Evasione fiscale: vi spiego come l’Europa non la combatte

di Sergio Cofferati
Pubblicato il 15 Ottobre 2015 6:20 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2020 9:14
Evasione fiscale: vi spiego come l'Europa non la combatte

Evasione fiscale: vi spiego come l’Europa non la combatte

BRUXELLES – L’Europa sta prendendo una direzione sbagliata in materia di lotta all’evasione fiscale. Sergio Cofferati, nell’aggiornamento periodico sulla sua attività da europarlamentare del gruppo Socialisti & Democratici, spiega le misure controproducenti che la Commissione Europea e il Consiglio Europeo stanno adottando per combattere la tendenza, soprattutto delle grandi aziende multinazionali, di aggirare i sistemi fiscali dei singoli Stati, danneggiando le piccole aziende e la fiscalità generale:

“Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati da diverse novità sul tema della tassazione per le imprese, con la pubblicazione delle raccomandazioni dell’OCSE nel contesto del progetto BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) e con l’accordo dei ministri delle finanze europei sulla Direttiva che riguarda gli scambi di informazione sui tax rulings, accordi fiscali anticipati tra imprese e Stati.

Un anno dopo lo scandalo di LuxLeaks, dobbiamo constatare che le misure proposte dall’OCSE e la soluzione approvata dall’ECOFIN sono assolutamente insufficienti a affrontare il tema della evasione ed elusione fiscale da parte delle multinazionali.

Le proposte dell’OCSE anzitutto prevedono un nuovo e singolare concetto di trasparenza: la rendicontazione paese-per-paese sarebbe infatti fornita solo alle autorità fiscali e non resa pubblica, come domanda da tempo il Parlamento Europeo. Inoltre tale requisito si applicherebbe ad un numero ridottissimo di imprese.

L’accordo tra i ministri sullo scambio di informazioni per quanto riguarda i tax rulings appare ugualmente debole e insufficiente. Non solo non verranno scambiate informazioni che riguardano tax rulings conclusi più di 5 anni prima dell’entrata in vigore della Direttiva, ma il ruolo della Commissione Europea sembra essere stato ridotto a quello di passacarte: potrà monitorare solamente che lo scambio stia avvenendo regolarmente, senza poter verificare le informazioni scambiate.

Insomma, passi avanti del tutto insufficienti con contenuti distorsivi di fronte alla gravità della situazione, con multinazionali che, attraverso strategie fiscali aggressive, evitano di pagare miliardi di tasse, a danno delle piccole medie imprese, che si trovano ad affrontare una competizione sleale, e dei cittadini europei.

Il Parlamento Europeo ha proposto nella Direttiva sui diritti degli azionisti l’obbligo per tutte le grandi imprese multinazionali di rendere pubblici i dati sulle tasse che pagano in ciascun stato (anche extra UE) nel quale operano e su alcune loro attività, nonché sugli elementi essenziali dei tax rulings che hanno ricevuto. Le informazioni sarebbero quindi disponibili alle autorità fiscali ed al pubblico, rappresentando un efficace strumento per la lotta contro evasione ed elusione fiscale. Tali proposte del Parlamento sono attualmente in discussione con Commissione e Consiglio, che si stanno opponendo alla loro approvazione”.