(Foto Ansa)
L’insostenibile leggerezza dell’essere… inadeguati! Nel 2027 il centrosinistra vincerà le elezioni ma sarà un’affermazione senza merito, perché saranno i giovani a salvarlo.
Non si tratta di fare le carte alla politica o di leggere il futuro nella sfera di cristallo. Tutt’altro. L’obiettivo è comprendere i fenomeni sociali in corso per avere un’idea chiara di quel che potrebbe succedere nelle urne.
Quella parte di elettorato su cui ricadono drammaticamente tutte le contraddizioni della contemporaneità sta scendendo per le strade a manifestare. Sono soprattutto i giovani ad occupare le piazze d’Europa.
Dalla Spagna alla Francia fino alla Germania si accendono i primi vagiti di una nuova protesta delle “classi subalterne” – come le avrebbe definite Antonio Gramsci. Forse questo inizio arriverà anche in Italia, e con tutta probabilità saranno i giovani a far sentire la propria voce.
Le rivendicazioni sono ormai drammaticamente note a tutti. Ciò che però sfugge è che tra queste ne troviamo una che ha un peso specifico e dirimente rispetto alle altre, ovvero il pericolo che corrono le democrazie di essere fagocitate dalle forze dell’ultradestra.
Questo conflitto, che in molti a sinistra non riescono o non vogliono cogliere in tutta la sua pericolosità, sarà la spinta decisiva per un nuovo “effetto referendum”.
I giovani andranno in massa a votare e ci salveranno, almeno per adesso.
A differenza di Giuseppe Conte e Elly Schlein, ragazzi e ragazze hanno capito che nel 2027 ci sarà in gioco molto di più delle sorti politiche dei due leader e dei loro partiti di riferimento. In ballo c’è il futuro della democrazia nella quale abbiamo vissuto sino ad oggi, il cammino della Unione europea; e davanti a tutto questo si va ai seggi, si vota e si difende il Paese contro il rischio di un “Fascismo bianco”, come l’ha definito il costituzionalista Michele Ainis nel suo ultimo saggio.
Ovviamente, la stragrande maggioranza dei giovani, o di quello che viene definito “elettorato dormiente” – cioè quell’elettorato che normalmente si astiene e che in occasioni particolari decide invece di recarsi ai seggi -, non si riconosce negli attuali leader del campo largo (o come vorranno chiamarlo).
Però, davanti al pericolo della destra estrema, voteranno quel che ci sarà da votare. Che sia chiaro: il voto che verrà non sarà una cambiale in bianco per la sinistra. Avrà la forza dell’esempio, della consapevolezza che davanti al bene del Paese si può e si deve cedere qualcosa. La natura della partecipazione elettorale misurerà la profonda frattura tra giovani e attuale classe dirigente. Non la naturale distanza tra generazioni: in questo caso si tratta della fine di un’epoca storica e l’inizio di una nuova. C’è poco da dire, la sinistra è ovunque in crisi. Proprio oggi, in un’epoca che dovrebbe essere il suo tempo, lascia invece spazio a una destra reazionaria. E quel che è peggio, non riesce, incomprensibilmente, a rendersi conto della gravità degli eventi, proprio come accadde con il fascismo nel 1922.
L’elettorato dimostra invece di essere un passo avanti e, in qualche misura, capace anche di segnare la strada: la leggerezza delle leadership contro il peso della responsabilità dei giovani.
