Diabete di tipo 2, dieta ed esercizio possono favorire la remissione? (blitzquotidiano.it)
Il diabete di tipo 2 può andare in remissione? In alcune persone sì, soprattutto quando la diagnosi è relativamente recente e si riesce a intervenire in modo significativo sul peso corporeo e sullo stile di vita. Non si tratta di una guarigione definitiva, ma della possibilità di riportare i valori della glicemia al di sotto della soglia diagnostica senza dover assumere farmaci per il diabete per un determinato periodo.
A riaccendere l’attenzione su questo tema è un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Regional Health – Americas nell’ottobre 2026. La ricerca ha coinvolto 96 adulti con diabete di tipo 2 diagnosticato prima dei 45 anni e obesità, mostrando risultati interessanti: dopo sei mesi, oltre la metà delle persone che avevano seguito un programma intensivo di alimentazione ed esercizio fisico aveva raggiunto la remissione della malattia.
Un dato importante, che suggerisce quanto possa essere efficace un intervento strutturato sullo stile di vita. Ma attenzione: il programma utilizzato nello studio era particolarmente impegnativo e seguito da professionisti. Non significa che basti mettersi a dieta o iniziare a camminare per interrompere le cure. Vediamo che cosa hanno scoperto i ricercatori e quali sono le implicazioni per chi convive con il diabete.
Diabete di tipo 2, lo studio sulla remissione con dieta ed esercizio
La ricerca si chiama RESET for Remission ed è stata condotta in tre centri tra Regno Unito e Canada. I ricercatori hanno coinvolto 96 adulti di età compresa tra 18 e 45 anni, con diabete di tipo 2 a esordio precoce e obesità. I partecipanti non erano in trattamento con insulina.
L’obiettivo era verificare se un programma che combinava una dieta a basso apporto calorico e attività fisica strutturata potesse favorire la remissione del diabete più efficacemente rispetto alle cure abituali.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi:
- il primo ha seguito il normale percorso di cura;
- il secondo ha seguito un programma intensivo che prevedeva una dieta da 800-900 calorie al giorno, associata a esercizi aerobici e di rafforzamento muscolare.
La fase più restrittiva dell’alimentazione è durata 12 settimane. Nelle successive 12 settimane i partecipanti hanno seguito un programma di mantenimento del peso, continuando a praticare attività fisica.
L’allenamento prevedeva due sessioni settimanali supervisionate, con esercizi aerobici e di resistenza, e un’ulteriore sessione svolta autonomamente.
Dopo 24 settimane, i risultati sono stati significativi: la remissione è stata raggiunta dal 54% dei partecipanti che avevano seguito il programma combinato, contro il 4% del gruppo che aveva ricevuto le cure abituali.
In termini assoluti, si tratta di 27 persone su 50 nel gruppo sottoposto all’intervento, rispetto a 2 su 46 nel gruppo di controllo.
Che cosa significa remissione del diabete?
Quando si parla di remissione è importante distinguere questo risultato dalla guarigione. Secondo il consenso internazionale pubblicato nel 2021 da esperti dell’American Diabetes Association e di altre organizzazioni scientifiche, si può parlare di remissione del diabete di tipo 2 quando l’emoglobina glicata (HbA1c) scende al di sotto del 6,5% e rimane a questi livelli per almeno tre mesi senza assumere farmaci ipoglicemizzanti.
L’emoglobina glicata è un esame del sangue che permette di valutare la media dei livelli di glucosio nei due-tre mesi precedenti.
Nel nuovo studio i ricercatori hanno utilizzato proprio questo criterio per valutare il risultato raggiunto dai partecipanti.
La remissione, tuttavia, non significa che il diabete sia definitivamente scomparso. La glicemia può tornare ad aumentare, soprattutto in caso di recupero del peso o di progressione della malattia. Per questo motivo sono necessari controlli periodici anche quando i valori rientrano nella norma e non si assumono più farmaci.
Perché perdere peso può favorire la remissione?

Uno degli elementi centrali del programma sperimentato dai ricercatori è stata la perdita di peso. Nelle persone con diabete di tipo 2 e sovrappeso o obesità, un eccesso di grasso corporeo, soprattutto a livello addominale e in alcuni organi come fegato e pancreas, può contribuire all’insulino-resistenza.
L’insulina è l’ormone che permette al glucosio presente nel sangue di entrare nelle cellule. Quando l’organismo diventa meno sensibile alla sua azione, il pancreas deve produrne quantità maggiori per mantenere sotto controllo la glicemia. Con il tempo, questa capacità può ridursi e i valori di glucosio aumentano.
Una perdita di peso significativa può migliorare la sensibilità all’insulina e ridurre l’accumulo di grasso in organi coinvolti nella regolazione della glicemia.
Nel programma RESET for Remission, i partecipanti che avevano seguito l’intervento combinato hanno perso in media 7,5 chilogrammi in più rispetto al gruppo di controllo nell’arco delle 24 settimane.
Un altro risultato interessante riguarda la composizione corporea: nonostante la perdita di peso, la massa muscolare è stata sostanzialmente preservata grazie all’inserimento dell’allenamento contro resistenza. Sono migliorate anche la forza e la capacità cardiorespiratoria.
Questo aspetto è particolarmente importante perché dimostra che, durante un percorso di dimagrimento, non bisogna concentrarsi soltanto sul numero indicato dalla bilancia. Preservare la massa muscolare è fondamentale per la salute metabolica e per mantenere una buona funzionalità fisica.
Non basta mangiare meno: perché serve anche l’attività fisica
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda proprio la combinazione tra alimentazione ed esercizio.
L’attività fisica aiuta i muscoli a utilizzare il glucosio presente nel sangue e contribuisce a migliorare la sensibilità all’insulina. L’allenamento aerobico, come camminata veloce, bicicletta e nuoto, favorisce la salute cardiovascolare e la resistenza.
Gli esercizi di forza, invece, aiutano a mantenere e sviluppare la massa muscolare. I muscoli rappresentano uno dei principali tessuti coinvolti nell’utilizzo del glucosio e mantenerli attivi è importante anche per il controllo metabolico.
Per questo motivo, un programma efficace può comprendere entrambe le tipologie di attività:
- camminata a passo sostenuto o altre attività aerobiche;
- esercizi con pesi, elastici o a corpo libero;
- allenamenti progressivi adattati alle condizioni individuali;
- movimento regolare durante la giornata, evitando di trascorrere troppe ore seduti.
Non è necessario iniziare con allenamenti intensi. La quantità e il tipo di attività devono essere adattati alla condizione fisica, all’età e alle eventuali complicanze del diabete, preferibilmente con il supporto di professionisti.
Chi ha maggiori possibilità di raggiungere la remissione?
Non tutte le persone con diabete di tipo 2 hanno le stesse probabilità di raggiungere la remissione.
In generale, i risultati degli studi indicano che la possibilità può essere maggiore quando la malattia è stata diagnosticata da pochi anni e quando è possibile ottenere una perdita di peso significativa.
La durata del diabete conta perché, con il passare del tempo, le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina, possono perdere progressivamente parte della loro funzionalità.
Anche il livello iniziale della glicemia e la capacità residua dell’organismo di produrre insulina possono influire sulle possibilità di remissione.
Il nuovo studio si è concentrato proprio sulle persone con diabete a esordio precoce, cioè diagnosticato entro i 45 anni. Si tratta di una popolazione particolarmente importante da studiare perché una diagnosi in giovane età può comportare un’esposizione più lunga alla malattia e alle sue possibili complicanze.
I risultati non possono quindi essere automaticamente estesi a tutte le persone con diabete di tipo 2, soprattutto a chi ha una diagnosi da molti anni, assume insulina o presenta altre condizioni cliniche.
La dieta da 800 calorie non è una soluzione fai-da-te
Il risultato del 54% di remissione potrebbe far pensare che una dieta molto restrittiva sia la strada più efficace per tutti. È importante, però, non interpretare lo studio in questo modo.
Il programma prevedeva un apporto di appena 800-900 calorie al giorno per 12 settimane, una quantità molto inferiore al fabbisogno energetico abituale della maggior parte degli adulti.
Si trattava di un intervento clinico strutturato, con un programma alimentare specifico, attività fisica supervisionata e controlli sanitari. Non era una semplice dieta dimagrante da seguire autonomamente.
Durante la fase iniziale, la terapia farmacologica per il diabete e la pressione è stata gestita e modificata dai ricercatori secondo criteri clinici e di sicurezza. Questo è un passaggio fondamentale: una restrizione calorica importante può modificare rapidamente la glicemia e rendere necessario un adeguamento dei farmaci per evitare episodi di ipoglicemia o altri problemi.
La maggior parte dei partecipanti del gruppo di intervento ha inoltre riferito almeno un effetto indesiderato, soprattutto nelle prime fasi: stitichezza, mal di testa, capogiri e stanchezza. Gli eventi osservati si sono generalmente risolti, ma confermano che un programma di questo tipo richiede supervisione.
Chi soffre di diabete non dovrebbe quindi iniziare una dieta fortemente ipocalorica né sospendere o modificare i farmaci senza il parere del diabetologo.
Remissione non significa dimenticare i controlli
Anche quando i valori della glicemia tornano sotto la soglia diagnostica, il monitoraggio della salute resta indispensabile.
Il diabete di tipo 2 può infatti ripresentarsi e alcune complicanze possono persistere anche dopo il raggiungimento della remissione. È quindi importante continuare a controllare periodicamente:
- emoglobina glicata e glicemia;
- pressione arteriosa;
- colesterolo e trigliceridi;
- funzionalità renale;
- salute degli occhi;
- eventuali problemi a piedi e sensibilità periferica.
Il medico stabilisce la frequenza degli esami e valuta se sia necessario proseguire o modificare le terapie.
