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Dopo la Consulta. Governo pende, pende…Berlusconi lo tira giù?

di Warsamè Dini Casali
Pubblicato il 20 Giugno 2013 17:49 | Ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2013 20:00
Dopo la Consulta. Governo pende, pende...Berlusconi lo tira giù?

Dopo la Consulta. Governo pende, pende…Berlusconi lo tira giù?

ROMA – Dopo la Consulta. Governo pende, pende…Berlusconi lo tira giù? Alle 5 della sera del 20 giugno, vigilia di solstizio d’estate, 40 gradi di temperatura percepita e 50 giorni dopo il varo dell’esecutivo di larghe intese, la torre del Governo oscilla e pende, pende e oscilla. I poveri cronisti politici asserragliati all’ombra del Palazzo,  naso all’insù e tablet in mano, improvvisatosi ingegneri auscultano ogni cedimento in attesa della crepa fatale. Il maglio perforante della Consulta ha fatto i suoi danni la sera prima: Berlusconi non era affatto impedito, al processo ci poteva andare, ora nulla osta a una sua condanna definitiva in autunno in Cassazione.

“Silvio pronto a far cadere Letta” grida Huffington Post Italia, dalle parti di Repubblica. Dichiarazioni ufficiali non sono pervenute, ma il sito diretto da Lucia Annunziata dà conto di un infuocato vertice notturno a Palazzo Grazioli dove il Cavaliere avrebbe deciso di rompere la tregua e di far salare il banco, anche per colpa del “bolscevico” al Quirinale, reo di omissione di soccorso e mancata moral suasion sulle innumerevoli Corti che devono giudicare Berlusconi.

Insomma, un’aria da ultimi minuti di Pompei che, per inciso, il pisano Letta, che se ne intende, fa mostra di non temere ripercussi, arrivando a dire alla stampa straniera che francamente della sentenza Mediaset non è che gli importi molto preferendo, lui, restare “palloso” al cospetto dei fuochi artificiali giudiziari che seducono così tanto le platee. Scettico e tranquillo appariva stamattina Stefano Folli che non scorge rovine governative a breve: “Berlusconi mantiene i nervi saldi e guarda alla Cassazione”, privilegiando la circostanza, è una notizia in fondo, della sobria e silenziosa reazione alla sentenza.

“Una trappola del Quirinale”, anche Ugo Magri su La Stampa offre quote basse per il crollo imminente. Le sue fonti nel Pdl giurano che sulla vicenda falchi e colombe filano d’amore e d’accordo. Il Corriere della Sera, a parte qualche istantanea di un Berlusconi livido al vertice notturno, non si sbilancia, forse assecondando idealmente l’oscillare della torre. Insieme al Messaggero punta alla minaccia della Biancofiore, sottosegretario al governo ma pasionaria berlusconiana, che annuncia ricorsi alla Corte dei Diritti europea e apre il fuoco sul nemico: “I magistrati hanno fondato un partito politico ideale oltre ogni morale”. In conclusione, forse ha ragione Alessandro Robecchi su Il Fatto Quotidiano: “La durata del governo Letta è scritta nei fondi del caffè”.