Pa: per i dirigenti 3 anni di prova. Poi assunto chi merita. Idea del governo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Maggio 2014 12:40 | Ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2014 12:40
Pa: per i dirigenti 3 anni di prova. Poi assunto chi merita. Idea del governo

Pa: per i dirigenti 3 anni di prova. Poi assunto chi merita. Idea del governo (foto Ansa)

ROMA – Dirigenti a tempo determinato, almeno per tre anni. Una prova e poi, per quelli che meritano, la qualifica definitiva a tempo indeterminato. Il governo continua a lavorare alla riforma della pubblica amministrazione. E di lavoro non mancano visto che nella casella mail aperta dal governo per consultazione di mail ne sono arrivate a decine di migliaia.

Tra le varie ipotesi di riforma c’è proprio questa: per i dirigenti un periodo di prova di 36 mesi e quindi una valutazione del lavoro svolto prima della conferma. A farla, sempre secondo la volontà del governo, un esperto indipendente.

Così sul Messaggero Andrea Bassi sintetizza l’ipotesi di riforma:

I nuovi dirigenti, insomma, sarebbero in prova per trentasei mesi, solo a valle di questo arco temporale verrebbero confermati oppure no. Non sarebbe comunque l’unico meccanismo di accesso. La seconda porta d’ingresso alla dirigenza sarebbe il corso-concorso, ma si entrerebbe come funzionari, salvo poi dopo qualche anno sostenere un esame per diventare dirigenti. Con Anci, Upi e Regioni, il governo ha intenzione anche di valutare la possibilità che anche gli enti locali possano reclutare i propri dirigenti attraverso i concorsi banditi per la dirigenza statale.

Ma non è l’unico aspetto complesso. C’è la questione licenziabilità che sempre secondo Bassi il governo vuole risolvere così:

Sullo sfondo, a prescindere dal meccanismo di ingresso, resta il tema della licenziabilità. Questa sarà collegata al ruolo unico. Chi rimarrà senza incarico per un certo periodo potrà essere messo alla porta. I dirigenti potranno anche essere revocati sulla base di «presupposti oggettivi» che saranno individuati ed elencati. E anche le ipotesi di responsabilità dirigenziale saranno semplificate.

 

Novità anche sulle retribuzioni. Sempre il Messaggero:

Non soltanto, come annunciato, saranno legate al merito con una valutazione che terrà conto «di indicatori relativi sia a obiettivi di interesse generale o dell’amministrazione», oltre che alla valutazione del dirigente. Ci sarà anche una «perequazione delle retribuzioni nell’ambito del ruolo unico». Oggi gli stipendi dei dirigenti variano da amministrazione ad amministrazione, con il paradosso che chi lavora in un Tar o, per esempio, alla Presidenza del Consiglio, può arrivare a guadagnare cifre molto più alte di chi è impiegato alle Entrate o in un altro ministero. Queste differenze saranno cancellate.