Mps: “conti coperti” allo Ior. “Banda del 5%”: ci sono le registrazioni

Pubblicato il 4 Febbraio 2013 9:25 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2013 9:35
Mps: "conti coperti" allo Ior per l'acquisto di Antonveneta

Mps: “conti coperti” allo Ior per l’acquisto di Antonveneta (Foto Lapresse)

ROMA – Monte dei Paschi di Siena, spuntano i nastri della cosiddetta “banda del 5%” e, secondo il Corriere della Sera, gli inquirenti avrebbero scoperto un conto dello Ior utilizzato per comprare Antonveneta.

Secondo un testimone ascoltato dal Corriere Mps avrebbe avuto “conti coperti” allo Ior, l’Istituto per le Opere Religiose, cioè la banca del Vaticano, di cui è stato presidente Ettore Gotti Tedeschi, già rappresentante in Italia dello spagnolo Banco Santander di Emilio Botin.

Riporta il Corriere della Sera che proprio nella sala dello Ior si sarebbero svolte

“importanti e delicate riunioni per la costruzione dell’operazione Antonveneta  tra il direttore Paolo Cipriani, monsignor Piero Pioppo e Andrea Orcel, il banchiere di area cattolica che nel 2007 seguiva banca Santander nella scalata ad Abn Amro e che subito dopo venne nominato advisor di Montepaschi nella conquista di Antonveneta.

Sarebbe stato proprio Orcel, secondo quanto scrive il Corriere della Sera citando un testimone, a spingere per l’operazione su Antonveneta. “Per quell’operazione furono aperti almeno quattro conti intestati a quattro organizzazioni religiose che coprono cinque personaggi che hanno avuto un ruolo chiave nella costruzione dell’acquisto di Antonveneta”, ha spiegato il testimone ascoltato dal Corriere della Sera. Quei conti dello Ior si appoggiavano “alla Banca del Fucino, sede di via Tomacelli a Roma”.

Il testimone ha mostrato al Corriere anche il numero di uno dei quattro conti su cui sarebbero stati versati 1,2 milioni di euro che sarebbero serviti a pagare “le persone utilizzate nel 2007 per organizzare la seconda vendita di Antonveneta”, cioè quella da Santander a Mps, appunto.

Che quei conti esistano davvero non è concesso provarlo perché

“ai computer dello Ior non si può accedere con pen-drive, né si possono fare stampate o scattare foto dato che un software impedisce a qualsiasi macchina fotografica di leggere la videata». Per questa ragione il nostro testimone ha solamente un numero scritto a mano su un foglio di carta”.

Restano le parole del testimone ascoltato dal Corriere della Sera. Perché ha parlato? “L’opinione pubblica deve sapere come stanno le cose, non c’è un altro modo, anche perché dall’interno il cambiamento non può venire”.

LA “BANDA DEL 5%” E I NASTRI DEGLI ACCORDI – Intanto sugli accordi della cosiddetta “banda del 5%” all’interno di Mps spuntano dei nastri con le registrazioni, scrive il Corriere della Sera. I nastri li avrebbe, secondo quanto riporta il Corriere, Antonio Rizzo, il funzionario della Dresdner Bank che per primo ha accusato l’ex direttore dell’area finanziaria Gianluca Baldassarri e il responsabile delle filiali di Londra Matteo Pontone di aver preso una stecca su tutti gli affari gestiti da Mps”.

Su quei nastri sarebbero registrati i colloqui avvenuti all’interno della banca senese a partire dall’estate del 2007. I colloqui riguardano operazioni su pacchetti titoli Mps.

Nei verbali riportati dal Corriere della Sera si racconta di un incontro che si sarebbe svolto nel novembre del 2007 tra Rizzo, il suo superiore Antonio Cutolo e il responsabile londinese Massimiliano Pero “durante il quale quest’ultimo caldeggiava” il riacquisto di un pacchetto di titoli strutturato da Mps Londra.

Rizzo avrebbe anche detto agli inquirenti: “Il 12 marzo 2008 sono andato a cena con il responsabile della vendita di prodotti finanziari Michele Cortese e lui mi ha detto che a suo avviso Pontone e Baldassarri avevano percepito una commissione indebita tramite Lutifin (presunto intermediario di Lugano, ndr.). Mi disse che i due erano conosciuti come la ‘banda del 5 per cento’ perché su ogni operazione prendevano tale percentuale”.