"Acquaroli rispondi!": sisma Marche 2016, la mano delle mafie. Ricostruzione e appalti pilotati, 8 arresti (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Come procede la ricostruzione nelle Marche, qual è il bilancio della difficile transizione in vista di recupero degli immobili danneggiati e reinsediamento dignitoso della popolazione colpita dal disastroso sisma del 2016?
Le infiltrazioni di ‘ndrangheta e camorra
La ricostruzione ha chiuso 9.024 cantieri, il 62% del totale, questi i dati regionali che forniscono il quadro degli interventi privati post sisma: il racconto tuttavia è perlomeno offuscato al momento dall’inchiesta della Dda di Ancona che accende un faro preoccupante su ipotesi di appalti pubblici pilotati e di infiltrazioni della criminalità organizzata.

Un quadro, questo, a tinte fosche: subappalti colonizzati da ‘ndrangheta e camorra, 8 arresti, 51 indagati e 57 milioni di euro di sequestri: tra gli arrestati, ci sono imprenditori e un ex capo di gabinetto della Regione Marche dimesso da un anno.
L’inchiesta non ha fermato i cantieri interessati dalle indagini ma pone interrogativi sul sistema di controlli e delle tutele dell’economia sana.
A dieci anni dalle scosse del 2016, il quadro delle abitazioni mostra 20.787 domande di contributo presentate, 15.095 accolte e 12,06 miliardi di euro richiesti. I contributi concessi ammontano a 8,99 miliardi, quelli liquidati a 6,14: erogato il 68% delle somme assegnate.
Il territorio del cratere comprende 85 Comuni, circa 340mila abitanti e quasi 4mila chilometri quadrati, pari al 43% della superficie regionale. La parte più consistente dei contributi concessi è nel Maceratese, con 6,026 miliardi di euro.
“Acquaroli rispondi!”, le dieci domande dell’opposizione
Tutte le forze d’opposizione in Regione hanno presentato dieci domande al presidente della Marche Francesco Acquaroli: a porle sono i gruppi consiliari di minoranza (Pd, M5s, Avs, Progetto Marche, Lista civica Matteo Ricci Presidente) che hanno indetto una conferenza stampa a Palazzo delle Marche con il titolo: “Acquaroli rispondi”.
Nel mirino, in particolare, la circostanza che tra gli arrestati c’è l’avvocato ex capo di gabinetto di Acquaroli, dimessosi nel dicembre 2025 spinto dal governatore cui erano arrivate “voci” circa una condotta non adeguata del suo stretto collaboratore: per l’accusa era il riferimento per una “cricca” che condizionava appalti pubblici.
Acquaroli ha parlato di “tradimento”, riferendo anche di “voci” sulle quali chiese controlli interni senza esito. Queste spiegazioni non bastano all’opposizione che, dopo aver chiesto le dimissioni di Acquaroli, vuole risposte sul tipo di segnalazioni ricevute dal presidente, sulla mancata attivazione della magistratura, sulla concentrazione di appalti in un’ azienda e sull’eventuale informazione del commissario Castelli.
