Farmaci per dimagrire, cosa succede quando si smette? I chili persi possono tornare: cosa dice la scienza (blitzquotidiano.it)
Perdere peso con i nuovi farmaci contro l’obesità può essere una soluzione per chi non riesce a perdere peso. Ma cosa succede quando la terapia viene interrotta? È una delle domande che sempre più persone si pongono dopo aver sentito parlare di semaglutide, tirzepatide e degli altri farmaci che agiscono sui meccanismi della fame e della sazietà.
La risposta degli studi è piuttosto chiara: dopo la sospensione, una parte importante del peso perso tende a tornare. Non significa però che tutti riprendano necessariamente tutti i chili e, soprattutto, non significa che il farmaco “rovini il metabolismo”. Il fenomeno sembra essere legato in gran parte alla natura cronica e recidivante dell’obesità e al ritorno dei meccanismi biologici che favoriscono il recupero del peso.
Cosa succede quando si interrompe il farmaco?
I farmaci più recenti per il trattamento dell’obesità, come semaglutide e tirzepatide, agiscono anche sui segnali che regolano fame, sazietà e assunzione di cibo.
Durante il trattamento, questi meccanismi aiutano molte persone a mangiare meno e a mantenere più facilmente un deficit calorico. Quando il farmaco viene sospeso, il suo effetto farmacologico viene progressivamente meno.
Di conseguenza, l’appetito può aumentare nuovamente e il corpo tende a spingere verso il recupero del peso.
Non è quindi semplicemente una questione di forza di volontà. Dopo un dimagrimento importante, l’organismo mette in atto diversi meccanismi di compensazione: aumenta la spinta biologica a mangiare, cambiano i segnali ormonali legati alla fame e alla sazietà e il dispendio energetico può ridursi rispetto a quello che ci si aspetterebbe dal nuovo peso.
Quando viene meno anche l’azione del farmaco, questi meccanismi possono diventare più evidenti.
Il caso della semaglutide: cosa è successo dopo un anno?
Uno degli esperimenti più citati è l’estensione dello studio STEP 1 sulla semaglutide. I partecipanti avevano seguito per 68 settimane una terapia con semaglutide 2,4 mg insieme a interventi sullo stile di vita. Durante il trattamento avevano perso in media il 17,3% del peso corporeo.
Dopo la sospensione, però, nel successivo anno hanno recuperato in media 11,6 punti percentuali di peso, arrivando così a mantenere a distanza di 120 settimane una perdita netta di circa il 5,6% rispetto al peso iniziale.
In altre parole, un anno dopo aver smesso avevano recuperato circa due terzi del peso perso durante la terapia.
Anche molti dei miglioramenti ottenuti sui parametri cardiometabolici tendevano a tornare verso i valori iniziali.
È un risultato importante perché mostra che il farmaco non sembra semplicemente “insegnare” all’organismo a mantenere per sempre il nuovo peso. Finché l’effetto farmacologico è presente, il controllo del peso può essere più semplice; una volta interrotto, il sistema biologico che aveva favorito il dimagrimento torna progressivamente a funzionare.
Con la tirzepatide succede qualcosa di simile

Un risultato analogo è emerso con la tirzepatide nello studio SURMOUNT-4.
Dopo 36 settimane di trattamento, i partecipanti avevano perso in media il 20,9% del peso corporeo. A quel punto una parte ha continuato a ricevere tirzepatide, mentre un’altra è passata al placebo.
Nei successivi 52 settimane, chi aveva continuato il farmaco ha perso ancora il 5,5% del peso rispetto alla randomizzazione. Chi lo aveva interrotto ha invece recuperato il 14%.
La differenza tra i due gruppi è stata quindi molto marcata.
Il dato interessante è anche un altro: tra coloro che hanno continuato la tirzepatide, quasi il 90% ha mantenuto almeno l’80% della perdita di peso ottenuta nella prima fase dello studio. Nel gruppo passato al placebo questa percentuale era soltanto del 16,6%.
Questo non significa che chi smette di prendere tirzepatide recupererà necessariamente il 14% del peso: il valore riguarda quel particolare studio e quel particolare gruppo di partecipanti. Ma conferma una tendenza osservata anche con altri farmaci.
Quanto peso si può riprendere dopo aver smesso?
Una delle analisi più interessanti pubblicate nel 2026 è una revisione sistematica e meta-analisi del BMJ che ha raccolto 37 studi e 9.341 partecipanti trattati con farmaci per la gestione del peso.
Considerando complessivamente i medicinali analizzati, il recupero medio è stato di circa 0,4 kg al mese dopo la sospensione.
Per i farmaci incretinici più moderni, come semaglutide e tirzepatide, la stima era più elevata: circa 0,8 kg al mese.
Il modello utilizzato dai ricercatori ha stimato che, per questi farmaci più efficaci, il peso perso potesse essere recuperato fino a tornare vicino al livello iniziale in circa un anno e mezzo.
Ma c’è una precisazione fondamentale: questa parte è una proiezione statistica, perché gli studi disponibili non seguono tutte le persone per un periodo sufficientemente lungo. Non significa quindi che chiunque interrompa semaglutide o tirzepatide tornerà esattamente al peso di partenza dopo 18 mesi.
Perché il corpo tende a riprendersi il peso?
Il fenomeno non riguarda esclusivamente i farmaci. Quando una persona dimagrisce, l’organismo cerca naturalmente di riportare il peso verso un livello precedente. È un meccanismo che coinvolge diversi sistemi contemporaneamente.
Da una parte cambiano gli ormoni che regolano la fame e la sazietà. Dall’altra, dopo la perdita di peso, il consumo energetico può ridursi e il corpo può diventare più efficiente nell’utilizzare l’energia.
A questo si aggiunge il ritorno dell’appetito che durante la terapia farmacologica era stato maggiormente controllato.
Quando viene tolto il farmaco, quindi, non viene tolto soltanto un prodotto che faceva perdere peso: viene meno anche uno dei meccanismi che aiutavano a contrastare la spinta biologica verso il recupero del peso.
È uno dei motivi per cui oggi l’obesità viene sempre più considerata una condizione cronica che può richiedere una gestione a lungo termine.
Significa che bisogna prendere questi farmaci per sempre?
Non esiste una risposta uguale per tutti. Gli studi mostrano che il mantenimento della terapia aiuta a conservare maggiormente la perdita di peso, ma questo non significa automaticamente che ogni persona debba assumere un farmaco per tutta la vita.
La durata del trattamento dipende dalla situazione individuale, dagli obiettivi, dalle indicazioni del farmaco, dagli eventuali effetti indesiderati, dalla risposta ottenuta e dalla valutazione del medico.
Il punto importante è che la sospensione non dovrebbe essere considerata semplicemente come il momento in cui “la cura è finita”.
Il problema del mantenimento del peso deve essere affrontato prima di interrompere la terapia.
Si può diminuire gradualmente la dose?
È una delle domande più interessanti della ricerca attuale. Al momento, non esiste una strategia universalmente validata che permetta di sospendere questi farmaci evitando il recupero del peso.
Esistono però dati recenti che stanno studiando strategie diverse dalla sospensione completa.
Un trial sulla tirzepatide, per esempio, ha confrontato la prosecuzione della dose massima tollerata, la riduzione a 5 mg e il passaggio al placebo. La riduzione della dose ha permesso di conservare una parte consistente della perdita di peso, anche se meno rispetto alla prosecuzione della terapia alla dose massima.
È importante però non confondere riduzione della dose con scalaggio progressivo fino alla completa sospensione: sono strategie diverse e le prove disponibili non dimostrano ancora che un vero “tapering” impedisca il recupero del peso.
Per questo non è consigliabile modificare autonomamente dose o frequenza delle iniezioni.
E se insieme al farmaco si continua con dieta e attività fisica?
Alimentazione equilibrata, attività fisica e supporto comportamentale restano fondamentali anche durante la terapia farmacologica. Tuttavia, gli studi disponibili non permettono di dire che dieta ed esercizio fisico possano sempre impedire il recupero del peso dopo la sospensione.
La meta-analisi del BMJ ha infatti osservato un recupero di peso anche dopo trattamenti farmacologici accompagnati da interventi sullo stile di vita.
Questo non significa che mangiare bene e fare attività fisica siano inutili, tutt’altro. Significa che la biologia del peso corporeo può rendere difficile mantenere nel tempo una grande perdita di peso anche quando una persona continua a impegnarsi.
Non tutti riprendono peso allo stesso modo
C’è però un aspetto che spesso si perde quando si parla di “effetto rimbalzo”. Le medie degli studi non descrivono necessariamente il singolo paziente.
Una ricerca real-world della Cleveland Clinic pubblicata nel 2026, condotta su quasi 8.000 persone che avevano interrotto semaglutide o tirzepatide, ha mostrato infatti una situazione più complessa: alcune persone hanno ripreso peso, mentre altre lo hanno mantenuto o hanno continuato a perderlo.
Tra le persone trattate per obesità, il 55% aveva guadagnato peso nell’anno successivo alla sospensione, mentre il 45% era rimasto stabile o aveva continuato a perdere peso. Una possibile spiegazione è che molti pazienti, dopo aver interrotto il primo farmaco, abbiano continuato il percorso con un altro trattamento, con modifiche dello stile di vita o riprendendo la terapia.
È quindi sbagliato trasformare i risultati dei trial nella certezza che “se smetti Ozempic riprendi tutti i chili”.
La realtà è più sfumata.
Il problema non è soltanto la bilancia
Il recupero del peso può accompagnarsi anche alla perdita di alcuni dei miglioramenti metabolici ottenuti durante il trattamento. Nella ricerca sulla sospensione di questi farmaci sono stati osservati, a seconda dello studio, peggioramenti di parametri come glicemia, pressione arteriosa e lipidi.
Un’analisi del trial SURMOUNT-4 ha inoltre mostrato che, nelle persone che recuperavano una quota maggiore del peso dopo la sospensione della tirzepatide, tendevano a peggiorare maggiormente anche diversi parametri cardiometabolici.
Per questo la questione non è soltanto estetica. Per chi utilizza questi farmaci per obesità o diabete, mantenere i benefici metabolici ottenuti è una parte importante della gestione della malattia.
