(Foto Ansa)
Il divario di genere globale resta lontano dall’essere colmato: manca ancora il 31,3% e, al ritmo attuale, serviranno 123 anni per raggiungere la parità. È quanto emerge dall’Osservatorio “Rita Levi-Montalcini Svimez – W20”, che fotografa una situazione in lento miglioramento ma ancora profondamente diseguale, con l’Italia in ritardo strutturale, soprattutto sul fronte del lavoro.
Secondo i dati del Global Gender Gap 2025, la parità è raggiunta solo al 68,8%, con un progresso minimo (+0,3%) rispetto all’anno precedente. Se istruzione e salute sono ormai vicine all’equilibrio (oltre il 95%), la partecipazione economica si ferma al 61% e il potere politico resta il punto più critico, al 22,9%.
In questo quadro, l’Italia si colloca all’85° posto nel ranking globale e all’11° tra i Paesi del G20. A pesare sono soprattutto le difficoltà nel mercato del lavoro: occupazione femminile stagnante, diffusione del part-time involontario e salari più bassi in tutte le aree e qualifiche.
Il fenomeno è particolarmente evidente: una lavoratrice part-time su due vorrebbe lavorare a tempo pieno, con picchi del 63,6% nel Mezzogiorno. Qui le disparità territoriali si fanno ancora più marcate: in diverse regioni del Sud, i tassi di inattività femminile superano quelli di occupazione.
A queste criticità si aggiungono carriere discontinue e pensioni più basse del 44%, mentre, nonostante livelli di istruzione mediamente più alti, le donne restano escluse dai settori trainanti del futuro.
