Il dibattito politico tra Monti e Vannacci. Il “Nazionalismo” nel mondo (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Leggo sui principali quotidiani, di una “Lectio Magistralis” tenuta a Cernobbio dal prof. Mario Monti sui pericoli del “Nazionalismo”. L’ex presidente del Consiglio ha accettato di dibattere con il generale Vannacci, mentre Carlo Calenda, alla Versiliana, si è sentito offeso nella propria dignità, rifiutandosi di salire sul podio. Mario Monti, nominato senatore a vita dal presidente Napolitano, ha tentato di costituire un partito, subito disciolto e Carlo Calenda è fermo al due per cento di preferenze.
Vannacci ha fondato un gruppo politico accreditato di oltre il sette per cento. Il “pensiero” del generale è dunque “politicamente” più importante rispetto a quello dei “tecnici” che sperano di governare con i voti degli altri.
Cosa deve fare un vero democratico: isolare con un cordone sanitario ogni “pericoloso” nazionalista? Vannacci, ha affermato Monti, mostra grande dispregio della nostra Costituzione e vorrebbe l’Italia fuori dall’Europa. Si sono fatti sentire anche Elly Schlein, che ha invitato il generale a “visitare Dongo” e Carlo Nordio (il riformatore mancato della Giustizia) secondo cui “una persona che parla bene di Putin non può godere delle mie simpatie”.
Peccato che, a distanza di pochi giorni dal dibattito “confindustriale”, un’orda di individui “neri, brutti e cattivi” ha vinto le elezioni in Sassonia. Gli abitanti della Sassonia sono pochi di più dei calabresi, tuttavia il governo tedesco ha dato molta importanza a questo test elettorale.
Passando all’Italia, per quale ragione i partiti del Diritto e della Giustizia hanno ridotto il consenso popolare, mentre una presunta erede dell’ideologia fascista sta guidando il paese da più di quattro anni? Il “minimo sindacale” sarebbe quello di aprire un dibattito sulle ragioni dei “colpi a vuoto” delle “democrazie”, che considerano la parola “Patria” di matrice fascista.
Il fatto è che il Nazionalismo non costituisce più il vessillo delle destre, bensì del partito comunista cinese e del regime putiniano. Vannacci non rispolvera un’ideologia fascista, ma ricicla quella dell’odierno “piccolo padre” russo.
Affermava Putin in un discorso ai giovani di Krasnodar del 2012: “Noi abbiamo costruito il nostro futuro in un solo pilastro. E questo pilastro è il patriottismo. E’ il rispetto verso la nostra storia e le nostre tradizioni, verso i valori spirituali delle nostre genti, verso la nostra cultura millenaria”. Secondo Putin il concetto di “Stato-Civiltà” sostituisce, ampliandolo, quello di “democrazia sovrana”.
La Russia è uno “Stato-civiltà” che non oscura la cultura, le tradizioni, la religione e i sacri valori della famiglia del popolo russo, la cui missione è diversa da quella della civiltà occidentale, aperta al globabismo, al multiculturismo, ad ogni forma di variante dello stilema eterosessuale, all’individualismo e al materialismo consumistico. Putin mette dentro lo “Stato-Civiltà” tutta la storia patria, da Ivan il Terribile fino a Stalin. Nessuno, in Russia, deve rinnegare il proprio passato per fare carriera.
La Costituzione cinese prevede che ”Taiwan è parte del sacrosanto territorio della Repubblica. Completare la grande opera dell’unione della Patria è un obbligo sacrosanto dell’intero popolo cinese, compresi i patrioti di Taiwan” (preambolo, lettera i).
Il popolo cinese si identifica nella Patria in ciascun comma della Carta Suprema. La parola “Patria” compare una sola volta nella Costituzione italiana.
Il filo conduttore che unisce Cina e Russia è che le loro Costituzioni sono state profondamente rinnovate per adattarle alle mutate esigenze della società. La Costituzione cinese ispirata da Mao prevedeva che “chi non lavora non mangia e da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro”. Il “dettato” è stato sostituito dalla costituzione del 1982 (art. 14), secondo cui “lo Stato aumenta continuamente la produttività del lavoro, migliora i risultati economici” e lega l’aumento dei salari a tali risultati.
Lo Stato cinese “promuove le virtù civiche e di amore per la Patria, per il popolo, per il lavoro” (art. 24), sviluppa la cultura fisica e promuove le attività sportive di massa per migliorare la forma fisica del popolo (art. 21). Non vi viene in mente Mussolini?
Quali sono stati i principali fallimenti delle democrazie europee, che gli attuali leader si rifiutano di considerare? Il disordine sociale, l’immigrazione incontrollata, l’incapacità di competere con le aziende cinesi, la conseguente riduzione dei salari e del potere d’acquisto, la politica dei sussidi a favore dei vecchi e a danno delle giovani generazioni.
Il diritto di sciopero è indiscutibile, ma se scioperi ogni settimana e blocchi stazioni, porti e aeroporti mettendo a rischio il turismo e la produttività del paese, la gente finisce per odiare i “Landini” che parlano in nome della Costituzione.
Se non esiste il senso dello Stato per mancanza di valori unificanti, la gente non rispetta le leggi, aumenta l’esportazione dei capitali e l’evasione fiscale, le burocrazie allargano i loro tentacoli, le Magistrature diventano potere soffocante, gli insegnanti fanno politica, il giornalismo d’inchiesa diventa ricatto.
La vittoria delle destre xenofobe in Sassonia e quelle vaticinate dai sondaggisti per il resto del paese, dimostrano una cosa semplice: l’elettore vota per chi promette lavoro, non è interessato alle discussioni delle élite e ai programmi elaborati dagli uffici studi o dall’IA.
Questo elettorato ha visto che la politica green avvantaggia la Cina, che le proprie industrie chiudono e licenziano, che il nazionalista Trump determina l’aumento del costo della benzina e dell’energia, che la “Terra Promessa” dei Verdi richiede continui investimenti pubblici e non dà luogo a tempestive verifiche pubbliche. L’elettore tedesco ricorda i bei tempi del gas a basso prezzo, vorrebbe ristabilire normali rapporti con la Russia, mettere fine alla guerra in Ucraina e all’esodo di oltre sei milioni di migranti provenienti da quel territorio martoriato.
Nessun imbonitore mediatico, nessuna parrocchia, nessun predicatore del “bene” e del “giusto” riuscirà a contenere una rivoluzione degli operai che costituiscono la spina dorsale dei movimenti Maga, di Farage, di Marine Le Pen, dell’Afd e delle altre destre che avanzano. Questi operai chiedono “protezione” e la fine del “globalismo” economico.
Le strutture costituzionali sorte dopo la Liberazione non hanno creato una tecnica adatta alla vita, ai bisogni e allo spirito dei nostri tempi. Il rinnovamento statuale esige audacia dottrinale, nuovi apporti al pensiero politico, ampiezza di respiro, nuovo slancio. Bisogna sostituire i partiti “divisivi” che richiamano un passato omai scomparso.
Minacciata dal “Risorgimento” cinese, esaperata dalla possibile rinascita del nazismo, l’Europa democratica attende tuttora il suo rinnovamento costituzionale che i partiti “del Diritto e delle Burocrazie” impediscono di realizzare, gettando gli europei nelle braccia di elettori delusi o di qualche militare prestato alla politica.
