Campo largo, il divorzio dal woke divide Conte e Schlein (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Che ne sarà del campo largo dopo che Giuseppe Conte ha considerato l’ideologia woke ormai fuori tempo? In via del Nazareno l’imbarazzo si taglia con il coltello. Bocche cucite, il silenzio è un must, gli ordini vengono dall’alto. Eppure è un argomento di cui si dovrà parlare con urgenza perchè ne va dell’alleanza tanto auspicata e voluta da Elly Schlein. Comunque sia, il presidente dei 5 Stelle è stato categorico: “La sinistra perde il popolo se non si affretta a cambiare rotta”.
Vuol dire che alle politiche del 2027 si andrà di nuovo sparpagliati facendo un gran favore a Giorgia Meloni? Se scrivessimo questo andremo al di là di ogni previsione, ma certo è che il distinguo dell’ex presidente del consiglio ha una notevole importanza. La data da tener presente è sempre quella che dirà se la destra continuerà a governare oppure se dovrà tornarsene all’opposizione. Non è un problema di poco conto, ma se la sinistra continuerà a litigare vuoi sul programma, vuoi sulle primarie, il compito di dare un ben servito all’attuale governo sarà molto difficile.
Il nodo dell’ideologia woke e l’alleanza Pd-M5S
Allora il divorzio dal woke (combattere le ingiustizie sociali quali il razzismo, il sessismo i diritti delle minoranze) dovrà essere discusso se si vuole uscire dal pantano. La data da tener presente è sempre quella che dovrà rispondere all’interrogativo “Giorgia si, Giorgia no”? Se le posizioni sono quelle dettate da Giuseppe Conte, il problema diventa assai difficile. Previsioni non se ne possono fare perchè in politica vince sempre (o quasi) l’arte del compromesso, ma questo distacco dovrà essere risolto al più presto se non si vorrà alzare bandiera bianca ancor prima di quel fondamentale appuntamento.
Vediamo di fare un pò di chiarezza in un ginepraio molto complicato. Lo era già prima figurarsi oggi che Conte è andato al di là dell’ostacolo. Ammesso che la Schlein riesca a far quadrare il cerchio riuscendo a trovare un compromesso che non faccia male a nessuno, bisognerà fare i conti con l’elettorato. I 5Stelle non digeriscono la rivoluzione del Pd con la Schlein segretaria. Se Conte dovesse cedere, i pentastellati risponderanno sempre si agli ordini del Presidente? È un interrogativo che il leader dei pentastellati deve porsi se non vuole perdere una parte dei vecchi nostalgici ancora vicini a Beppe Grillo. Sull’altra sponda, i guai della sinistra sono ancora più rilevanti, perchè la Schlein deve far quadrare un cerchio che non ne vuol sapere di diventare un quadrato o un rettangolo. Avrebbe addosso non solo i riformisti del Pd che non vedono l’ora di farla fuori, ma anche una parte di quell’elettorato stanco di leggere divisioni e guerriglie un giorno si e un giorno no.
Il voto del 2027 e le incognite per la sinistra
Esistono pure altri dettagli che sembrano di secondo piano, ma sui quali i social si butterebbero a pesce. Ad esempio, che linguaggio dovrebbe trionfare: quello odierno vicinissinmo ai woke o uno nuovo in cui certi termini fanno storcere la bocca a migliaia di persone? Ci sono poi gli indecisi di sempre che aspettano novità concrete: l’inflazione, il rincaro dei prezzi, la borsa della spesa che aumenta in modo considerevole. Se questi grattacapi non verranno chiariti, l’assenteismo aumenterà o segnerà il passo, con il pericolo che si arrivi al voto con un pareggio in cui comanderebbero solo le segreterie dei partiti, lasciando il popolo al di fuori di qualsiasi possibilità di dire la sua.
Il dispetto (eufemismo) che Conte ha voluto fare alla Schlein vuol significare che la lotta per la candidatura della sinistra alle politiche sarà assai più dura di quel che si crede. Hai voglia a ripetere che bisogna trovare una collaborazione democratica per una nuova stagione in cui la dialettica e il politicamente corretto non debbono superare determinati limiti. Al resto (è soltanto uno scherzo speriamo) ci penserà il generale Vannacci che vuole superare la grave questione della denatalità. Come? Introducendo un “mutuo tricolore” per i giovani i quali potrebbero e dovrebbero pagare meno tasse ogni volta che nasce un bebè. Non solo, ma chi ha figli piccoli potrebbe votare pure per loro in virtù di una rappresentanza familiare. È vero? Lo creda chi vuole.
