Eni, ex operaio: “Seppellivo rifiuti del petrolchimico di Gela”. L’azienda: “Rispettate le normative”

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 novembre 2018 18:23 | Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2018 18:23
Eni petrolchimico Gela

Il petrolchimico di Gela (Caltanissetta), in una immagine del 21 dicembre 2011 (Ansa)

GELA (CALTANISSETTA)  – Il procuratore di Gela, Fernando Asaro, conferma che è stata avviata un’indagine dopo la testimonianza di Emanuele Pistritto, 70 anni, che ieri davanti alle telecamere del programma “Nemo”, su Rai2, ha rivelato clamorosi episodi di inquinamento del suolo e del sottosuolo con rifiuti industriali provenienti dal petrolchimico dell’Eni.

Pistritto, proprietario e conduttore di pale meccaniche, ora in pensione, per molti anni è stato titolare di appalti nel settore del movimento terra e di materie prime nello stabilimento. Gli scarti della lavorazione della chimica e della raffineria sarebbero stati sotterrati in grandi vasche di oltre 500 metri quadrati e della profondità di 15 metri, a est del petrolchimico. Dentro vi sarebbe stato scaricato di tutto: “Dall’amianto agli anelli di ceramica dei reattori – si autoaccusa il testimone – che mi facevano frantumare con i cingoli delle ruspe”.

La replica dell’Eni.

L’azienda smentisce quanto raccontato e in un comunciato stampa dice di aver rispettato sempre le normative vigenti: “In relazione ai fatti descritti dal programma televisivo Nemo, andato in onda ieri 2 novembre, sulla gestione dei rifiuti del petrolchimico di Gela, Eni informa che tutte le società del gruppo, che hanno operato nel sito di Gela, hanno sempre rispettato le normative vigenti in materia di gestione e smaltimento dei rifiuti industriali”.  

Eni, inoltre, – prosegue il comunicato – dopo aver appreso dai mezzi di comunicazione dell’avvio di un’indagine in merito a quanto descritto, ribadisce la più assoluta e trasparente collaborazione con le autorità competenti al fine di giungere alla verità dei fatti”.