La premier Giorgia Meloni (Foto Ansa)
“Nelle leggi di applicazione di questa riforma costituzionale della giustizia, noi ci dobbiamo mettere anche una norma che impedisce a chi ha fatto politica, almeno per un periodo di tempo, di andare al Csm: incompatibile, almeno per un tot di tempo. Perché io non voglio un Csm e una giustizia, oggi controllati dalla politica, che domani siano controllati da un’altra politica”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite di Quarta Repubblica, in onda questa sera su Rete4, sottolineando “che questo è il problema per alcuni”.
Ironizzando su chi descrive un mondo in cui “fino ad oggi i partiti e la politica sono stati totalmente estranei al meccanismo del Csm“, Meloni ha ricordato che “il vicepresidente del Csm viene scelto tra i laici” e ha elencato alcuni degli ultimi: “David Ermini, parlamentare e responsabile giustizia del Partito Democratico; Michele Vietti, parlamentare con Casini; Giovanni Legnini sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Renzi e parlamentare dem, come se io ci mettessi Mantovano; Nicola Mancino era stato ministro degli Interni col governo Amato, parlamentare della Dc. Non mi pare che la politica non ci fosse”.
“Io sto facendo una riforma, noi stiamo facendo una riforma – ha continuato la premier – che vuole togliere il controllo della politica sul Csm e sulla magistratura. E quello che molti nel fronte del no non possono dire è la verità, e cioè ‘ci state togliendo un potere di condizionamento al quale noi non vogliamo rinunciare'”.
