Caffè, quante tazzine si possono bere al giorno? Cosa dicono davvero i nuovi studi su cuore, fegato e aritmie (blitzquotidiano.it)
Per milioni di persone la giornata comincia con una tazzina di caffè. C’è chi si ferma a uno, chi ne beve due o tre durante la giornata e chi arriva facilmente a quattro o cinque. Ma quanto caffè possiamo bere senza mettere a rischio la salute? E soprattutto: il caffè è davvero un’abitudine da limitare oppure, in determinate quantità, può avere anche effetti favorevoli?
La risposta che arriva dalla ricerca scientifica è meno scontata di quanto si potrebbe pensare. Negli ultimi mesi diversi studi hanno analizzato il rapporto tra consumo abituale di caffè e salute cardiovascolare, funzionalità del fegato e disturbi del ritmo cardiaco. I risultati, nel complesso, sono interessanti: un consumo moderato di caffè non sembra essere dannoso per la maggior parte degli adulti sani e potrebbe essere associato ad alcuni benefici.
Ma questo non significa che più caffè equivalga a più salute. E soprattutto non significa che cinque tazzine siano la quantità ideale per tutti.
Quante tazzine di caffè al giorno sono considerate sicure?
Una delle indicazioni più interessanti arriva da una recente dichiarazione scientifica dell’American Heart Association, che ha esaminato le evidenze disponibili sul rapporto tra caffeina e sistema cardiovascolare.
Secondo il documento, per la maggior parte degli adulti un’assunzione fino a circa 400 milligrammi di caffeina al giorno può essere considerata compatibile con la sicurezza cardiovascolare. In termini pratici, questa quantità corrisponde indicativamente a 3-5 tazze da circa 240 millilitri di caffè, ma il contenuto di caffeina può variare enormemente in base al tipo di bevanda, alla preparazione e alla quantità effettivamente consumata.
Il numero di tazzine, quindi, è meno importante del quantitativo complessivo di caffeina.
La stessa quantità di caffè può inoltre avere effetti diversi da persona a persona. Alcuni individui metabolizzano la caffeina più rapidamente, mentre altri sono particolarmente sensibili e possono sviluppare insonnia, agitazione, aumento temporaneo della pressione o palpitazioni anche con quantità relativamente contenute.
Per questo motivo 400 milligrammi rappresentano un riferimento generale e non un obiettivo da raggiungere.
Il caffè può fare bene al cuore?
Per molto tempo la caffeina è stata guardata con una certa diffidenza quando si parlava di cuore. Oggi il quadro appare decisamente più articolato.
La revisione dell’American Heart Association indica che il consumo abituale e moderato di caffè è associato a un rischio più basso di diverse condizioni cardiovascolari, tra cui malattia coronarica, insufficienza cardiaca, ictus e fibrillazione atriale. Gli effetti osservati non sembrano dipendere necessariamente dalla sola caffeina, perché alcune associazioni favorevoli sono state osservate anche con il caffè decaffeinato.
Il motivo potrebbe essere legato alla grande quantità di sostanze biologicamente attive presenti nel caffè. Oltre alla caffeina, infatti, la bevanda contiene numerosi composti vegetali che possono influenzare metabolismo, infiammazione e funzione vascolare.
Questo aiuta anche a spiegare perché parlare semplicemente di “effetto della caffeina” sia riduttivo: caffè e caffeina non sono esattamente la stessa cosa.
Una tazzina al giorno e fibrillazione atriale: il dato più sorprendente
Uno dei risultati più interessanti arriva proprio dal cuore. Nel trial clinico randomizzato DECAF, pubblicato su JAMA, 200 persone con fibrillazione atriale persistente, sottoposte a cardioversione, sono state assegnate a continuare a consumare caffè con caffeina oppure ad astenersi da caffè e caffeina per sei mesi.
Nel gruppo che consumava caffè era richiesto almeno un caffè al giorno. Al termine dello studio, la recidiva di fibrillazione atriale o flutter atriale si è verificata nel 47% dei partecipanti che bevevano caffè, rispetto al 64% di quelli assegnati all’astensione. Il rischio relativo di recidiva, espresso attraverso l’hazard ratio, è risultato inferiore del 39% nel gruppo che consumava caffè.
Il dato è particolarmente interessante perché contraddice almeno in parte la convinzione secondo cui la caffeina dovrebbe essere necessariamente evitata da chi soffre di aritmie.
C’è però una precisazione fondamentale: lo studio non significa che il caffè sia una terapia per la fibrillazione atriale.
I partecipanti erano persone con caratteristiche molto specifiche, già sottoposte a cardioversione, e il trial ha riguardato soltanto 200 individui. Il risultato è quindi importante, ma non può essere automaticamente esteso a chiunque abbia un’aritmia.
E il fegato? Cinque tazze associate a un rischio più basso
Un’altra ricerca recente ha spostato l’attenzione dal cuore al fegato. Lo studio, pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology, ha analizzato i dati di 354.957 partecipanti della UK Biobank che all’inizio dell’osservazione non avevano cirrosi né carcinoma epatocellulare.
Dopo un follow-up mediano di circa 13 anni, i ricercatori hanno osservato che le persone che consumavano almeno cinque tazze di caffè al giorno presentavano una minore incidenza di diversi esiti epatici rispetto a chi ne consumava meno.
Nel gruppo con almeno cinque tazze quotidiane, il rischio di cirrosi epatica risultava inferiore del 32%, quello di carcinoma epatocellulare del 47% e quello di mortalità correlata a malattie del fegato del 42%, sulla base degli hazard ratio riportati nello studio.
Sono numeri importanti, ma anche in questo caso bisogna evitare una conclusione sbagliata: lo studio non dimostra che bere cinque caffè al giorno prevenga la cirrosi o il tumore del fegato.
Si tratta infatti di uno studio osservazionale. I ricercatori hanno seguito persone con differenti abitudini di consumo e hanno verificato ciò che accadeva nel tempo, senza assegnare casualmente ai partecipanti una determinata quantità di caffè.
Perché il caffè potrebbe proteggere il fegato?
Gli scienziati stanno studiando diversi possibili meccanismi. Il caffè contiene numerosi polifenoli e altri composti bioattivi che possono avere proprietà antiossidanti e influenzare alcuni processi legati all’infiammazione.
La bevanda è stata inoltre associata in precedenti ricerche a una minore quantità di grasso epatico e a una progressione più lenta della fibrosi in alcuni gruppi di persone.
Nel nuovo studio sulla UK Biobank, i ricercatori hanno utilizzato anche dati di risonanza magnetica, biomarcatori e profili proteomici, cercando di capire non soltanto se il caffè fosse associato agli esiti clinici, ma anche quali modificazioni biologiche potessero accompagnare questa relazione.
Tutto questo rende l’ipotesi biologicamente interessante, ma non sufficiente per trasformare il caffè in un trattamento.
Caffè nero, zucchero e bevande elaborate: non sono la stessa cosa

C’è poi un dettaglio che spesso viene dimenticato quando si parla dei possibili benefici del caffè.
Gli studi scientifici sul caffè non autorizzano a considerare salutari indistintamente tutte le bevande a base di caffè.
Un espresso o un caffè filtrato senza grandi quantità di zuccheri aggiunti è una cosa molto diversa da una bevanda di grandi dimensioni con sciroppi, panna, zucchero e altri ingredienti calorici.
Quando si valuta l’effetto del caffè sulla salute, bisogna quindi considerare anche che cosa finisce realmente nella tazza.
Questo è particolarmente importante per chi beve numerose bevande zuccherate durante la giornata: eventuali effetti favorevoli associati al caffè non cancellano automaticamente l’impatto metabolico di un elevato consumo di zuccheri.
Cinque caffè al giorno sono quindi meglio di due?
Non necessariamente.
Questa è forse la conclusione più importante da trarre dai nuovi studi. La ricerca non suggerisce che tutti debbano aumentare il proprio consumo fino a cinque tazze quotidiane.
L’American Heart Association descrive un consumo moderato, fino a circa 400 milligrammi di caffeina al giorno, come generalmente compatibile con la salute cardiovascolare nella maggior parte degli adulti. Ma la quantità effettivamente appropriata dipende dalla sensibilità individuale, dalla preparazione del caffè e dalle altre fonti di caffeina assunte durante la giornata.
Inoltre, una persona che beve troppo caffè e dorme male potrebbe ottenere un risultato complessivamente negativo sulla propria salute, anche se il consumo moderato di caffè è associato a effetti favorevoli in studi di popolazione.
La qualità del sonno resta quindi un elemento fondamentale.
Chi dovrebbe fare più attenzione alla caffeina?
Non tutti rispondono alla caffeina allo stesso modo. Chi nota che il caffè provoca insonnia, ansia, tremori, palpitazioni o aumento della pressione dovrebbe valutare con il proprio medico se ridurne il consumo.
Anche la gravidanza richiede particolare attenzione alla quantità di caffeina assunta, così come alcune condizioni cardiovascolari e determinate terapie farmacologiche.
Il fatto che gli studi mostrino risultati favorevoli nella popolazione generale non significa che la caffeina sia necessariamente indicata per ogni singola persona.
La vera novità: il caffè non sembra essere il nemico che pensavamo
Mettendo insieme le evidenze più recenti, emerge un quadro decisamente più sfumato rispetto alla vecchia idea secondo cui la caffeina sarebbe automaticamente dannosa per il cuore.
Un consumo moderato di caffè può rientrare in uno stile di vita sano per molte persone e le ricerche più recenti suggeriscono possibili associazioni favorevoli con la salute cardiovascolare e del fegato. Il trial DECAF aggiunge inoltre un elemento particolarmente interessante perché, a differenza della maggior parte degli studi osservazionali, ha utilizzato una randomizzazione per valutare il rapporto tra caffè e recidiva della fibrillazione atriale.
Ma la conclusione non è “più caffè fa meglio”. È piuttosto che una o alcune tazzine al giorno, all’interno di un’alimentazione equilibrata e in assenza di controindicazioni individuali, non sembrano rappresentare il problema che per anni abbiamo immaginato.
E forse la domanda più utile non è quindi “devo smettere di bere caffè?”, ma “quanto ne bevo, quanta caffeina contiene e come reagisce il mio organismo?”.
