(Foto Ansa)
Il tasso di inflazione a marzo in Germania è aumentato al 2,7%, a causa dello shock energetico provocato dalla guerra in Iran. Lo ha reso noto l’itituto di statistica federale. A febbraio aveva segnato l’,1,9%. Domani si saprà invece del dato italiano.
Il Pd: “Aumentano i prezzi ma le risposte del governo sono insufficienti”
“La guerra illegale e unilaterale di Trump e Netanyahu sta producendo una tempesta perfetta, con effetti devastanti non solo sul piano geopolitico ma anche economico, soprattutto nel nostro Paese. Gli italiani stanno già pagando queste conseguenze sulla loro pelle: aumentano i prezzi dei carburanti, le bollette e il carrello della spesa, con effetti a cascata su famiglie e imprese. Parliamo di costi enormi, in un contesto italiano già segnato, a causa delle politiche sbagliate del Governo, da crescita in calo, inflazione in aumento, quattro milioni di lavoratori poveri e tre anni consecutivi di calo della produzione industriale” Lo ha detto Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in commissione politiche europee alla Camera, ad Agorà su Rai3.
“Lo scoppio di questa guerra ha aggravato le difficoltà. E mentre ciò accade, l’esecutivo continua a dare risposte insufficienti: dopo aver aumentato le accise sul diesel in legge di bilancio ha introdotto misure tardive e temporanee, come tagli di pochi centesimi già neutralizzati dagli aumenti, che non stanno producendo alcun beneficio reale. Noi abbiamo proposto soluzioni concrete, come l’utilizzo dell’extra gettito IVA con il meccanismo delle accise mobili, che consentirebbe di ridurre automaticamente il costo dei carburanti. Ma il governo non ha ascoltato e ha scelto invece di finanziare interventi inefficaci tagliando peraltro in modo grave risorse alla sanità e ai servizi”.
“Il punto più critico però – ha concluso – è l’assenza di risposte strutturali. In una fase in cui servirebbe rafforzare la transizione energetica e sostenere gli investimenti, il governo sta facendo l’opposto e da ultimo ha addirittura tagliato di un terzo le risorse del credito d’imposta per la Transizione 5.0, indebolendo le imprese e la capacità del Paese di innovare e competere, rompendo il patto di fiducia col sistema produttivo. Oltre al danno, la beffa: mentre imprese e sistema produttivo avrebbero bisogno di sostegno economico e azioni di accompagnamento verso la transizione digitale ed energetica, il governo riduce gli strumenti disponibili. Questi sono i fatti, non la propaganda. Invece di aiutare famiglie e imprese, il governo Meloni resta immobile o riduce gli strumenti necessari per affrontarla”.
