Diritto all’oblio, Google pensa a limitarlo alla sola Europa

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2015 22:17 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2015 22:18
Diritto all'oblio, Google pensa a limitarlo alla sola Europa

Diritto all’oblio, Google pensa a limitarlo alla sola Europa

ROMA – Si va verso due Google diverse per Usa ed Ue, almeno sul diritto all’oblio. E’ quanto emerge dal rapporto conclusivo dei ‘saggi’ incaricati dal motore di ricerca di esaminare gli effetti della sentenza della Corte di Giustizia Ue che il 13 maggio 2014 ha sancito il diritto dei cittadini europei di chiedere l’eliminazione dei contenuti che li riguardano ritenuti “inadeguati o irrilevanti”.

Al momento sono stati rimossi oltre 200mila link. Per il comitato il diritto all’oblio va limitato all’Unione Europea, una indicazione in contrasto con le linee guida dei Garanti Privacy europei che chiedono una efficacia extra-Ue. E che segnano una spaccatura anche all’interno dello stesso comitato, con il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, che ne fa parte, che esprime il suo forte dissenso per l’intera sentenza lussemburghese.

“E’ stato utile ascoltare tanti punti di vista e il rapporto degli esperti, stiamo anche attentamente considerando le indicazioni fornite dai Garanti europei”: è questa la posizione diplomatica del colosso californiano, espressa attraverso il capo dell’ufficio legale David Drummond. Il documento degli esperti reclutati da Google arriva dopo una serie di consultazioni in tutta Europa, Italia compresa, in cui sono state ascoltate istituzioni, aziende, media, accademici, organizzazioni che si occupano di tutela dei dati per “approfondire le relazioni complesse che intercorrono tra il diritto di sapere e il diritto alla privacy”.

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Nel comitato, oltre a Jimmy Wales, ci sono Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione ad Oxford, Sylvie Kauffmann, direttore editoriale di Le Monde, Frank La Rue, inviato speciale dell’Onu per la promozione e la tutela del diritto alla libertà di opinione, che non ha partecipato alla stesura del documento. Uno dei punti più controversi del rapporto riguarda, appunto, la competenza territoriale della rimozione di link: secondo il comitato, deve interessare le estensioni europee del motore di ricerca (google.it o google.fr, ad esempio), ma non quelle extra Ue (cioè google.com).

Di fatto, dunque, Google offrirà indicizzazioni complete negli Usa e ‘censurate’ in Europa. E su questo punto si registra, dopo quella di Wales e di La Rue, un’altra voce fuori dal coro nel comitato dei ‘saggi’: “A mio parere le richieste di rimozione devono riguardare tutti i domini”, fa notare Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ex ministro di giustizia tedesco. Altro aspetto oggetto di molte discussioni tra gli esperti, è la figura dell’editore, che nella sentenza della Corte non è contemplata. I saggi raccomandano che il ‘content-publisher’ (l’editore, il blogger o il webmaster) possa essere considerato come una delle parti in gioco e quindi informato delle de-indicizzazioni che lo riguardano.

“Se non altro – scrive il comitato nel rapporto conclusivo – questa sentenza e la discussione che ha generato hanno aumentato la consapevolezza di come proteggere questi diritti nell’era digitale. Speriamo queste raccomandazioni continuano a sollevare tale consapevolezza”. Radicale è invece la posizione di Jimmy Wales: “Il Parlamento Europeo dovrebbe immediatamente modificare la legge per fornire un adeguato controllo giudiziario e protezioni rafforzate per la libertà di espressione”. Restano insomma nodi aperti, che probabilmente toccherà alle istituzioni europee affrontare.