Beauty sleep, dormire bene fa davvero bene alla pelle? Cosa dice la scienza (blitzquotidiano.it)
Si dice beauty sleep, il sonno di bellezza. Un’espressione che sembra appartenere più al mondo del marketing che a quello della scienza, e che suggerisce una promessa semplice: dormire bene ci farebbe apparire più belli. Ma quanto c’è di vero?
La risposta degli studi è più interessante di quanto sembri. Il sonno non è una crema antirughe naturale e una notte passata a dormire non cancella i segni dell’invecchiamento. Tuttavia, la ricerca mostra che dormire poco o male può influenzare alcuni importanti processi della pelle, dalla funzione della barriera cutanea all’idratazione, fino alla capacità di recuperare dopo uno stress.
E non si tratta soltanto di avere un viso più riposato al mattino. La pelle segue infatti ritmi biologici legati al ciclo sonno-veglia e, durante il riposo, cambiano diversi processi fisiologici coinvolti nel mantenimento e nella riparazione dei tessuti.
Cosa succede alla pelle mentre dormiamo
La pelle non “smette di funzionare” quando dormiamo. Al contrario, durante la notte continuano processi fondamentali per la sua omeostasi, cioè per mantenere il corretto equilibrio della barriera cutanea, dell’idratazione e delle funzioni immunitarie.
Il rapporto tra sonno e pelle è legato anche ai ritmi circadiani. Ormoni, temperatura cutanea, flusso sanguigno, perdita d’acqua attraverso la pelle e attività immunitaria seguono variazioni nell’arco delle 24 ore.
Il sonno è quindi inserito all’interno di un sistema molto più ampio che coinvolge il ritmo circadiano e la capacità dell’organismo di alternare attività, recupero e riparazione.
Una revisione della letteratura ha evidenziato proprio questo collegamento tra sonno, ritmi circadiani e fisiologia cutanea, sottolineando il possibile ruolo della qualità del sonno nella funzione della barriera e nei processi di riparazione.
Dormire poco può rendere la pelle più secca?

È uno degli aspetti per i quali esistono dati particolarmente interessanti. Uno studio pubblicato su Clinical and Experimental Dermatology ha confrontato donne che dormivano bene con donne caratterizzate da una scarsa qualità del sonno e una durata di circa cinque ore o meno.
Le donne che dormivano meglio presentavano una migliore funzione della barriera cutanea. Dopo aver provocato una piccola alterazione controllata della barriera attraverso un procedimento dermatologico, il recupero risultava del 30% maggiore nelle buone dormienti dopo 72 ore. Anche la perdita d’acqua transepidermica, cioè la quantità di acqua che attraversa la barriera cutanea e si disperde nell’ambiente, era più elevata nelle donne con sonno scarso.
È un dato interessante perché la barriera cutanea è fondamentale proprio per mantenere l’acqua all’interno della pelle e proteggerla dalle aggressioni esterne. Quando la barriera funziona peggio, la pelle può diventare più secca, sensibile e soggetta a irritazioni.
Bastano due notti dormite male per cambiare la pelle?
Non è necessario arrivare a una situazione di privazione estrema del sonno per osservare qualche cambiamento. In uno studio condotto su 24 donne sane, normalmente buone dormienti, i ricercatori hanno ridotto il sonno a circa tre ore per notte per due notti consecutive.
Dopo questa breve restrizione sono stati osservati diversi cambiamenti nei parametri della pelle del viso: minore idratazione, maggiore perdita d’acqua transepidermica e modificazioni delle proprietà biomeccaniche della pelle.
Anche l’aspetto del viso cambiava: gli strumenti utilizzati nello studio hanno rilevato una riduzione della luminosità e della saturazione del colore cutaneo.
Naturalmente questo non significa che due notti storte facciano “invecchiare” improvvisamente la pelle. Si tratta di uno studio piccolo e di breve durata, condotto in condizioni sperimentali. Il suo interesse sta soprattutto nel mostrare che la pelle può rispondere rapidamente alla riduzione del sonno.
E le rughe? Il sonno può davvero rallentare l’invecchiamento?
Qui bisogna fare una distinzione importante. Non possiamo dire che dormire bene “prevenga le rughe” nello stesso modo in cui sappiamo che l’esposizione ai raggi ultravioletti contribuisce all’invecchiamento cutaneo.
L’invecchiamento della pelle è il risultato di moltissimi fattori: età, genetica, esposizione solare, fumo, alimentazione, ambiente, stress e altri fattori dello stile di vita.
Il sonno sembra però inserirsi in questo sistema perché una sua alterazione prolungata può influenzare infiammazione, stress ossidativo, funzione della barriera e processi di riparazione.
Uno studio condotto su 60 donne ha trovato che le persone con una buona qualità del sonno presentavano punteggi migliori per alcuni indicatori dell’invecchiamento cutaneo. Le buone dormienti mostravano inoltre una migliore capacità di recupero della barriera cutanea e una migliore risposta dopo un’esposizione controllata ai raggi ultravioletti.
Ma attenzione: si tratta di un’associazione. Lo studio non dimostra che dormire di più faccia automaticamente diminuire le rughe.
È possibile che il sonno sia uno dei tanti elementi che contribuiscono a una migliore salute cutanea e che le persone che dormono bene abbiano anche altre abitudini favorevoli.
La pelle “stanca” che vediamo allo specchio è reale?
In parte sì. Occhi più gonfi, occhiaie, colorito più spento e aspetto meno fresco dopo una notte insonne non sono soltanto una nostra impressione.
La dermatologia riconosce che la privazione di sonno può manifestarsi anche attraverso alcuni cambiamenti visibili del volto. Occhiaie e gonfiore intorno agli occhi possono diventare più evidenti quando siamo stanchi.
Ma anche in questo caso bisogna distinguere l’effetto temporaneo dall’invecchiamento vero e proprio.
Una notte insonne può farci apparire più stanchi. Non significa che quella notte abbia provocato una nuova ruga permanente. È un po’ la differenza tra avere un viso temporaneamente meno luminoso e modificare realmente la struttura della pelle.
Perché il sonno può influenzare la barriera cutanea?
La barriera cutanea è lo strato più esterno della pelle e ha, tra le altre funzioni, quella di limitare la perdita di acqua e proteggere i tessuti sottostanti. Il sonno e il ritmo circadiano influenzano numerosi segnali biologici, compresi quelli ormonali e immunitari.
Quando il sonno viene alterato, possono cambiare anche alcuni di questi segnali. Una delle conseguenze ipotizzate è una maggiore difficoltà della pelle a mantenere la propria integrità e a recuperare dagli stress.
La ricerca più recente sta studiando proprio questo collegamento tra sonno, ritmo circadiano e barriera cutanea, anche in relazione a condizioni dermatologiche caratterizzate da infiammazione.
Non significa però che chi dorme male svilupperà necessariamente una malattia della pelle. Sono associazioni e meccanismi ancora oggetto di studio.
Quante ore bisogna dormire per la pelle?
Qui la risposta è molto meno “beauty” di quanto si potrebbe pensare. Non esiste un numero magico di ore che faccia apparire la pelle più giovane.
Le raccomandazioni generali indicano che gli adulti tra 18 e 60 anni dovrebbero dormire almeno sette ore per notte. Per le persone tra 61 e 64 anni l’intervallo raccomandato è di 7-9 ore, mentre dai 65 anni in poi è di 7-8 ore.
Per la pelle, quindi, non avrebbe molto senso cercare di dormire nove o dieci ore nella speranza di ottenere un effetto antirughe.
La cosa importante è soprattutto dormire abbastanza e con una buona qualità del sonno, mantenendo per quanto possibile una certa regolarità.
Non conta soltanto la quantità: anche la qualità è importante
Dormire otto ore ma svegliarsi continuamente non equivale necessariamente a otto ore di sonno continuo e ristoratore. Il concetto di beauty sleep dovrebbe quindi essere interpretato più correttamente come sonno adeguato e di buona qualità, non semplicemente come il numero di ore trascorse a letto.
Anche la regolarità degli orari è importante perché il nostro organismo funziona attraverso un orologio biologico interno. Andare a letto e svegliarsi a orari molto diversi ogni giorno può contribuire a disturbare il ritmo circadiano.
E le creme notte? Possono sostituire il sonno?
No. È probabilmente questo il punto più importante per evitare di trasformare la scienza del beauty sleep in marketing.
Una buona crema notte può aiutare la pelle a mantenere l’idratazione e può contenere ingredienti con evidenze utili per specifiche esigenze cutanee. Ma nessun prodotto cosmetico può sostituire il sonno.
Allo stesso modo, dormire bene non rende superflua una corretta skincare.
Protezione solare, idratazione e utilizzo appropriato degli attivi rimangono strumenti importanti per la salute e l’aspetto della pelle. L’American Academy of Dermatology sottolinea, per esempio, il ruolo della protezione solare nel limitare l’invecchiamento cutaneo precoce. La skincare e il sonno, quindi, non sono alternative: agiscono su piani differenti.
