Toninelli mostra su Twitter le “pressioni” su Autostrade: FOTO della lettera Aiscat

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Settembre 2018 14:07 | Ultimo aggiornamento: 6 Settembre 2018 14:07
Toninelli mostra su Twitter le "pressioni" su Autostrade: FOTO della lettera Aiscat

Toninelli mostra su Twitter le “pressioni” su Autostrade: FOTO della lettera Aiscat

ROMA – Dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova, si prosegue con la polemica sulle concessioni. “Aiscat smentita dai fatti. Ecco prova delle “cortesi” pressioni per dissuadere il ministero dal pubblicare gli atti delle convenzioni. Sono parole che ovviamente hanno influenzato le strutture anche sotto la mia gestione. Ma carta canta e le bugie hanno le gambe corte”. Così il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli in un tweet che riproduce i passaggi delle due lettere risalenti, rispettivamente all’11 gennaio e al 7 marzo 2018, nelle quali l’Aiscat (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori) sostiene le propria contrarietà alla pubblicazione degli allegati delle concessioni.

La replica. Aiscat ha risposto lo scorso gennaio (quando al ministero c’era Graziano Delrio ndr) “a seguito di richiesta di parere ricevuta dalla direzione del ministero illustrando la propria posizione” in merito alla pubblicazioni degli atti delle concessioni autostradali. E’ quanto scrive l’associazione in una nota allegando le due lettere (del Mit e la propria) ribadendo quindi di non aver “mai esercitato pressioni né sul ministro né sul ministero”.

Nella lettera (datata 11 gennaio 2018 mentre la richiesta del Mit era del 15 dicembre 2017) Aiscat rispondeva che dovevano essere pubblicati “unicamente i contratti di concessione e non anche i relativi allegati nel rispetto della normativa in materia di riservatezza, segreto commerciale e industriale”. L’associazione richiamava esperienze di paesi europei “Francia, Grecia e Portogallo (diversamente da altri come Irlanda, Spagna, Polonia, Austria, Croazia e Slovenia). La pubblicazione degli allegati, affermava, “rischia di determinare danni all’attività imprenditoriale” mentre rimanevano “impregiudicate le autonome considerazioni di società” magari quotate in Borsa.