Di Maio: 10 mld per Tav uno spreco. Ma sono 3, 5. Gli altri li mettono Ue e Francia

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 7 agosto 2018 10:06 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2018 10:06
Luigi Di Maio: 10 mld per Tav uno spreco. Ma sono 3, 5. Gli altri li mettono Ue e Francia

Di Maio: 10 mld per Tav uno spreco. Ma sono 3, 5. Gli altri li mettono Ue e Francia (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Di Maio: 10 miliardi per la Tav sono un o spreco. Segue e accompagna il conteggio del vice presidente del Consiglio considerazione sul ben altro ci serve. Eccola in sintesi: perché spendere per andare in treno da Lione a Torino mentre facciamo fatica per andare da casa a scuola o ufficio? Quindi i soldi, sostiene Di Maio, spendiamoli per piccole cose utili e non per grandi cose inutili [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play].

Si rilevano nelle ultime e più fresche parole e concetti del capo politico del M5S una costante, una sentenza e una bugia. Partiamo dalla bugia: i 10 miliardi. La Tav, se si facesse, costerebbe all’Italia 3,5 miliardi. Gli altri li metterebbero Unione Europea e Francia. Non è possibile che Di Maio non lo sappia, sono accordi internazionali scritti e sottoscritti, firmati e stampati. Non è una svista di Di Maio, una cosa scappata di bocca parlando. No, è proprio una bugia, voluta. Una bugia vestita e calzata. E ripetuta ad ogni microfono tv o radio. (Sub bugia a margine: la Tav non è un servizio navetta Lione-Torino, è parte di un asse ferroviario che doveva andare dal Portogallo al Danubio e, guarda un po’, pretendeva di passare anche dall’Italia).

La costante, ideologica, a suo modo culturale: M5S identifica la dimensione del buono, della buona cosa, della cosa trattabile, della cosa utile nel piccolo della cosa. E’ una costante di pensiero, ora è costante di governo. I superficiali dicono sia la filosofia delle nozze coi fichi secchi. I più colti parlano di pauperismo. Sembra essere qualcosa di ancora altro: il ritrarsi di quella che una volta si sarebbe chiamata piccola borghesia da ciò che non comprende perché, appunto, non a sua dimensione. In sé l’argomento per cui riparare una buca è bene e fare un’autostrada è male è argomento ridicolo. La corruzione può stare, e sta, perfino più spesso nell’appalto per la buca che in quello dell’autostrada.  Quindi il terrore e orrore M5S per le cosiddette grandi opere non è fondamentalmente di natura etico-economica. Incarna e interpreta invece una sorta, diciamo così, di crisi di panico di popolo ad uscir di casa e andare oltre le strade di quartiere. Si chiama anche anti industrialismo, si traveste da anti capitalismo.

La sentenza: la Tav non si fa. M5S tutto si è spinto troppo in là nel No alla Tav per consentire si faccia. Forse arriverà un No netto dal governo. O forse no, per salvare in qualche modo la faccia a Salvini la Tav sarà messa ufficialmente su binario morto.

Bugia, costante, sentenza. Ma la giornata di Di Maio non era finita, non era completa. Al lavoro per annullare la vendita di Ilva ad Arcelor Mittal. Due robusti passi in questa direzione: l’insistere ufficiale sul possibile annullamento della gara di vendita e la pubblica bocciatura del piano industriale dell’ormai presunto compratore di Ilva.

Tav non si fa, Ilva non di dà. Di Maio Eccolo qua. Costo dell’accoppiata Tav non si fa, Ilva non si dà: 4,5 miliardi circa. Paga popolo sovrano ed elettore.