Canale 20, Giacomo Lasorella contesta Vincenzo Vita che replica: c’è una direttiva europea da recepire

di Vincenzo Vita
Pubblicato il 2 Giugno 2021 11:36 | Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2021 12:03
Canale 20, Giacomo Lasorella contesta Vincenzo Vita che replica: c'è una direttiva europea da recepire

Canale 20, Giacomo Lasorella contesta Vincenzo Vita che replica: c’è una direttiva europea da recepire

Canale 20-Mediaset. L’Agcom risponde alle critiche sulla delibera che ha attribuito un canale
digitale a Mediaset. Giacomo Lasorella, presidente della Agcom, l’organi di garanzia delle comunicazioni in Italia, replica a un articolo di Vincenzo Vita. “Il titolo richiama il libro più celebre di Marcuse: Un’Autorità a una sola dimensione. Il testo contiene, al di là delle critiche che ciascuno può fare legittimamente all’Agcom, una serie di inesattezze e imprecisioni che rappresentano in modo errato i fatti.
“Conosco e stimo da anni Vincenzo Vita come politico accorto e preparato, perciò i contenuti e lo stile
dell’articolo meritano una risposta.

Il fatto che tale delibera sia indicata come il frutto dell’iniziativa di una commissaria pregiudizialmente caratterizzata da un conflitto d’interessi, impone una ulteriore precisazione.

“Sin dal 2010 la posizione numero 20 sul telecomando viene attribuita a un canale nazionale.
Inizialmente quella posizione fu data a Rete Capri.

Nel 2017 Mediaset acquistò il ramo di azienda e il
relativo canale. Dal 2018 il canale 20 ha anche il marchio di Mediaset.

“Quanto alla definizione “generalista” e “semigeneralista” occorre precisare. Il nostro
ordinamento non prevede alcuna differenza tra le due categorie. Né per gli obblighi di
programmazione e neppure per il fornitore di servizi media.

“È il mercato, in base agli ascolti e alla programmazione, a dare un valore ai canali. Quindi la delibera
attaccata da Vita registra semplicemente una situazione – legittima – esistente dal 2017. È stato
necessario adottarla per regolare la numerazione dei canali per l’avvento della nuova tecnologia sul
digitale terrestre. Lasciando immutate le situazioni in vigore per le maggiori emittenti. Gli effetti
della delibera partiranno dal giugno 2022.

“Quanto affermato non solo è confermato dalle norme ma anche dalla consultazione pubblica a cui la delibera di cui si parla nell’articolo è stata sottoposta prima dell’approvazione. Per 30 giorni il testo è stato pubblicato e messo a disposizione di tutti gli operatori. Nessuno ha
eccepito.

“Il Consiglio dell’Autorità ha approvato all’unanimità la delibera, dopo una istruttoria tecnica
puntuale e approfondita. L’Agcom è una autorità di garanzia che trae la sua legittimità dal
Parlamento. In questi mesi ci siamo sforzati di lavorare con disciplina e onore, pur senza che
ciascuno rinunciasse alla propria storia, ma consci di svolgere un servizio al Paese.

“È grave perciò che si metta all’indice la commissaria Laura Aria per essere stata relatrice di una
delibera approvata all’unanimità. Nel pieno rispetto delle norme e senza alcuna contestazione degli
operatori. Una donna che, prima di essere stata eletta dal Parlamento con il maggior numero di voti
tra i commissari, è stata dirigente generale al ministero dello Sviluppo economico.

“Marcuse, evocato nel titolo dall’on. Vita, invitava a combattere il conformismo. A distanza di tanti
anni e con un mondo tanto cambiato, basterebbe rispettare l’obiettività dei fatti. In questo caso è
facile”.

Su Canale 20 la replica di Vincenzo Vita

Il presidente Lasorella è persona gentile. Omette, però, di rispondere sulla multa comminata alla Rai
per un microscopico sforamento pubblicitario di notte. Sempre attuale la parabola della pagliuzza e
della trave.

Quanto a Canale20-Mediaset (niente contro Laura Aria, ma è la relatrice della delibera), è bene
ricordare che oltre un decennio fa l’Italia rischiò l’infrazione europea. Perché nel passaggio alla
televisione digitale non si rispettava l’equilibrio tra le reti nazionali ex analogiche.
Perché ora l’Agcom si limita a registrare una scelta tecnica del ministero dello Sviluppo. E non
esercita il suo ruolo di garante del pluralismo, valutando il peso specifico dei canali in base alla loro
fisionomia? Tra l’altro, si potrebbe rimediare nel recepimento in corso della Direttiva sui servizi
media audiovisivi.