La politica delle scissioni: perché i nuovi partiti continuano a nascere (foto ANSA) - Blitz quotidiano
L’unica operazione aritmetica che la politica conosce è la divisione. Le altre le ignora, come se non si dovessero più studiare nemmeno alle elementari. Non si insegue l’unità, ma la frammentazione perchè soltanto così si può sperare di essere determinanti in una maggioranza traballante. Ricordo che ai tempi del pentapartito (siamo nella prima repubblica) la Dc spesso aveva bisogno dei voti di una forza che l’opinione pubblica aveva quasi ignorato. È inutile fare i nomi, basta andarsi a leggere un giornale di quegli anni.
Dalle coalizioni ai movimenti personali
Avviene lo stesso ai giorni nostri? Si risponderà: assolutamente no, perché ad esempio Elly Schlein sogna sempre l’unità della sinistra (il cosiddetto campo largo), dimostrando che se si vuole vincere si ha bisogno di una coalizione. Lo stesso avviene a destra, dove i tre partiti guidati da Giorgia Meloni non hanno finora perduto quell’aplombe che gli italiani gli hanno conferito. Eppure, nonostante questi dati di fatto, l’imperativo categorico è a volte staccarsi per fondare un proprio movimento. Eclatante fu il caso di Beppe Grillo che portò i 5Stelle a Palazzo Chigi con uomini e donne fino ad allora sconosciuti. Vogliamo ricordare il caso di Giuseppe Conte? Un insegnante universitario che fu presidente del consiglio due volte con schieramenti diversi.
Il caso Vannacci e la crescita di Futuro Nazionale
La voglia di abbandonare la propria casa è tuttora vigente. Il generale Vannacci docet. Voluto a tutti i costi da Matteo Salvini per aver venduto mezzo milione di copie con il suo “Mondo al contrario”, l’alto ufficiale, come è noto, ha cambiato casacca, creando il Futuro Nazionale che oggi conta gli stessi voti del Carroccio, se non di più. Forte di questa impennata il leader militare ritiene di essere l’ago della bilancia per il futuro governo. Vista la parità decretata dai sondaggi, Vannacci pensa di dirigersi a destra o a sinistra a seconda di quel che potrà ottenere. Per una poltrona in Parlamento si fa tutto e il contrario di tutto.
I dubbi degli analisti e il peso dei sondaggi
Non la pensano così i più autorevoli commentatori politici per due ragioni. La prima è che l’ascesa potrebbe fermarsi e il giorno delle elezioni politiche Futuro Nazionale non sarà più così determinante. La seconda è che il pareggio potrebbe andare a farsi benedire lasciando in braghe di tela il nuovo partito di destra-destra. Di modo che avendo atteso troppo per furbizia il generale ne uscirebbe con le ossa rotte. Ora come ora, però, Futuro Nazionale fa paura tanto alla Meloni che al leader del campo largo (chi sarà di grazia?).
Un euforico Vannacci gira l’Italia e trova consensi tanto è vero che gli ultimi sondaggi lo danno addirittura pari se non più alla Lega, lasciandosi alle spalle Azione e Italia Viva. Tutto ciò dimostra che liberarsi fa bene? Nel dubbio molti ci provano. A sinistra la frantumazione è continua ed un autorevole costituzionalista ha contato che i movimenti che aspirano ad entrare in Parlamento ( o presunti tale) sono più di quindici.
La frammentazione politica è destinata a durare?
Elenchiamo qualcuno di questi gruppi. Il più autorevole è forse quello voluto da Pina Picierno, vice presidente della commissione europea andata via del Pd. Ha formato di recente una nuova coalizione che non gradisce più di tanto la sinistra di Elly Schlein. È più o meno l’intenzione delle altre formazioni come il Centro democratico, Più uniti, Liberali. Perchè meravigliarsi se questa corsa verso lidi più sicuri coinvolge tutte le forze poIitiche? Innanzitutto perché è lì che si possono raccapezzare più voti, magari quelli degli indecisi o degli assenteisti.
Poi, perché il desiderio di schierarsi con un partito più tranquillo, meno aggressivo e più razionale ha molti proseliti. Si domandano i “nuovi entrati”: “Forse Giorgia Meloni non sta portando i suoi Fratelli d’Italia verso traguardi più moderati?”. Insomma, dovremo dire addio fra qualche anno ad una maggioranza e a una minoranza come avviene nelle altre democrazie europee? I sondaggisti replicano con un “no secco”, perché il 2,il 3 e anche il 4 per cento delle preferenze presto svaniscono e si rimane con niente fra le mani. Allora – continuano quelli che se ne intendono – meglio rimanere in casa invece che andare alla ricerca di alloggi tutti già occupati da coloro che sperano di potersi un giorno sedere alla Camera o al Senato.
