(Foto Ansa)
C’erano una volta i paesi “colonialisti”, cioè le potenze che occupavano militarmente territori d’oltremare per sfruttarne al meglio le risorse ed esportare la “Civiltà”. Il paese colonialista più grande è stato la Gran Bretagna, il cui impero si estendeva dall’India all’Australia. Quando Mussolini cercò di annettersi l’Etiopia, intervenne la Società delle Nazioni che dispose “inique sanzioni” economiche all’Italia fascista. I più grandi paesi “colonialisti” non permettevano che sorgessero altre nazioni “colonialiste”.
La SDN, il cui scopo era quello di far rispettare l’integrità territoriale e l’indipendenza politica dei popoli, per prima cosa avrebbe dovuto espellere i “soci fondatori”. L’Onu è nata con le stesse logiche imperiali. Lo Statuto dell’Onu è stato concepito dagli “Alleati”, cioè dai vincitori della Seconda Guerra, in danno delle Nazioni sconfitte. Pochi ricordano che l’art. 53 dello Statuto “fatto a San Francisco il 26 giugno 1945” (tuttora vigente), dopo aver previsto che “nessuna azione coercitiva” da parte dell’Onu “può attuarsi senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza”, aggiunge: “Eccezion fatta per le misure contro uno Stato nemico, definito come ‘Ogni Stato che durante la seconda guerra mondiale sia stato nemico di uno degli stati firmatari del presente Statuto'”.
Il che rendeva la Russia popolo “amico” degli “occidentali” e popoli “nemici” l’Italia, la Germania e il Giappone. L’alleanza politica tra Usa e Urss era tuttavia contro natura, come affermava Churchill. Quali Valori di “democrazia” potevano essere condivisi tra il blocco occidentale che considerava i diritti “naturali” dell’individuo al di sopra di quelli dello Stato e il blocco sovietico in cui ogni individuo era schiacciato dal “Partito unico” fattosi “popolo”?
Come è possibile considerare “democratica” la stessa Onu che riserva il potere di “Veto” ai paesi degli Stati “vincitori”?
D’altra parte, quale destino poteva avere una “Organizzazione” tra popoli che metteva sullo stesso piano il voto della Repubblica di San Marino e quello del Brasile, secondo i principi di un ente filantropico?
La lotta tra le “fazioni internazionali” avrebbe finito per modificare in radice gli equilibri di potere derivanti dal patto di Yalta. Ucraina e Polonia erano in “quota” dell’Urss, Egitto, Iran, India, Canada, Australia e sud Africa della Gran Bretagna. Con il disfacimento dell’Impero Inglese molti paesi hanno cambiato casacca e, ad esempio l’Iran, con l’avvento degli Ayatollah, è passato dalla sfera occidentale a quella degli “odiatori” dell’emisfero “del male”.
Cuba, Stato sovrano in quota Usa, sarebbe entrato sotto il controllo del comunista Fidel Castro. Sorte analoga sarebbe toccata al Venezula. Il Vietnam si era liberato dal colonialismo in nome del comunismo, che costituisce la variabile ideologica dello stesso colonialismo.
L’Urss, altra vincitrice della Seconda guerra, si era ingigantita a spese dell’Europa orientale e si sarebbe a sua volta disgregata dopo la guerra fredda tra Imperi. Nel frattempo gli americani armavano i regimi militari di Cile e Argentina, fregandosene dei Valori sanciti dall’Onu.
Quanto alla limitazione degli armamenti, agli originari paesi detentori di atomiche, Usa, Russia, Cina, Francia e Inghilterra, si sono aggiunti India, Pakistan, Corea del Nord e Israele. Sta oggi scoppiando un caos incontrollato perché l’Iran vuole un’atomica fatta in casa. 2 Eppure, la Carta dell’ONU aveva ben chiari i principi libertari fondanti: “La fede nei diritti dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole”; “vivere in pace l’uno con l’altro in rapporti di buon vicinato”; “assicurare che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune”.
È previsto che possono essere ammessi all’Onu solo i paesi che “siano capaci di adempiere a tali obblighi e disposti a farlo”, paesi che, in caso contrario, possono essere “espulsi”.
Quando Trump bestemmia a modo Suo perché l’Italia non lo sta aiutando militarmente nella guerra da Lui scatenata, dimentica che sono stati gli “Alleati” ad imporci una Costituzione che prevede il “ripudio della guerra”. Lo stesso Trump fa finta di ignorare che, dal 1945 ad oggi, il mondo è cambiato e che la democrazia ha perso su tutti i fronti.
Oggi l’Onu è nelle mani di paesi che “ripudiano” i valori democratici su cui essa si fonda. L’art. 10 della nostra Costituzione del 1948, secondo cui “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internaziomale generalmente riconosciute e regola la condizione e i diritti dello straniero” si riferisce a condizioni politiche, sociali e giuridiche ormai disattese dai due terzi dei paesi membri. Come faccio a sostenere la libertà di emigrazione o del salvataggio in mare, quando milioni di persone fuggono perché i loro regimi calpestano questi diritti, pur continuando a far parte dell’Onu?
L’Onu non doveva fare una Carta piena di frasi roboanti, bastava prevedere l’esclusione dei paesi che non garantiscono libere elezioni. La differenza tra Israele e l’Iran è che Netanayu potrà sempre essere sostituito dagli elettori mentre gli Ayatollah detengono un potere “eterno” in nome di un Dio.
Anche Trump è destinato al pensionamento a breve, mentre Putin siede al Cremlino da oltre 25 anni. Un piccolo ras come Orban è stato mandato a casa dal Suo discepolo Peter Magyar, che ha vinto promettendo di eliminare la corruzione, lo slogan più banale e ripetitivo delle opposizioni senza idee.
La cosa meravigliosa è stata la maturità del popolo ungherese che non ha subìto le interferenze elettorali congiunte di Russia, America e dei nostri sovranisti.
L’unico fattore fondante della democrazia è il suffragio universale che permette al popolo di scegliere. Dove non c’è questo diritto il popolo è una massa informe incapace di incidere sulla forma di governo. Infatti il popolo si attiva solo in quanto sia organizzato da minoranze.
L’errore politico di Trump e di Netanyahu è stato quello di pensare che in Iran si potessero organizzare movimenti di popolo capaci di ribellarsi ai pasdaran.
Voglio andare più in là. Se tenessimo libere elezioni in Iran, siamo proprio sicuri che gli ayatollah sarebbero spazzati via? Quando si è tenuto il referendum Monarchia/Repubblica in Italia, nonostante le responsabilità della Corona, il sud del paese aveva votato a favore del Re, perché i ceti popolari contadini seguivano il verbo dei vescovi.
È anche possibile che 45 anni di “dittatura” spirituale degli Iman, specie nelle province, abbiano “educato” generazioni di cittadini imbevuti di fedeltà verso il regime. Il nostro presidente Sergio Mattarella ha spiazzato il campo largo e i partiti del disarmo. Egli ha sottolineato l’importanza della difesa europea e ha definito la Nato un “pilastro” transatlantico, 3 invitando l’Europa a rafforzare le proprie posizioni comuni per influire efficacemente sulla risoluzione dei conflitti a cominciare da quello ucraino.
Una democrazia che non sa difendersi diventa una facile preda delle Autarchie armate. Trump certifica l’impotenza dell’Onu e contesta il Santo Padre che condanna le guerre. Per il Tycoon, l’ideale di Papa resta Alessandro Borgia che applicava il nepotismo nominando figli e parenti a guidare i territori della Chiesa, oppure il Pope russo che benedice l’esercito di Putin. Quando Vance afferma che il Papa dovrebbe limitarsi alle questioni ”morali”, dimentica che la questione morale “planetaria” è quella di impedire le guerre.
La “condanna” della Meloni, considerata alleata inaffidabile da Trump, potrebbe avere aperto le porte ad un governo di coalizione tra PD e F.lli d’Italia, che rappresenterebbe l’unico rimedio possibile ai mali del paese. L’attuale conflitto medio orientale si deve ad una “balzana” Risoluzione Onu del 1947, che ammetteva Israele tra gli Stati membri per risolvere i confitti tra comunità arabe e ebraiche.
Solo che la “Raccomandazione” di ripartire in due Stati la Palestina, accettata da Israele, era stata respinta dal mondo arabo. La popolazione israeliana si è triplicata negli anni e i circa nove milioni di abitanti attuali (di cui due milioni sono arabi) devono cercare lo “spazio vitale” occupando insediamenti palestinesi. E’ certo che, se fosse dipeso dall’Europa, lo Stato di Israele si sarebbe da tempo liquefatto.
Il dibattito sulla circostanza che l’Europa sia o meno in guerra ha del surreale. Posto che l’Onu non ha eserciti e che stabilisce di mettere il casco blu ai militari dei paesi membri quando deve ricorrere alla forza, a chi sarebbe spettato il compito di reprimere le reiterate “guerre regionali” come quelle del “Golfo”?
Anzitutto agli europei: gli americani non hanno interessi geopolitici “fondamentali” in quell’area, ma guardano al Pacifico. Quella attuale è l’unica guerra dalla quale gli Stati europei prendono le distanze. Nessuno può peraltro negare che sono gli europei a subire le pratiche di terrorismo dei paesi mussulmani, che rischiano di più in caso di chiusura dei rubinetti energetici e che non sanno gestire i fenomeni di emigrazione di massa. Sono anzitutto gli Stati europei a dover temere che l’Iran blocchi le vie di comunicazione marittime e si doti di una bomba atomica. Sono i cristiani nel mondo a subire stermini a sfondo religioso.
Eppure, le dichiarazioni alla Sanchez sono diventate la parola d’ordine unificante dei principali statisti della vecchia Europa. Il che equivale a dire che l’attuale sistema di equilibri geopolitici con gli “Stati canaglia”, sta bene agli europei. Che l’Europa sia in guerra permanente con gli Stati diretti dagli ayatollah, lo dovrebbe capire chiunque. La tecnica di difesa degli europei è stata quella della sopravvivenza day by day, di accettare le iniziative degli aggressori in casa propria, fino a giustificare sul piano politico gli stessi aggressori. I fatti del sette ottobre sono atti legittimi di ritorsione da parte di un popolo oppresso, urlano nelle piazze italiane i cortei organizzati da manipoli “democratici”. Solo l’Onu avrebbe potuto dichiarare la guerra in atto, non gli “yankee” che hanno persino omesso di avvertire i loro “alleati”!
L’anti americanismo diffuso deriva dalla strategia imperiale di Trump che ha declassato a vassalli gli stati europei, che vuole la sconfitta dell’Ucraina a vantaggio di Putin, che rinuncia al ruolo di guida militare dell’occidente e predica il riarmo degli stessi europei in ambito Nato, che pretende 4 dazi in contrasto con il globalismo economico a suo tempo imposto dagli Usa, che riduce ad icona l’Onu e il diritto internazionale delle genti, che esaspera i conflitti nel mondo e considera finita l’era della Pace. Il secondo errore di strategia militare di Trump è stato identico a quello di Putin: dimenticare cioè che non basta bombardare a tappeto le città e gli abitanti per vincere le guerre, prima o poi devi mandare a morire sul campo i figli dei tuoi elettori. Gli americani hanno ancora impresso nella memoria collettiva i reduci dal Vietnam e per questo volteranno le spalle al loro “monarca temporaneo” dal pugno di ferro.
