Il bluff del campo largo: da Venezia a Reggio Calabria, la sinistra scopre il peso della realtà (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Inutile girarci intorno, è proprio così: a Venezia il campo largo si è ristretto e anche a Reggio Calabria si è verificata una disfatta dopo undici anni di predominio della sinistra. Che vuol dire? Semplice: al referendum sulla giustizia, il governo aveva subìto una spallata, oggi i delusi sono i dem e i loro cespugli, i quali si sono forse resi conto che la vittoria era stata soltanto un bluff. Eccolo, il sostantivo che usano stamane due giornali agli antipodi, insomma che non la pensano alla stessa maniera: Il Manifesto e Il Secolo d’Italia. Allora è solo questa la sacrosanta verità di quel che è accaduto alla tornata amministrativa dell’ultimo weekend. Certo, ora chi ha perso andrà alla disperata ricerca di qualche giustificazione. “Le politiche sono un’altra cosa”, si sostiene.
Venezia, il laboratorio fallito della sinistra
Elly Schlein è ottimista: “Abbiamo dimostrato di essere competitivi”: una frase senza significato di cui ci si serve quando non si hanno più frecce al proprio arco. Dunque, quel che sognava la sinistra è rimasto appunto soltanto un sogno. Eppure su Venezia, il Pd aveva puntato tutto, tanto che la segretaria riteneva che “il voto in Laguna poteva essere un punto di partenza per l’intero Paese”. Ne erano talmente convinti che la campagna elettorale dei big del campo largo si era conclusa proprio lì, nella città del caso di Beatrice Venezi e di quello ancora più infuocato della Biennale. Invece, come scrive oggi un autorevole editorialista, i grandi dell’opposizione”si sono fatti accecare dalla bellezza della città unica al mondo”.
Il voto premia il territorio e boccia i calcoli politici
Non sono serviti i marchingegni che qualcuno a sinistra si era inventato. Come quello di aprire veri e propri corsi di apprendimento per gli islamisti in grado di votare. Soltanto una croce sul simbolo del partito o della coalizione, niente più. Al macero i sondaggi, Simone Venturini è stato eletto subito, non ha dovuto aspettare nemmeno il ballottaggio perché i veneziani hanno creduto ciecamente in quello che aveva fatto di buono come consigliere. Il referendum sulla giustizia, allora, non ha rappresentato nulla? Assolutamente no: in quella iniziativa del governo la gente non aveva creduto. Quando, invece, si è trattato di scegliere politicamente i propri “uomini o donne”, il voto popolare (non solo a Venezia) è stato pressochè unanime.
La destra esulta, ma il 2027 è ancora lontano
È comprensibile, quindi, che ora la destra ritiri fuori gli artigli. Giorgia Meloni è raggiante, oltre che ironica e ficcante come al suo solito: “Oggi il nostro crollo è rimandato”, sussurra a chi le chiede un giudizio sul voto. Ma guai ad illudersi che tutto oggi sia rose e fiori. Sarà un lungo anno di campagna elettorale quello che ci divide dalle politiche del 2027. La maggioranza respira, la spallata definitiva è rimasta un progetto, ma non per questo si deve essere ottimisti al cento per cento, perchè se ciò avvenisse si ripeterebbero gli errori compiuti alla vigilia del referendum.
Reggio Calabria, il colpo da KO per il centrosinistra
Che il risultato delle amministrative sia stato un colpo da KO lo dimostra anche quello che è successo in Calabria, precisamente a Reggio, la città che per lunghissimo tempo, è stata il capoluogo della regione. Anche qui, dopo 11 anni di predominio della sinistra, i calabresi hanno voltato pagina eleggendo al primo colpo Francesco Cannizzaro, un esponente di Forza Italia. Antonio Tajani è molto soddisfatto perchè il suo partito ha dato segni di non essere in declino. Anzi. Nonostante gli interventi a gamba tesa di Marina Berlusconi, il partito ha dimostrato di essere vivo in quella terra se è vero, come è vero, che pure il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, è stato un pupillo del Cavaliere. Un onorevole che preferisce l’anonimato non ha peli sulla lingua: “È finita la sbornia del reddito di cittadinanza che aveva tanto illuso i miei conterranei. Tornati quelli di prima non hanno avuto perplessità su chi scegliere a Reggio”.
La boccata d’ossigeno non deve far credere alla destra che anche nel 2027 si ripeterà lo stesso ritornello. Elly Schein e Giuseppe Conte, insieme con i gemelli Fratoianni e Bonelli, non si daranno per vinti: studieranno altre mosse per evitare i capitomboli delle recenti amministrative. Il campo largo potrebbe cambiar nome tanto da diventare larghissimo o con qualsiasi altro superlativo. La campagna elettorale diventerà ancora più cattiva, lontana dal “politically correct”, buona norma da non dimenticare. Ma per vincere e mandare al tappeto l’avversario sarà consentita ogni mossa anche se questi comportamenti allontanano sempre più dal Palazzo coloro i quali dovrebbero recarsi alle urne per scegliere chi deve guidare il Paese.
