Mps, dubbi della Germania sul salvataggio. Sole 24 Ore: “Bce vuole aumento da 8,8 miliardi”

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 dicembre 2016 6:34 | Ultimo aggiornamento: 26 dicembre 2016 20:46
Mps, dubbi della Germania sul salvataggio. Sole 24 Ore: "Bce vuole aumento da 8,8 miliardi"

Mps, dubbi della Germania sul salvataggio. Sole 24 Ore: “Bce vuole aumento da 8,8 miliardi” (Foto Ansa)

MILANO – Dubbi della Germania sul piano di salvataggio di Monte dei Paschi di Siena e sull’ombrello statale da 20 miliardi attivato sul sistema bancario italiano. La prima critica riguarda l’utilizzo di fondi pubblici per salvare istituti ‘decotti’. Intanto i titoli di Rocca Salimbeni intanto resteranno sospesi anche oggi, martedì 27 dicembre, alla riapertura dei mercati dopo la pausa natalizia (si parla di 2-3 settimane) per decisione della Consob, che attende si chiariscano le prossime mosse di Mps e che si chiuda con esito positivo il confronto con Unione europea e Banca centrale europea sull’aumento di capitale, dopo il fallimento del piano da 5 miliardi chiesti al mercato.

Ma un passo in più da Francoforte sarebbe arrivato con la richiesta dalla Vigilanza Bce – scrive il Sole 24 Ore – di un aumento di 8,8 miliardi a carico dello Stato (4,5 miliardi) e gli altri 4,3 degli obbligazionisti, con circa 2 miliardi rimborsabili però sempre dallo Stato ai bondholder retail.

Ad essere sulle montagne russe in borsa non ci sono solo i titoli dell’istituto senese: Unicredit ad esempio che ha già annunciato l’aumento da 13 miliardi. E poi si cerca ancora una soluzione per le quattro good bank, Banca Marche, Popolare Etruria, Cassa di Risparmio di Cesena, Cassa di Chieti e le ‘venete’ (Veneto Banca e Popolare Vicentina) che ‘discutono’ con Carige. Ma non è finita.

Dal decreto ‘salva-risparmio’ firmato venerdì scorso dal Capo dello Stato sono rimasti fuori infatti una serie di temi non di minor rilievo: la scadenza per la trasformazione delle popolari in S.p.a. rimane fissata al 27 dicembre. E non è entrata nel decreto la proroga cui il governo stava pensando per attendere la pronuncia della Consulta dopo la sospensione del Consiglio di Stato.

Non arriva con il decreto nemmeno l’attesa possibilità per le Banche di credito cooperativo di utilizzare le imposte differite attive (Dta) mentre arrivano le regole per l’ammortamento in cinque anni dei contributi che gli istituti dovranno dare ‘a saldo’ al Fondo di risoluzione per l’intervento sulle quattro banche.

Ma i temi rimasti in sospeso potrebbero trovare ancora spazio nell’ormai tradizionale decreto Milleproroghe di fine anno. Un panorama insomma talmente in movimento, quello delle banche italiane, da creare non pochi dubbi in Germania: “Per le misure decise dal governo italiano – sottolinea il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann – le banche devono essere finanziariamente sane a livello core. I fondi non possono essere usati per coprire le perdite che sono già previste”. Insomma per Weidmann le regole europee “servono per tutelare i contribuenti e dare responsabilità agli investitori. I fondi statali sono come ultima risorsa”.

Critiche analoghe arrivano da Isabel Schnabel, componente del Consiglio di Esperti Economici della Germania, i cosiddetti “Cinque saggi”: “Visti i problemi profondi di Mps, ci si può chiedere se una ricapitalizzazione precauzionale sia realmente appropriata. Le autorità di vigilanza dovrebbero verificare attentamente se Mps non debba essere liquidata gradualmente. In caso contrario, il denaro dei contribuenti potrebbe essere sprecato. Inoltre, qualsiasi iniezione di denaro pubblico dovrebbe prevedere che il governo prenda il controllo e avvii una profonda ristrutturazione della banca”.

Ma molti in Italia sono convinti dell’esatto contrario: “Lo Stato con Monte dei Paschi si è mosso con solerzia e in modo encomiabile”, diceva due giorni fa il presidente di Mps, Alessandro Falciai, aggiungendo di essere deluso “dai grandi soci esteri”. “Ora spero che l’aumento di capitale di Unicredit veda impegnate le realtà italiane”.

E apprezzamento veniva espresso anche dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ritiene positivo il recepimento delle regole del “burden sharing” contenute nel decreto legge che costituisce “finalmente un’applicazione non rigida e non draconiana dei principi europei che, comunque, non sono tavole delle leggi di Mosè e vanno adattati alla situazione reale”.

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