Lega-M5s, su pace fiscale c’è accordo. Pensioni d’oro, tagli sopra 4500 euro. Quota 100 a partire da febbraio

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2018 21:22 | Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2018 9:53
Luigi Di Maio Matteo Salvini

Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Ansa)

ROMA – Si è concluso il vertice tra Lega e M5S sulla legge di Bilancio e il dl fiscale. Dopo le tensioni tra i due alleati di governo, ognuno dei due incassa qualcosa in vista delle Europee che si terranno il prossimo maggio: la Lega ottiene la riforma della legge Fornero con la “quota 100” che partirà a febbraio e strappa anche la pace fiscale osteggiata dai 5 stelle.

Il M5S porta invece a casa il reddito di cittadinanza anche se solo a partire da aprile del prossimo anno e le pensioni d’oro, la cui sforbiciata partirà dagli assegni sopra i 4500 euro netti al mese. 

Per finanziare il reddito di cittadinanza, i 5 Stelle puntavano a introdurre nel decreto fiscale anche i tagli alle pensioni d’oro. Una mossa stoppata dai leghisti che hanno dato un sostanziale via libera alla misura in manovra ma con dei paletti. Salvini e i suoi, infatti, non intendono colpire gli assegni sotto i 4.500 euro, obiettivo degli alleati di governo che avrebbero voluto mettere mano anche alle pensioni sui 3.000-3.500 euro. Non a caso, fonti M5s, hanno fatto sapere che è previsto un miliardo dalle pensioni d’oro in tre anni a copertura nella legge di Bilancio, il che vuol dire un taglio agli assegni sopra i 4.500 euro netti al mese. 

L’approvazione dei provvedimenti economici, nel consiglio dei ministri è stato un percorso a ostacoli. Il ministro del Lavoro e capo politico dei 5 Stelle è rimasto al lavoro nella sede del governo senza aver preso parte, nella mattina di lunedì 15 ottobre, alla riunione di vertice. Presenti al tavolo il ministro dei Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro, e la viceministra al Mef, Laura Castelli.

Secondo quanto scrive Repubblica, tra Salvini e Di Maio sarebbe sceso il gelo con i due vicepremier che in una giornata così importante non si sarebbero mai sentiti, per poi vedersi solo nel proseguo pomeridiano del vertice, insieme al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dell’Economia Giovanni Tria. 

Di Maio aveva detto che non avrebbe messo piede al vertice finché non sarebbe stata fatta chiarezza sul capitolo della pace fiscale, spiegano i suoi fedelissimi. Nello specifico, i 5 Stelle avevano chiesto un “tetto” come limite della possibilità, per ogni contribuente, di mettersi in regola, lasciando fuori dal provvedimento il “nero”. Oltre alla assicurazione che la pace fiscale sarebbe stata circoscritta a tutti quei cittadini che non hanno pagato le tasse dovute, ma in ogni caso hanno segnalato in modo fedele il proprio debito al fisco, ovvero hanno effettuato correttamente tutte le dichiarazioni.

Per cercare un accordo, nella giornata d domenica si era tenuta una lunga riunione fiume durata più di tre ore. La riunione si era però conclusa senza una soluzione condivisa proprio sul nodo della cosiddetta pace fiscale. Nella giornata di lunedì invece, a fine vertice è stato trovato l’accordo che prevede una pace fiscale che “partirà subito”, attraverso la presentazione di una dichiarazione integrativa con un’aliquota al 20% sul maggiore imponibile Irpef dichiarato nei cinque anni precedenti. Il tetto sarà fissato a 100mila euro e il massimo dichiarabile sarà un terzo sull’imponibile dell’anno precedente. 

“Sulla pace fiscale andremo fino in fondo”, aveva puntualizzato nella mattinata di lunedì Salvini parlando all’assemblea nazionale di Confimi Industria. “Sui furbetti nessuna transigenza, però ci sono milioni di italiani che convivono con le cartelle di Equitalia che li stanno portando alla disperazione e al suicidio. Uno Stato normale con questa gente ragiona, non continua a condannarla” aveva detto Salvini. 

Cosa è stato deciso nel vertice: gli altri provvedimenti.

Fonti della Lega spiegano orgogliosi che “dopo averlo dimostrato sull’immigrazione e la sicurezza, anche su temi economici continuiamo a mantenere le promesse con gradualità e coraggio. Fornero, flat tax, Equitalia: anche su questi temi siamo il cambiamento”. Tra le misure concordate nel vertice non c’è alcun aumento di tasse “tranne che su banche e assicurazioni”, rendono noto sempre fonti della Lega. E lo stesso partito dichiara lo sblocco di fondi per la sanità e “100 milioni per le politiche della famiglia”.

Il decreto “tagliascartoffie” scorpora dal dl fiscale norme su diversi temi, secondo quanto spiegato da fonti vicine invece al leader M5s Luigi Di Maio. Grazie a questo decreto che quindi non verrà presentato insieme al Dl fiscale, secondo M5s ci saranno oltre 100 adempimenti in meno per le imprese.

L’accordo tra i due partiti di maggioranza prevede anche norme per garantire una Rc auto “più equa” e una norma sui commissariamenti della sanità che reintroduce l’incompatibilità tra la figura del commissario per l’attuazione del Piano di rientro dal deficit sanitario e ogni altro incarico istituzionale. Questa norma è stata introdotta per non “avere più casi De Luca”, spiegano fonti M5s. Oltre al governatore della Campania però, la norma si applicherà anche a quello del Lazio Nicola Zingaretti, attuale commissario della sanità laziale.

Previsti inoltre lo stop ai pignoramenti della casa per chi ha crediti verso la P.a, una norma “contro i medici furbetti che aumentano liste di attesa per l’intramoenia” ed una norma che prevede l’arresto per gli evasori. 

Luigi Di Maio, uscendo dal vertice, ha parlato con i giornalisti a proposito della pace sociale dicendosi contento dell’accordo raggiunto: “Non è un condono tombale, abbiamo trovato un buon accordo con la Lega” (video Agenzia Vista di Alexander Jakhnagiev):