Elezioni dopo Referendum, se arriva Beppe Grillo, per il No sarà vittoria di Pirro

di Silvia Cirocchi
Pubblicato il 6 dicembre 2016 6:22 | Ultimo aggiornamento: 6 dicembre 2016 9:55
Elezioni dopo Referendum, se arriva Beppe Grillo, per il No sarà vittoria di Pirro

Elezioni dopo Referendum, se arriva Beppe Grillo, per il No sarà vittoria di Pirro. Silvio Berlusconi, uno dei sostenitori del No, nella foto Ansa

E se fosse una vittoria di Pirro?

Gli italiani hanno votato, hanno deciso che questo Referendum non riguardava la Riforma della Costituzione, ma il Governo. Un voto sull’operato di Matteo Renzi, ed è stato proprio il premier dimissionario a trasformarlo in un voto politico.

Quindi le opposizioni urlano vittoria, chi non è mai stato eletto dal popolo italiano non è (quasi) più alla presidenza del Consiglio perché ha annunciato le sue dimissioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
E adesso? Finiti i festeggiamenti come si intende procedere, qual è il programma delle opposizioni? Andare al voto con questa legge elettorale? Sappiamo che non è ammissibile e la prima carica dello Stato lo ha già lasciato intendere.

“Il Pd ha la maggioranza in Parlamento ed ha il dovere di fare un altro governo ma senza Renzi”. Letta così sembra la dichiarazione del capogruppo alla Camera del Partito Democratico, invece è la dichiarazione a caldo di Renato Brunetta.
“Non siamo disposti a sostenere nessun governo che tiri a campare, ma siamo disposti a votare con qualunque legge elettorale la Consulta ci permetterà di fare”.

Dal vangelo secondo Matteo (Salvini) “La Costituzione non l’abbiamo modificata ora possiamo tornare ad ignorarla”.

Il M5S dal canto suo auspica di andare al voto prima possibile con l’ Italicum e annuncia di preparare la futura squadra di governo lanciando la candidatura di Luigi Di Maio.

Gli italiani stanno a guardare, il premier abusivo è stato scacciato, ma gli scenari che si prospettano davanti a loro sono tutt’altro che rosei.
L’ennesimo governo tecnico, un nuovo governo PD o un governo di larghe intese. Indovinate cosa hanno in comune questi tre scenari? Un premier non eletto dal popolo, quello cioè che si imputava a Renzi ed è stata la principale causa della disfatta referendaria.

Elezioni? Con questa legge elettorale sarebbe un suicidio, ma noi in questo siamo bravissimi, perché non si possono chiedere elezioni se l’attuale sistema di voto di fatte renderebbe ingovernabile il Paese perché mancherebbero i numeri nei due rami del Parlamento. E chi sostiene il contrario sono gli stessi leader che degli strilli e del populismo antigovernativo hanno fatto il loro punto di forza.

Legge elettorale poi voto. Mattarella deve fare in modo che tutto ciò avvenga in tempi rapidissimi sperando di cavalcare questo improvviso ritorno di fiamma tra gli italiani e le urne. Sperando che alle urne si ricordino che l’antipolitica non sa governare, il teatrino romano della compagnia di Virginia Raggi ne è la prova.

Quindi si, il NO ha vinto. L’Italia ancora non si sa.