Donald Trump (Foto Ansa)
Il discorso alla nazione di Donald Trump riaccende la tensione in Medio Oriente, spinge il petrolio sopra i 105 dollari e innesca nuove reazioni militari iraniane: missili su Israele e minacce di attacchi “devastanti” contro Stati Uniti e alleati.
“Non consentiremo mai all’Iran di avere l’arma nucleare”. Nel suo discorso, Trump ha rivendicato i risultati dell’operazione militare: “È un mese che è iniziata l’operazione Epic Fury contro l’Iran e le nostre forze armate hanno registrato vittorie sul campo di battaglia. La maggior parte dei leader iraniani sono morti. Le loro navi sono andate e le loro forze aeree sono in rovina”. Il presidente ha attaccato i predecessori: “Gli altri presidenti hanno fatto errori” e l’accordo sul nucleare di Barack Obama è stato “un disastro”.
Washington, ha insistito, è vicina al traguardo: “I nostri obiettivi strategici in Iran sono vicini all’essere completati: dobbiamo completare la missione. E lo faremo, lo faremo rapidamente”. E ancora: “Siamo sulla buona strada per completare i nostri obiettivi militari. Nelle prossime due-tre settimane colpiremo l’Iran con forza e lo riporteremo all’età della pietra”. Sull’energia, Trump ha aggiunto: “Non importiamo petrolio tramite lo Stretto di Hormuz, non ne abbiamo i bisogni. I paesi che lo ricevono da Hormuz vadano allo Stretto e se lo prendano”, assicurando che a guerra finita “riaprirà naturalmente”.
Le parole hanno avuto un effetto negativo immediato sui mercati: il Brent è salito oltre i 105 dollari al barile (+4%), mentre il WTI ha superato i 103 dollari (+3%), invertendo il calo precedente.
Sul terreno, la tensione è già sfociata in nuovi attacchi: Israele ha riferito di ondate di missili iraniani nelle prime ore del mattino, con diversi punti d’impatto nel centro del Paese e alcuni feriti lievi nell’area di Tel Aviv. Nel nord sono risuonate le sirene anche per razzi dal Libano rivendicati da Hezbollah. Teheran intanto, dal canto suo, promette una risposta “devastante” dopo le parole di Trump.
