Federal Reserve: si ritira Summers, l’uomo di Obama. Una donna al comando?

Redazione Blitz
Pubblicato il 16 settembre 2013 10:06 | Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2013 10:06
Federal Reserve: si ritira Summers, l'uomo di Obama. Si prepara rivoluzione rosa

Federal Reserve: lascia Larry Summers, Janet Yellen in pole per guidarla

ROMA – Federal Reserve: si ritira Summers, l’uomo di Obama. Si prepara rivoluzione rosa. Larry Summers non sarà il banchiere centrale Usa per i prossimi anni, si è ritirato dalla contesa in extremis, togliendo il suo maggiore sponsor, Obama, dal’imbarazzo di imporre un candidato giudicato “divisivo” come egli stesso ha confermato nella lettera al presidente, aprendo di fatto la strada alla soluzione interna con la vice dell’uscente Ben Bernanke, Janet Yellen, in predicato di diventare la prima donna governatore della storia della Federal Reserve.

L’ex segretario al tesoro americano ha preso atto delle polemiche che fin dall’inizio hanno accompagnato l’ipotesi di una sua nomina: “Ho concluso, anche se con riluttanza, che una possibile conferma del mio nome sarebbe acrimoniosa, e questo non servirebbe ne’ all’interesse della Fed, nè a quello dell’amministrazione né tanto meno alla ripresa economica del Paese”.

A pesare le critiche al passato di Summers, da molti considerato uno dei responsabili del fallimento delle regole che ha portato nel 2008 alla più grave crisi finanziaria di sempre. Un uomo delle banche, era l’accusa principale, oltre alla reputazione di uomo più capace di creare dissenso che consenso: il grande aiuto di Summers a Obama, che dal 2008 ne consiglia le scelte strategiche in campo economico, è visto come una imbarazzante cambiale che il presidente deve onorare. E’ Summers che consigliò i salvataggi di GM e Chrysler che fruttarono a Obama la conquista del Michigan e la rielezione del 2012.

Ma è anche l’uomo di Wall Street e non solo per i suoi detrattori, visto che come consulente economico del presidente organizzò le politiche che hanno permesso a Citigroup, per esempio, di non fallire dopo il crack Lehman per esserne assunto come consulente non appena lasciata l’amministrazione. Luigi Zingales, economista italiano attento agli sviluppi dell’avvicendamento, appena ieri sul Sole 24 Ore spiegava le ragioni del suo “tifo” per il candidato rivale più accreditato, Yellen, appunto, vista a Wall Street con il fumo negli occhi dal momento che nella sua gestione da presidente della Fed di San Francisco non ha mai fatto sconti alle banche (e per questo dà più garanzie nella guida della supervisione bancaria). Senza contare, e non è tema da sottovalutare, specie durante un’amministrazione democratica, la non tanto velata accusa di maschilismo a una scelta che avesse escluso Janet Yellen: a parità di competenze e qualificazioni, si tende a privilegiare una donna.

Ora il presidente americano Barack Obama – che ha accettato la decisione del suo ex consigliere economico – dovrà scegliendo tra una rosa di nomi  che, oltre alla vicepresidente della banca centrale Janet Yellen,comprende  l’ex vicepresidente Donald Kohn e anche l’ex segretario al Tesoro Timothy Geithner. Ma è’ una vera e propria rivoluzione quella che sta per interessare la Fed, con l’uscita non solo del presidente Ben Bernanke, ma anche di ben nove dei 12 membri votanti.

Quattro dei dodici membri votanti del Fomc, infatti, sono sostituiti ogni anno tramite la rotazione dei presidenti delle Fed regionali. Il Fomc e’ composto da sette membri del Board dei governatori e da cinque dei 12 presidenti regionali. E nel 2014 cinque dei sette governatori saranno probabilmente sostituiti. Elizabeth Duke si e’ dimessa alla fine di agosto. Sarah Bloom Raskin e’ stata nominata vice segretario al Tesoro.

L’incarico di Jerome Powell scade in contemporanea con quello di Bernanke, anche se la Casa Bianca potrebbe decidere di farlo restare. Intanto gli occhi del mercato sono tutti puntati su questa settimana, quando e’ in programma la riunione della Fed. A cinque anni dal fallimento di Lehman Brothers e dall’inizio della crisi, Bernanke potrebbe avviare la exit strategy dalle misure di stimolo, riducendo la velocita’ degli acquisti di asset, attualmente pari a 85 miliardi di dollari al mese.

La maggioranza degli economisti prevede un freno da mercoledi’: gli acquisti saranno ridotti di 10-15 miliardi di dollari al mese, soprattutto quelli di Treasury. Una riduzione limitata per valutare la reazione del mercato e per guadagnare tempo per poter spiegare chiaramente che il freno agli acquisti non significa che la Fed smettera’ di aiutare l’economia.

Secondo gli osservatori, nell’annuncio, infatti, la Fed mettera’ in evidenza che e’ pronta, in caso di necessita’, ad aumentare nuovamente gli acquisti se ce ne sara’ bisogno. La stessa Fed al suo interno e’ spaccata su come procedere con l’allentamento monetario, con i falchi che ritengono i benefici troppo bassi rispetto al costo della maxi-manovra. ”I timori sul costo dell’allentamento monetario hanno raggiunto un momento critico nel Fomc, e un rallentamento degli acquisti partira’ anche se la ripresa economica resta debole” afferma Kevin Logan, capo economista per gli Stati Uniti di Hsbc.