Referendum, oggi è l'ultimo giorno di una campagna elettorale infammata e a tratti violenta (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Oggi è l’ultimo giorno di campagna elettorale. “Grazie a Dio”, dicono molti. “Meno male”, aggiungono altri. Queste settimane prima del voto sono state convulse, se volete infiammate, ed hanno dimostrato come a volte la politica arranca e cerca in tutti i modi di strappare preferenze servendosi di mezzi che definiremmo inaccettabili.
Il linguaggio usato lontano dagli insegnamenti della Crusca, le parole intrise di violenze, le minacce, i tradimenti, le notizie false che i più blasonati chiamano fake news. Insomma, un panorama che non ha certo giovato ad un referendum molto importante, come fu quello dell’aborto e del divorzio. Ma allora i toni non furono quelli usati oggi: certo, c’erano i favorevoli e i contrari, ma mai si era detto che chi votava contro era un mafioso o un indagato o che il Csm (l’organo di autogoverno della magistratura) assomigliasse in toto ad un plotone di esecuzione. Affermazioni da dimenticare se in futuro si vorrà che il popolo si riavvicini ai Palazzi, creda alle promesse e torni a votare invece che rimanersene a casa “tanto la situazione rimarrà sempre la stessa”.
Mancano due giorni ad un appuntamento che si potrebbe definire storico. “Si ha in animo di cambiare la Costituzione” tuonano a sinistra. “È falso”, rispondono a destra. “Sparano falsità per convincere chi deve presentarsi alle urne e non sa come comportarsi”. Se i dubbiosi rimarranno tanti e la percentuale dei votanti scenderà al di sotto del cinquanta per cento la colpa sarà di chi è stato protagonista di una campagna elettorale che non ha parlato quasi mai del merito della riforma inscenando solo una guerra politica: pro o contro il governo. Dei temi su cui si dovrebbero pronunciare gli elettori lo scontro è stato morbido, nel senso che pochi hanno cercato di spiegare a che cosa si andrà incontro se si preferirà il Si al No e viceversa.
Conte e la Schlein (foto Ansa) – Blitz Quotidiano
La battaglia è diventata uno scontro violento fra maggioranza e opposizione. La prima ha messo subito le mani avanti ed ha detto con chiarezza che anche in caso di sconfitta Palazzo Chigi non cambierà inquilino. La seconda, quindi la minoranza, ha avuto un solo mantra, un ritornello ripetuto mille volte: si vuole dare una spallata al governo in modo da presentarsi favorita alle politiche del 2027. Se si va in giro e si chiede a qualche amico di pronunciarsi, avrete risposte vaghe, molto superficiali: una dimostrazione che in campagna elettorale si è solo cercato di portare acqua al proprio orto senza spiegarne le ragioni. Eppure i protagonisti portano nomi altisonanti: Giorgia Meloni, Elly Schlein, Giuseppe Conte, i fratelli gemelli della sinistra più estrema, vale a dire Fratoianni e Bonelli.
Si è volato alto senza mai atterrare per far capire alla gente il significato del referendum. “Ha dominato la paura”, sostengono molti autorevoli commentatori. Per quale ragione, di grazia? Semplice: la destra teme che questo possa essere il prodromo di un cambio della guardia; la sinistra paventa che in caso di sconfitta pure il prossimo anno andrà sotto e rimarrà in un cantuccio senza voce in capitolo nel Paese.
Fra i due schieramenti ci sono anche coloro che tifano in un senso o nell’altro nella speranza che un domani possano trovare posto in paradiso o rimanere per sempre all’inferno. Tra questi il capofila è Maurizio Landini il quale assai presto dovrà lasciare la Cgil e vuole avere un ruolo in futuro “degno della sua personalità”. A lui si affianca Matteo Renzi, una volta presidente del consiglio con un quaranta per cento di preferenze, oggi leader di un partito che è al di sotto della soglia di sbarramento. Significherebbe abbandonare il Parlamento e forse non tornarci mai più.
Ecco perchè si è combattuto con tutte le armi in proprio possesso. Si sono inseguiti scandali che non hanno avuto seguito, si è puntato il dito contro avversari chiedendone le immediate dimissioni, l’informazione è entrata nell’occhio del ciclone e ai giornalisti “nemici” non si stringeva neppure la mano “per paura di sporcarsela”. Giorgia Meloni ritiene che il referendum, comunque finisca, non sfiorerà il governo; Elly Schlein è di parere opposto e sostiene che la spallata potrebbe essere l’inizio della fine. Fra le due donne più importanti del panorama politico italiano c’è anche un maschietto che è il presidente dei 5Stelle, una volta chiamati grillini. Lui fa parte del campo largo, ma solo perchè spera che questa alleanza vinca e si avveri il suo sogno: quello di tornare a guidare il Paese.
Tutto questo bailamme non ha fatto dimenticare la scomparsa di Umberto Bossi, considerato da alcuni il Leone del Nord e da altri un sincero democratico, Nessuno ha scordato la sua passeggiata con Silvio Berlusconi vestito con un elegante doppiopetto e lui che gli camminava accanto in canottiera. Comunque un signore che dette un volto nuovo alla politica di quei tempi.
Rispetto ai problemi di casa nostra, la guerra è finita in un cassetto? Assolutamente no, ha preso un paio di giorni di vacanza, un weekend di riposo che non ha frenato però i bombardamenti e le atrocità di un conflitto così pericoloso. L’Europa pare essere uscita dal letargo e cinque leader che fanno capo a Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Olanda si sono detti pronti ad affrontare il problema dello stretto di Hormuz da cui dipende l’economia di tutto il mondo.