Prezzi benzina e diesel tornano a salire, il governo valuta nuove misure: cosa può cambiare per gli automobilisti (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Le tensioni internazionali nell’area dello Stretto di Hormuz stanno tornando a influenzare il mercato energetico e, dopo il calo registrato a giugno grazie a una temporanea distensione geopolitica, i prezzi di benzina e gasolio sono nuovamente in crescita. Di fronte ai rincari, il governo assicura di essere pronto a intervenire qualora la situazione dovesse peggiorare.
Secondo gli ultimi dati disponibili, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self service è salito a 1,949 euro al litro, mentre il gasolio ha raggiunto 2,124 euro al litro. Anche sulla rete autostradale si registrano aumenti, con la benzina self a 2,040 euro e il diesel a 2,196 euro al litro.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha spiegato che l’Italia sta contenendo gli aumenti meglio rispetto ad altri Paesi europei. “Il prezzo dei carburanti in Italia ovviamente è cresciuto, in linea con i mercati internazionali, ma meno di quanto sia cresciuto negli altri Paesi europei a cui dobbiamo confrontarci. Il governo è intervenuto in maniera tempestiva, e anche efficace, e se sarà necessario un ulteriore intervento, lo faremo. Mi auguro in maniera altrettanto efficace, e quindi mirata”, ha dichiarato.
Accise mobili, l’ipotesi allo studio dell’esecutivo
Nei mesi scorsi l’esecutivo aveva già ridotto le accise sui carburanti con tagli progressivi da 20, poi 10 e infine 5 centesimi al litro. Una misura che ha comportato un costo rilevante per le finanze pubbliche e che difficilmente potrà essere riproposta nelle stesse modalità.
Per questo motivo il governo guarda al meccanismo delle cosiddette accise mobili, introdotte nel 2008 e successivamente riformate nel 2023. Il sistema prevede una riduzione delle accise finanziata dall’aumento del gettito Iva derivante dal rincaro del petrolio, consentendo così di alleggerire, almeno in parte, il prezzo finale pagato dagli automobilisti.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato che l’ipotesi resta sul tavolo, precisando però che non ci sono ancora le condizioni per attivarla. “C’è il meccanismo delle accise mobili, quando entrerà in funzione lo valuteremo”, ha dichiarato, aggiungendo: “Ma al momento non le ho”. Il principale limite di questo sistema è che gli effetti non sono immediati, poiché è necessario attendere prima l’incremento del gettito fiscale derivante dall’aumento del prezzo del greggio.
La riforma dei distributori di carburante
Parallelamente alla gestione dell’emergenza prezzi, il governo intende proseguire con la riforma della rete italiana dei distributori di carburante, contenuta nel disegno di legge sulla Concorrenza atteso in Consiglio dei ministri.
L’obiettivo è ridurre il numero delle stazioni di servizio, eliminando quelle più piccole e obsolete e favorendo la riconversione verso carburanti alternativi ed energia elettrica. Il piano prevede incentivi pari a 40 milioni di euro all’anno tra il 2028 e il 2030 per sostenere gli investimenti degli operatori.
L’Italia conta oggi oltre 22 mila distributori, un numero nettamente superiore rispetto ai circa 14 mila presenti in Germania e ai 10 mila della Francia. Solo una minima parte delle stazioni italiane raggiunge volumi di vendita paragonabili alla media europea, una situazione che limita la possibilità di effettuare investimenti e di offrire prezzi più competitivi ai consumatori. L’obiettivo della riforma è quindi rendere la rete più moderna, efficiente e, nelle intenzioni del governo, anche più conveniente per gli automobilisti.
