Donald Trump (Foto Ansa)
“Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”. Con parole durissime, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rilancia su Truth l’ultimatum all’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
“Tuttavia – continua -, ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale – in cui prevalgono menti diverse, più acute e meno radicalizzate – forse potrebbe accadere qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario, chissà”. Poi aggiunge: “Lo scopriremo stanotte: sarà uno dei momenti più importanti nella lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsioni, corruzione e morte giungeranno finalmente al termine”.
Parole che arrivano mentre cresce la pressione politica anche a Washington. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, tra i repubblicani al Congresso aumenta il disagio per la gestione della guerra in Iran. Finora il partito ha lasciato ampio margine d’azione alla Casa Bianca, ma il limite temporale imposto dalla legge federale si avvicina rapidamente.
La normativa statunitense prevede infatti che il presidente notifichi entro 48 ore lo schieramento delle truppe e che, trascorsi 60 giorni, l’operazione militare debba concludersi, salvo una dichiarazione di guerra o un’autorizzazione esplicita del Congresso. È possibile una proroga di ulteriori 30 giorni, ma solo con una certificazione formale legata alla sicurezza dei militari americani.
Diversi esponenti repubblicani hanno già preso posizione. “Se la guerra va oltre i 60-90 giorni, il Congresso deve prendere le necessarie azioni”, ha dichiarato Mike Lawler.
