La sindaca di Genova, Silvia Salis (Foto Ansa)
La sequenza è questa: aula storica del consiglio comunale di Genova nel cinquecentesco palazzo Tursi, dibattito sugli aiuti a Gaza, che sono ancora bloccati, di cui si discute pesantemente tra l’ opposizione di centro-destra e il centro sinistra della signora sindaca, Silvia Salis, che è stata la paladina della Flottilla.
Una consigliera della sua lista si alza e urla rivolta alla opposizione : “Assassini, assassini!”. Poi dirà che l’insulto era rivolto genericamente a Israele. Ma la destra in aula recepisce in un altro modo e un noto ex assessore avvocato del fu governo del sindaco Bucci ricambia con gli interessi, inveendo contro un consigliere di centro sinistra dal cognome arabo, Mohamed Kaabour, storpiandolo con quello del losco personaggio, arrestato a Genova per i suoi traffici proibiti con Hamas, Mohamed Hannoun.
Il nome sbagliato viene ripetuto due, tre volte. Il consigliere dirà poi che si era effettivamente sbagliato, ma dall’altra parte non gli crederanno. A questo punto ecco la scena madre: la sindaca Salis si alza, avvolta in una ampio scialle che la copre dalle spalle agli stivali e con gesto plateale invita tutti i consiglieri di maggioranza a uscire con lei dall’aula, in segno di protesta per quell’insulto.
Per la prima volta nella lunga storia comunale un sindaco, meglio una sindaca, lascia il consiglio comunale che viene interrotto per mancanza del numero legale.
La bagarre continua nei corridoi del nobile palazzo. Salis spiega che non si può discutere con chi è “ignorante” e insulta, partendo da un atteggiamento ambiguo e molto pericoloso sugli aiuti per Gaza.
È l’ennesimo strappo tra il governo cittadino, che ha preso le redini di Genova nello scorso giugno con la massiccia vittoria della Salis, e l’opposizione, composta dai partiti, movimenti e liste che avevano governato la città sotto il sindaco Bucci nei precedenti otto anni. Una guerra a tutto campo. M a questa volta la rottura è proprio istituzionale e riguarda in toto la figura della sindaca. La quale, poche ore dopo la scenata storica, appare sugli schermi di una seguitissima trasmissione tv, il talk show della “Sette” “Di Martedì”, ospite di Giovanni Floris e in dialogo con il noto giornalista di “Repubblica”, Massimo Giannini.
Senza il grande mantello sventolato durante l’uscita dall’aula di Tursi, ma elegantissima, perfettamente pettinata e con il suo fare deciso e freddamente polemico con il governo Meloni . La sindaca di Genova interloquisce sui grandi temi, che riguardano la politica nazionale, in particolare sulla sicurezza nelle città e sulle misure che il governo Meloni sta per varare. Impeccabile e anche un po’ feroce attacca con il suo stile documentato.
È l’ennesima apparizione nazionale della sindaca di Genova, che oramai sta spopolando su tutte le reti, sulle copertine dei settimanali, come se in Italia non esistesse altro sindaco o sindaca in grado di rappresentare le le grandi città, che sono prevalentemente governate dal centro sinistra.
Questa ragazza, ex atleta olimpica, ha una esposizione “mundial”, che nessuno ha mai avuto partendo dalla sobria Genova, sempre frenata da uno storico understatment.
È chiaro che la sua forza comunicativa vince: è giovane e di gentile aspetto, parla come un libro stampato e la sua parte politica sembra portarla in giro come una Madonna pellegrina, in grado di incantare il pubblico. Oramai queste apparizioni suffragano sempre di più un ruolo nazionale, che le è stato affidato non si sa bene da chi e che la porta a essere considerata una alternativa alla leadership di Elly Schlein.
Ma proprio a smentire questa rivalità, ultra montata mediaticamente, Salis e Schlein hanno fatto una clamorosa comparsata insieme, durante le celebrazioni per l’anniversario della morte di Guido Rossa, l’operaio eroe trucidato dalle Brigate Rosse. Sono apparse insieme, molto affabili e quasi complici, in prima fila nel grande salone del Palazzo Ducale. Ma prima si erano appartate per un’ora in un ufficio segreto. Che si saranno dette le due coetanee, così diverse nell’estetica e nello stile di comunicazione? Avranno ironizzato sulla loro presunta rivalità nella prossima corsa anti Meloni o avranno patteggiato un gioco di squadra? Sicuramente il dialogo non si sarà militato a “appoggiare il buon lavoro che si sta facendo per Genova da parte del centro sinistra”, come la segretaria nazionale del Pd ha dichiarato tra un sorriso e l’altro. Certo se Schlein mostra di apprezzare molto l’impegno della sindaca Salis, la giunta genovese che lei, da non iscritta a alcun partito, si è scelta , in maggioranza femminile, non sembra essere così forte e sopratutto non dimostra fino ad ora di avere costruito una squadra vera e propria.
Dopo otto anni di “buccismo” ci si aspettava che la capriola politica di Genova città portasse, sulle ali del successo elettorale molto netto, un vero asse di forza nel governo della “Superba”. Invece è come se la sovraesposizione di Salis schiacciasse un po’ tutto i suoi assessori. Si salva un po’ l’avvocato Terrile, vice sindaco, già segretario Pd, assessore al Bilancio, che leva le castagne del fuoco del bilancio e in particolare del disastro Amt, azienda dei trasporti, lasciata in eredità in condizioni disperate. Ma gli altri? Nessun assessora o assessore spicca o si nota. Sono tutti sotto traccia, non si sa se per lasciare decollare la loro sindaca o per calcoli di bottega interna, anche alla luce di questa ipotesi, sempre smentita, di una futura corsa della prima cittadina verso una candidatura nazionale.
Di fatto la squadra della Salis non c’è e non c’è, almeno per ora, neppure quel cotè di personaggi forti, politici, intellettuali, economisti, che in genere da fuori della politica contornano un sindaco o una sindaca e la sorreggono, la consigliano. Così questa ragazza di 40 anni, bionda, efficace nella sua dialettica, sempre preparata sui temi che affronta, quasi gelida nelle esposizioni, lo sguardo fisso, mai un sorriso o forse quello solo ai bambini o ai deboli, che incontra nelle sue quotidiane perfomance sul territorio genovese, appare come una stella filante nel cielo di Genova. O una cometa, che indica un percorso che viaggia alto, ma non si sa dove mai potrà finire. Però Natale oramai è passato, i Re Magi sono già ripartiti e quindi quella cometa non è ancora atterrata. Forse viaggia davvero verso Roma, la sede dell’Impero, ma non quello di Cesare.
