Rinfrescare la casa può avere un costo quasi simbolico oppure diventare una voce pesante in bolletta, a seconda della soluzione scelta e delle ore di utilizzo. A parità di energia a 0,28 €/kWh, come spiega Achiropita Cicala di Immobiliare.it, si passa da meno di 3 euro al mese per un ventilatore a oltre 100 euro per un condizionatore fisso usato quotidianamente per diverse ore. Una differenza che rende evidente quanto la scelta dell’apparecchio incida sulla spesa complessiva.
I cisti
Il ventilatore è la soluzione più economica: con una potenza media di circa 40 watt consuma circa 1 centesimo l’ora. Otto ore di utilizzo continuo costano meno di 10 centesimi. Tuttavia non abbassa la temperatura, ma si limita a muovere l’aria. Più energivoro è il deumidificatore, che con circa 300 watt arriva a 8 centesimi l’ora, circa 67 centesimi per otto ore, migliorando la percezione del caldo senza raffreddare davvero l’ambiente.
Il condizionatore portatile, con circa 1000 watt di potenza, costa circa 28 centesimi l’ora e oltre 2 euro per una giornata di utilizzo intensivo. Il condizionatore fisso, spesso intorno ai 1500 watt, arriva a 42 centesimi l’ora e oltre 3 euro per otto ore, ma garantisce maggiore efficienza e stabilità della temperatura, soprattutto nei modelli inverter.
Su base mensile, con 8 ore al giorno, il divario si amplia: pochi euro per il ventilatore, circa 20 euro per il deumidificatore, tra 60 e 80 euro per un portatile e oltre 100 euro per un impianto fisso. Un tema che si inserisce nel fenomeno della “cooling poverty”, la difficoltà crescente per molte famiglie di sostenere i costi del raffrescamento domestico, soprattutto nelle fasce di reddito più basse.