Statali, è l’ora di tornare in ufficio. Governo toglie obbligo 50% smart working

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 30 Aprile 2021 9:18 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2021 9:18
Statali, è l'ora di tornare in ufficio. Governo toglie obbligo 50% smart working

Statali, è l’ora di tornare in ufficio. Governo toglie obbligo 50% smart working FOTO ANSA

Statali, pubblici dipendenti: dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’ultimo Decreto detto Proroghe potranno essere richiamati al lavoro in presenza. Per tre milioni e passa di dipendenti pubblici è dunque l’ora di tornare in ufficio, o almeno di ricominciare a farlo. Si attende la reazione dei sindacati, che certamente non sarà festosa. Sono già all’opera i costruttori di ritardi, eccezioni, cavilli, giri al largo. Ma il governo ha detto basta, ha messo un stop al lavoro da casa che stava diventando la regola nel pubblico impiego.

Entro la fine dell’anno in ufficio quelli che servono

C’era, ai fini di contenere il contagio, l’obbligo per la Pubblica Amministrazione di tenere a casa almeno la metà dei dipendenti. Questo obbligo non c’è più. E quindi la Pubblica Amministrazione deve riportare negli uffici il personale che serve. Entro l’anno in corso. Serve a che? A mettere fine ad una interpretazione degenerativa del lavoro intelligente in lavoro irreperibile.

I telefoni che non rispondono mai

Smart working è lavoro intelligente, nella versione linguistica anglosassone si chiama più correttamente lavoro da casa. Molti dipendenti pubblici e statali è un anno che lavorano da casa e se la Pubblica Amministrazione resta non molto burocraticamente intelligente non è certo colpa loro. Ma non pochi comparti di servizi pubblici e statali si sono nel corso dell’anno trasformati in luoghi dove smart working significa di fatto telefoni che non rispondono mai e depositi di mail che arrivano con richieste e domande che si ammassano. In smart working la Pubblica Amministrazione ha accumulato ritardo nel fornire servizi e risposte e già non era veloce prima della pandemia, anzi.

Gli adagiati del no working

Per molti che hanno lavorato da casa, alcuni (non pochissimi) che hanno trasformato home o smart working in no working. Non è umore maligno verso il dipendente pubblico, è constatata realtà. Non sempre, talvolta, ma certo non di rado l’ufficio in smart working si è rivelato per l’utenza (cioè per i cittadini) un ufficio inaccessibile e vuoto. Non sostituito dai contatti con l’utenza via web o via telefono. Inoltre, in misura non definibile ma certo non invisibile, una quota di pubblici dipendenti si è adagiata nel lavoro a distanza fino quasi ridurre al minimo la prestazione lavorativa stessa.

Smart working anomalo? Ricreazione finita

Là dove lo smart working è stato schermo e alibi per rallentare servizi e posticipare scadenze, ora suona la campanella. La campanella della ricreazione finita. La fa suonare volutamente Renato Brunetta ministro competente per mandato e anche buon conoscitore della Pubblica Amministrazione. Da qui a fine anno, come riaprono ristoranti e bar, dovremmo noi cittadini ritrovare aperti gli uffici pubblici.