai 90-95 della guidance. Il bond pagherà una cedola annua dello 0,875%. Per quella a 10 anni, come la prima da 500 milioni, le richieste sono state per 4,5 miliardi, con lo spread sceso a 110 punti sopra il midswap dai 135 iniziali (per una cedola annua da 1,875%).

I rendimenti sono rispettivamente dello 0,999% e dell’1,954%. Il risultato viene giudicato con soddisfazione dal consorzio di banche che ha curato il collocamento (Banca Imi, Citi, Mediobanca e UniCredit), anche alla luce del fatto che si trattava di un titolo al debutto. Da record anche l’operazione di Wind 3, che ha emesso un junk bond da 7,3 miliardi, il più grande in Europa degli ultimi tre anni (il rating di S&P è BB-, tre gradini sotto l’investment grade), a cui si somma la sottoscrizione di un finanziamento bancario da 3,4 miliardi di euro.

Gli oltre 10 miliardi di debito serviranno a “rimborsare l’indebitamento finanziario” ed estinguere le obbligazioni emesse dalla controllata Wind Acquisition Finance, con l’obiettivo di portare a casa “un significativo miglioramento della struttura del capitale della società riducendo i costi relativi agli interessi ed estendendo le scadenze”. Alcuni analisti consultati da Bloomberg stimano che Wind 3, nata dalla fusione tra le attività italiane di Veon (rpt, Veon) e Ck Hutchison, possa risparmiare circa 200 milioni di euro di interessi all’anno.

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