Caso famiglia nel bosco, il centrodestra corre ai ripari: ddl per limitare l’allontanamento dei minori (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Dalle dichiarazioni politiche alle iniziative legislative. Nel pieno della campagna elettorale legata al referendum sulla separazione delle carriere, i capigruppo della maggioranza hanno depositato un disegno di legge che mira a rafforzare le verifiche prima di decidere l’allontanamento di un minore dalla propria famiglia.
La proposta prevede che le nuove disposizioni possano applicarsi anche ai procedimenti già in corso. Il provvedimento nasce sulla scia del caso mediatico della cosiddetta famiglia nel bosco e punta a stabilire criteri più stringenti prima che un giudice possa disporre la separazione tra genitori e figli.
Secondo l’impostazione del ddl, la decisione di allontanare un minore dovrebbe arrivare soltanto dopo una valutazione approfondita del suo interesse superiore, tenendo conto non solo delle condizioni familiari ma anche degli effetti psicologici e sociali di un eventuale distacco.
Il tema ha assunto una forte rilevanza politica dopo le reazioni espresse da esponenti di governo e maggioranza. All’indignazione pubblica, manifestata da diversi leader del centrodestra, sono quindi seguiti i primi passi concreti per portare la questione in Parlamento.
Più verifiche e consulenze tecniche prima della decisione
Il disegno di legge porta la firma dei capigruppo di maggioranza a Palazzo Madama: Lucio Malan per Fratelli d’Italia, Massimiliano Romeo per la Lega, Maurizio Gasparri per Forza Italia e Michaela Biancofiore per Civici d’Italia.
Il testo introduce l’obbligo di una consulenza tecnica collegiale composta da un neuropsichiatra infantile, un pediatra e altri esperti esterni. Il compito del gruppo di specialisti sarà analizzare i rischi psico-fisici derivanti dall’ambiente familiare e valutare tutte le possibili alternative prima che venga presa una decisione così delicata.
L’obiettivo dichiarato della proposta è quello di garantire una valutazione comparativa tra i rischi della permanenza del minore nel contesto familiare e le conseguenze della separazione. I promotori del ddl spiegano che la finalità è “assicurare che, prima di assumere decisioni su un collocamento extrafamiliare, venga valutato comparativamente il beneficio collegato all’interruzione della situazione di pregiudizio in atto con le conseguenze derivanti dal distacco dall’ambiente familiare sotto il profilo della salute psico-fisica del minore”.
Per questo il giudice dovrà sempre effettuare “un’attenta ponderazione, con l’ausilio di specialisti esenti da conflitti di interesse, di tutti gli elementi acquisiti valutando le diverse possibili soluzioni”.
I capigruppo sottolineano inoltre l’urgenza dell’intervento ricordando i numeri del fenomeno: “Sono oltre ventimila i minori italiani allontanati dalle loro famiglie, in gran parte collocati in comunità educative ovvero case-famiglia. La vicenda dei ‘bambini nel bosco’ ha riscosso un grande interesse, ma è solo il caso più noto di un fenomeno complesso e assai diffuso”.
Urgenze, risorse e il confronto politico
Il testo stabilisce anche che il giudice dovrà motivare in modo dettagliato la decisione finale, indicando il contenuto della perizia e le eventuali alternative considerate. Nei casi di estrema urgenza, come situazioni di abuso o grave pericolo per il minore, l’allontanamento potrà comunque essere disposto immediatamente. In questi casi, però, le parti avranno successivamente la possibilità di richiedere una consulenza tecnica.
Il ddl prevede anche le risorse economiche necessarie per sostenere le perizie: le spese saranno anticipate dallo Stato, con una copertura finanziaria di 2,5 milioni di euro a partire dal 2026.
A rendere pubblica per primo l’iniziativa era stato il leader della Lega Matteo Salvini, intervenuto a difesa della famiglia al centro del caso mediatico. “Oggi verrà presentato un ddl della maggioranza per limitare solo ai casi più estremi la sottrazione di minori, altrimenti portare via i bambini è l’ultima delle scelte possibili”, ha dichiarato.
Sul tema si è mossa anche la presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, Michela Vittoria Brambilla, che ha presentato una propria proposta di legge con l’obiettivo di “ridurre la possibilità di errori ed evitare che le conclusioni del giudice si fondino esclusivamente sulla relazione dei servizi sociali”.
Nella stessa giornata il Senato ha approvato definitivamente anche un altro provvedimento riguardante i minori, dedicato agli affidi. La legge istituisce un registro nazionale delle famiglie affidatarie, degli istituti e delle comunità di assistenza pubblica, gestito dal Dipartimento per le politiche della famiglia.
Sul voto le opposizioni — Italia Viva, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico — si sono astenute. Proprio a loro i capigruppo della maggioranza hanno rivolto un appello al dialogo parlamentare: “Ci auguriamo che anche l’opposizione si renda disponibile a collaborare positivamente all’esame parlamentare di questo provvedimento che riteniamo urgente e di buon senso”.
