Paolo Franchi, “Tramonto dell’avvenire”, futuro dietro le spalle della sinistra

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 15 Novembre 2020 10:41 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2020 22:05
Paolo Franchi, "Tramonto dell'avvenire", futuro dietro le spalle della sinistra

Paolo Franchi, “Tramonto dell’avvenire”, futuro dietro le spalle della sinistra

Il libro di Paolo Franchi edito nel 2019, ha un titolo evocativo, “Il tramonto dell’avvenire”, ed un sottotitolo curioso, “Breve ma veridica storia della sinistra italiana”.

“Quella che si racconta qui è, in realtà, una storia lunga. Che comincia a prendere forma paradossalmente (ma non troppo) proprio quando, correva l’anno 1976, erano gli ultimi giorni di primavera. I partiti e i gruppi rappresentativi di quello che allora si chiamava il «movimento operaio» (i comunisti, i socialisti guidati non da Bettino Craxi ma ancora da Francesco De Martino e, nel loro piccolo, i demoproletari) ottennero il più straordinario risultato elettorale del dopoguerra. Un 44,5 per cento che, a volerlo sommare con i voti dei repubblicani di Ugo La Malfa e dei socialdemocratici – tutte forze che si dichiaravano, o erano considerate, di sinistra –, e magari pure con i radicali, diventava il 50 per cento e passa” (pagina 9 e 10).

Ma questo libro è anche la narrazione delle molte divisioni che dal 1976 ad oggi hanno ostacolato i tentativi di unire le forze della sinistra italiana.

Dentro ci troverete il racconto di fatti politici e storici molto importanti. Dal tentato “compromesso storico” al Pci di Enrico Berlinguer. Dal rapimento Moro alla caduta del Muro di Berlino. Da Tangentopoli alla discesa in politica di Berlusconi.

E poi c’è il Pci che si trasforma in Pds. Ci sono Ingrao, Cossutta, Togliatti. Ascesa e caduta di Bettino Craxi e del Partito socialista. Cossiga il Presidente “picconatore”. Pertini quello più amato, “la questione morale”, l’Ulivo, il centrosinistra. Ed il centro-sinistra, la Democrazia cristiana, Prima e Seconda Repubblica, il Partito democratico e molto altro ancora.

Però, al di là dei tanti temi trattati, c’è una questione politica di fondo che tiene uniti tra di loro gli argomenti del saggio. Ovvero l’eterna disputa, a sinistra, tra socialismo e comunismo.

Problema di non poco conto quest’ultimo. E non è un’esagerazione affermare che sul crinale di questa discussione sono rimaste in equilibrio generazioni di politici.

Non è un caso, infatti, che Franchi, ad esempio, si chieda a pagina 48 – senza dare risposta – “quale altra piega avrebbe preso la storia italiana, se il Pci avesse messo all’ordine del giorno il cambiamento del suo nome non all’indomani della caduta del Muro di Berlino. Ma tredici anni prima, dopo le elezioni del 1976. Quando Honecker era saldo alla guida della Repubblica democratica tedesca. E a Mosca regnava tranquillo Leonida Brežnev”.

“Il tramonto dell’avvenire” non c’è dubbio essere un libro per appassionati della materia. Ma la scrittura giornalistica di Franchi lo rende appetitoso anche a chi non si ciba di politica. Sicuramente sarà apprezzato da quella generazione over 70 che a vari livelli ha conosciuto l’impegno politico, fuori e dentro ai partiti.

Tuttavia, Franchi non cade mai nelle suggestioni dei «vecchi tempi passati». Semmai ci sono degli spunti autobiografici – in corsivo ad inizio di alcuni capitoli – ma che non debordano nella retorica, sempre funzionali al tema trattato.

Eccone un esempio che serve anche per entrare nell’atmosfera del libro di Paolo Franchi:

“Sede di «Rinascita», 16 marzo 1978, mattina. Come ogni giovedì, alle nove eravamo tutti al giornale per la riunione di redazione. La puntualità, più che un obbligo, era un costume. Ma il tempo passava, e il direttore, Adalberto Minucci, non arrivava. Ed era impossibile raggiungerlo. I telefonini non esistevano ancora.

“Chiacchierammo, sfogliammo la posta e i quotidiani. Bevemmo i caffè e mangiammo i cornetti e maritozzi con la panna. Che, come sempre, ci erano stati recapitati dal bar Campidoglio. Alle 9:25 il Gr 2, in edizione straordinaria, lanciò per primo la notizia. Non ne sapevamo niente. A nessuno era passato per la mente di accendere la tv o la radio. Perché mai avremmo dovuto farlo?

“Restammo di sasso. Anche quelli tra noi che le Brigate rosse le avevano studiate più in profondità non si sarebbero mai aspettati un attacco così diretto e feroce non tanto al cuore dello Stato. Quanto piuttosto al cervello della Prima Repubblica. Ma questo benedetto direttore voleva arrivare, o no? Mancavano pochi minuti alle dieci quando Minucci, trafelato, finalmente si affacciò alla porta: «La sapete l’ultima? Hanno rapito Moro»” (pagina 52).

Dunque, storia della sinistra italiana, qualche pagina autobiografia, tanto giornalismo, che è la lente con la quale i fatti sono stati osservati.

Perché Paolo Franchi, ricordiamolo, ha scritto per il mensile “Rinascita” – fondato da Palmiro Togliatti – “Paese Sera”, “Panorama”, ed il “Corriere della Sera” per cui è stato capo della redazione di Roma ed editorialista politico. Ha diretto “Il Riformista” dal 2006 al 2009. E è stato condirettore del mensile “Le ragioni del Socialismo”.

Rimarrà però deluso il lettore che cerca solo sapiente narrazione giornalistica. In questo saggio c’è qualcosa in più. Forse passione, appartenenza, ed anche un briciolo di ritrosia per quel che la sinistra italiana non è riuscita a diventare.

Lo scrive con chiarezza Paolo Franchi, nell’ultimo capitolo “Un radioso avvenire dietro le spalle”: “La sinistra aveva perso la partita già negli anni novanta del secolo scorso (parlo, per l’Italia, della sinistra di provenienza comunista, socialista, e anche cattolica; per l’Europa, delle socialdemocrazie). Quando nella sua grande maggioranza aveva interiorizzato e fatta propria l’idea che, caduti l’Unione Sovietica e il cosiddetto «socialismo reale», fossero caduti anche in Occidente i motivi di fondo del conflitto sociale, se non di quello politico” (pagina 365).

“Certo che «socialismo» è una parola antica, deturpata da un’infinità di nequizie commesse in suo nome, declinabile in tanti modi. Anche assai contraddittori tra loro. E che domani che cantano non ce ne sono. Ma, avrebbe detto il giovane György Lukàcs, una sinistra che considera il socialismo alla stregua di un cane morto e vive solo in un eterno, gramo presente, il suo avvenire lo ha dietro le spalle” (pagina 368).

“Il tramonto dell’avvenire. Breve ma veridica storia della sinistra italiana”, di Paolo Franchi, Marsilio Editori, pp.416, formato digitale € 9,99, formato cartaceo € 19,00.