Di Maio, 2 marzo: 20 minuti di governo e taglieremo 20 mld di sprechi. Ad oggi non un euro

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 settembre 2018 9:55 | Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2018 9:55
Luigi Di Maio, 2 marzo: 20 minuti di governo e taglieremo 20 mld di sprechi. Ad oggi non un euro

Di Maio, 2 marzo: 20 minuti di governo e taglieremo 20 mld di sprechi. Ad oggi non un euro (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Di Maio, 2 marzo 2018, ante vigilia della data del voto che ha promosso al governo M5S e Lega. Di Maio assicura alla folla festante che, se gli elettori manderanno M5S al governo, basteranno 20 minuti in Consiglio dei ministri per recuperare, riportare a casa e alla gente onesta 20 miliardi di euro di sprechi a favore delle Caste. Letterale: 20 minuti di Consiglio dei ministri per 20 miliardi.

Gli elettori hanno mandato M5S al governo, di Consigli dei Ministri ce n’è stato più d’uno, di sprechi tagliati ad oggi neanche 20 euro. Anzi, proprio neanche un euro. In effetti tagliare miliardi di sprechi in pochi mesi di governo non è cosa facile, anzi è al limite dell’impossibile. Era non una promessa o un programma di governo cui non è stato tenuto fede. Sarebbe ingeneroso pensarla così nei confronti di M5S. Era solo e soltanto e tutta una sbruffonata di Di Maio. Sbruffonata, è la misura standard dell’argomentare di Di Maio (anche del pensare o solo del parlare? ).

La memoria della sbruffonata dei 20 miliardi in 20 minuti la dobbiamo a Sebastiano Messina che ricorda quel comizio su La Repubblica. E lo raffronta con la realtà dopo tre mesi e mezzo di governo. Ovviamente nessuno taglio di sprechi. Altrimenti sai che grida e proteste di cittadini-elettori, elettori di tutti i partiti, M5s e Lega compresi.

Messina ricorda altre due sbruffonate sempre in quel 2 di marzo pre elettorale: il dimezzamento dello stipendio dei parlamentari (che ovviamente è rimasto quello che era) e l’immediata abolizione dei vitalizi degli ex parlamentari. Cosa giusta quest’ultima ma realizzata solo per via di proclama targato Fico, proclama che ricalcola i vitalizi, li riduce nel ricalcolo ma non è al momento operativo a fine mese. Perché ci vuole tempo e pazienza e abilità e competenza anche per le cose giuste e opportune. Solo le sbruffonate si fanno in 20 minuti, anche meno.

Il 2 di marzo Di Maio non era ministro e sbruffonava anche sul non ci alleeremo mai con nessuno. Ora è ministro e sbruffona ancor più in grande. Ha annunciato un paio di volte almeno: domani tagliamo, non paghiamo più i 20 miliardi che diamo all’Europa (deve essere una fissa questa dei 20 miliardi 20). Ovviamente sono passati tanti domani e ovviamente l’Italia paga i suoi contributi alla Ue regolarmente. Anche perché altrimenti ci rimetterebbe un sacco di soldi.

Sempre Di Maio ha annunciato rapida e tosta la nazionalizzazione delle autostrade italiane. Ovviamente nazionalizzare è cosa lunga, complicata e costosa. Ci vogliono leggi, indennizzi, competenze, nuove aziende. Nazionalizzare non è sbruffonare tipo il pallone è mio e ci si gioca come dico io. Ma Di Maio annuncia nazionalizzazione già fatta. Infatti a un mese dal crollo Ponte Morandi Consiglio dei Ministri non riesce neanche a indicare il nome del Commissario Straordinario e ancora non sanno i Di Maio vari e Toninelli assortiti dirci quando apre il cantiere della costruzione del nuovo ponte.

Però nel frattempo Di Maio ha assicurato/annunciato che, tempo pochi mesi, la Ue liberale e social democratica sarà un grigio ricordo e che il popolo finalmente siederà a Bruxelles trovando lì le infinite casseforti colme di denaro in cui le Caste anti popolari nascondono i soldi che negano appunto al popolo. Mario Draghi ha fatto iol conto di quanto già sono costate agli italiani sbruffonate del genere. Costati soldi veri. Veri, al confronto di quelli immaginari alla Di Maio.

Ma con tutta evidenza ci deve essere qualcosa che non sappiamo. Il Capitano, al secolo Matteo Salvini, è convinto e sicuro che dall’imminente condono fiscale arriveranno per la pensione a 62 anni e magari per un po’ di Irpef in meno…indovinate quanti miliardi? Venti! Come venti erano quelli che venivano dai tagli agli sprechi che Di Maio faceva in 20 minuti. Ogni calcolo sul gettito reale di un condono dice: dai 3 ai 5 miliardi, altro che 20.

Ora succede che Salvini e Di Maio dicono che pensione a 62 anni (circa 10 mld di costo annui) più 10 miliardi per reddito cittadinanza, più cinque almeno di soffio di flat tax, più i soliti 20/25 per non aumentare Iva e per spese sopravvenute e inderogabili e fanno circa 50 miliardi. E dicono che tutto si fa, ci mancherebbe. E dicono che tutto si fa senza sforare, sfondare, senza cambiali che sarebbe difficile pagare e comunque senza mettere in sospetto e forse in fuga i risparmiatori e gli investitori. Dicono insomma che tutto si fa e che ci sono le coperture per far tutto. Un sospetto o forse un’intuizione: non sarà che Di Maio e Salvini calcolano come coperture i loro 20 più 20 miliardi immaginari?