Daniele Franco e Roberto Garofoli, chi sono i tecnici del Tesoro che Di Maio vuole “purgare”

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 luglio 2018 13:23 | Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2018 17:03
Daniele Franco e Roberto Garofoli, chi sono i tecnici del Tesoro che Di Maio vuole "purgare"

Daniele Franco e Roberto Garofoli, chi sono i tecnici del Tesoro che Di Maio vuole “purgare”

ROMA – L’idea che il suo decreto dignità, sventolato come Waterloo del precariato, possa cancellare 8mila posti di lavoro all’anno, non è andata per niente giù a Luigi Di Maio che subito ha gridato al complotto. A suo dire sarebbero stati i poteri forti a manomettere la relazione che accompagna il decreto e tra i vertici 5 Stelle si è subito appalesata l’ipotesi di “purgare” il ministero del Tesoro per “togliere dai posti chiave chi mira a ledere l’operato di governo”. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]

Ma di chi è la “manina” occulta che nottetempo avrebbe inserito la scellerata previsione nel testo inviato al Quirinale? Cercando di non coinvolgere Giovanni Tria, il vicepremier ha sversato la polemica contro il precedente inquilino del ministero, Pier Carlo Padoan. Il sospetto dei grillini è che ci siano responsabilità di uomini vicini alla sua squadra.

Roberto Petrini sul quotidiano la Repubblica svela lo schema di spoil system individuato dai 5 Stelle. Due sarebbero i nomi in bilico: quello di Daniele Franco, ragioniere generale dello Stato, e di Roberto Garofoli, già capo di gabinetto dell’ex ministro Padoan.

Franco, ci spiega Repubblica, è un tecnico inflessibile di provenienza Bankitalia: è in attesa di rinnovo dal nuovo governo entro novanta giorni dal giuramento, cioè entro fine agosto.

Il posto più ghiotto però è quello di Roberto Garofoli, ex magistrato e già segretario generale di Palazzo Chigi con Letta. Garofoli era ed è in via di conferma, perché il suo decreto è già stato predisposto da Giovanni Tria, il capo di gabinetto del Tesoro. Sotto Padoan gli dava man forte nei momenti di contrasto con Renzi e gode di ottimi rapporti con il Quirinale.

C’è infine una terza casella, per ora vacante alla quale M5s punta con interesse: la direzione generale del Tesoro, posto che fu di Draghi, Grilli e Siniscalco. Il posto è libero dopo l’abbandono di Vincenzo La Via.

I papabili sostituti graditi al governo gialloverde erano tre: Antonio Guglielmi di Mediobanca, oppure il tecnico Consob Marcello Minenna, dopo l’esperienza lampo nella giunta Raggi, o l’ex procuratore di Trani Michele Ruggiero, quello del maxi processo alle agenzie di rating. Ma Giovanni Tria li ha cassati tutti e tre ed è orientato a promuovere il vice di La Via, Alessandro Rivera, attualmente alla guida della direzione banche e finanza.

Resta comunque chiaro l’obiettivo politico dei 5 Stelle: lo schema di attacco mira dritto alla stanza dei bottoni della politica economica. Con un programma di governo da 100 miliardi da onorare, non si sa mai.