Gli album che hanno fatto la storia del soul: Ray Charles, Otis Redding, Aretha Franklin... Blitz Quotidiano. Foto ANSA
La soul music è un capitolo fondamentale per la storia della musica e per tutti i generi musicali moderni. Eppure, agli occhi e alle orecchie di molti, appare un fenomeno dai confini molto sfumati e sfuggenti. In questo articolo cercherò di fornire qualche punto di riferimento fondamentale e un minimo di inquadramento storico, attraverso gli album che hanno fatto la storia del soul.
La “musica dell’anima” compare tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta. È una musica fortemente influenzata dalla tradizione del gospel e dal rhythm and blues. Moltissimi dei suoi principali interpreti provengono in effetti dal mondo del gospel e della musica eseguita nelle chiese dei neri. Le caratteristiche frasi corali, strutturate con il “botta e risposta” fra la voce principale e il coro, insieme al battito delle mani a tempo, diventano marchi di fabbrica anche della soul music. Così come alcuni atteggiamenti nei movimenti, tipici dei predicatori, e alcune parti “recitate” come se si trattasse di un sermone laico. Ma dal gospel vengono anche una serie di progressioni armoniche che caratterizzano il genere soul. Dal rhythm and blues invece il soul ha preso la parte più “secolare”, i ritmi indiavolati vicini al rock’n’roll uniti alle strutture del blues e le frasi musicali insistite ossessivamente per lasciare alle parti vocali e soliste il compito di “portare avanti” il brano.
Indubbiamente, la soul music è una musica della tradizione dei neri americani. Ma, come vedremo, anche diversi musicisti bianchi hanno contribuito a plasmarne la forma. Potremmo dire che si tratta di un luogo metaforico di integrazione razziale. Questo, in effetti, è un aspetto da non sottovalutare quando si parla di soul. Il genere infatti è stato da sempre legato alle lotte dei neri per i diritti civili.
La nascita della soul music corrisponde però anche al momento d’oro di un particolare meccanismo produttivo sperimentato negli Stati Uniti. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, gli studi di registrazione, che erano anche case discografiche, fornivano un servizio completo per gli artisti che sceglievano di produrre. Mettevano a disposizione compositori e arrangiatori, oltre a un’intera band, spesso anche con una sezione fiati importante: turnisti che però erano anche musicisti affiatati, abituati a suonare insieme. Le principali etichette che diedero forma al soul in America sono: la Motown Records di Detroit, la Atlantic Records di New York e la Stax Records di Memphis.
Ciascuna di queste case discografiche sviluppava un proprio sound riconoscibile. La Motown addirittura diede origine a un sottogenere che prese il nome dall’etichetta. La Stax Records, in particolare, aveva a disposizione un set di musicisti incredibili, che sarebbero stati responsabili di gran parte del rhythm and blues, del soul, del blues, del rock degli anni a venire. I Mar-Keys erano una band di turnisti che si alternavano nella registrazione degli album per l’etichetta. Trai membri dei Mar-Keys, c’erano i leggendari Booker T. & the M.G.’s. Questa band, formata da due musicisti bianchi e due neri, è stata uno dei primi esempi di integrazione razziale nella musica americana. Il chitarrista Steve Cropper, uno dei due bianchi, sarà il principale autore e arrangiatore di molti classici della soul music. Accanto a lui, c’erano Donald “Duck” Dunn al basso, Booker T. Jones alla voce e all’organo, e Al Jackson Jr. alla batteria. A questi, si aggiungevano all’occorrenza i Memphis Horns, una sezione fiati di eccellenza capitanata da Andrew Love e Wayne Jackson.
I diversi sound delle etichette discografiche, oltre al diverso contesto sociale e musicale delle varie zone degli Stati Uniti, hanno dato vita alle varie definizioni di “southern soul”, “Memphis soul”, “New Orleans soul”, “Chicago soul”, “Philadelphia soul”. Le evoluzioni successive del genere hanno portato a separare ulteriormente il sound della Motown, oltre a creare altre etichette come “soul psichedelico”, “progressive soul”, “soul britannico” e, più recentemente, “neo soul”.
Il soul degli anni Cinquanta e Sessanta era sostanzialmente il pop americano dell’epoca, fatto di grandi hit internazionali, che però avevano radici profonde nella tradizione del gospel e del rhythm and blues ed erano legate a un importante movimento per i diritti civili. Non solo: la musica soul di quegli anni sarebbe stata un’influenza fondamentale per gran parte della musica successiva.
Tra gli artisti della soul music che in seguito hanno fatto la storia del pop, del funk e chi più ne ha più ne metta, troviamo ad esempio un giovanissimo Michael Jackson, insieme ai Jackson Five. Prodotti dalla Motown Records, i Jackson Five erano sostenuti da Diana Ross, che dopo l’enorme successo ottenuto con le Supremes era definita all’epoca la “regina della Motown”. Titoli di questo genere sono stati assegnati a tantissimi esponenti della musica soul. James Brown, ad esempio, era noto come il “re del soul”, prima di diventare il sovrano del funk.
In un panorama musicale in cui gli autori di canzoni non mancavano di certo, si fecero strada anche diversi artisti che erano grandissimi interpreti più che cantautori. Fra questi spicca senza dubbio Patti LaBelle, detta la “madrina del soul” e che poi ebbe un’evoluzione verso la dance music: nel 1974 incise con le Bluebells la celeberrima Lady Marmalade per l’album Nightbirds. E anche in Gran Bretagna troviamo grandi interpreti di soul: il gallese Tom Jones, ad esempio. La sua interpretazione di It’s Not Unusual nel 1965 diventne una hit grazie alla promozione della radio pirata Radio Caroline.
Ma la soul music ha avuto influenze importanti su tutto il mondo musicale contemporaneo: da Annie Lennox ai Talking Heads, fino ai Simply Red, possiamo riscontrare in ogni ambito un debito nei confronti del soul. Basti pensare al cult movie Blues Brothers: incentrato principalmente sul rhythm and blues, il film è in realtà per molti versi una celebrazione della soul music. Il tema di fondo della “missione per conto di Dio”, la scena del predicatore interpretato da James Brown, oltre ai tanti cameo di artisti fondamentali per la storia della soul music dovrebbero essere indizi più che sufficienti. Ma tenete anche presente che la stessa Blues Brothers Band è sostanzialmente formata dagli stessi musicisti della Stax Records, Booker T. & the M.G.’s.
Menzioni speciali
La scena della musica soul ha contribuito a lanciare così tanti grandi artisti, che è inevitabile, anche limitandosi agli anni Cinquanta e Sessanta, che alcuni grandi nomi non siano rientrati nella selezione che segue. Proverò quindi a colmare, in parte, questa lacuna, inserendo qui alcuni nomi nelle menzioni speciali.
Nel 1961, un giovanissimo Stevie Wonder firmò un contratto con la Motown Records a soli undici anni. Le sue prime produzioni rientravano in pieno nell’ambito della soul music, caratterizzate principalmente dalla sua versatilità all’armonica. Solo in seguito Wonder passò a un suono più dominato dai sintetizzatori, che divennero il suo marchio di fabbrica negli anni Settanta. Ma se ascoltate, ad esempio, Up-Tight, quinto album di Stevie Wonder pubblicato nel 1966, troverete tutto lo spirito del soul in brani come Uptight (Everything’s Alright).
Tra i pionieri della musica soul, Jackie Wilson ricopre un ruolo molto importante. Soprannominato “Mr. Excitement” per le sue performance live, o anche “l’Elvis nero”, Wilson è stata una figura influente per molti grandi rappresentanti del genere. Divenne celebre per la sua Reet Petite, che nel 1957 suonava ancora molto vicina al rock’n’roll e al rhythm and blues. Lonely Teardrops, dall’omonimo album del 1959, è invece un altro suo grande successo, in cui è evidente la transizione verso la soul music.
A New Orleans i confini tra blues, jazz, rock’n’roll, soul e funk sono decisamente sfumati: i musicisti locali sostengono che sia tutta una sola grande musica di tradizione nera, e passano da un genere all’altro senza colpo ferire, oppure fondono spesso un genere con l’altro. In questo contesto, però, Irma Thomas si guadagnò negli anni Sessanta il titolo di “regina del soul di New Orleans”. Nel 1963 incise Ruler of My Heart, brano che in seguito venne rivisitato da Otis Redding sotto il titolo di Pain in My Heart. Il suo album di esordio, dopo una serie di singoli, Wish Someone Would Care del 1964, contiene un brano che sicuramente conoscerete: Time is on My Side. Scritta originariamente da Jerry Ragonoy sotto lo pseudonimo di Norman Meade, la canzone venne registrata nel 1963 dal trombonista jazz Kai Winding. L’anno successivo trovò spazio prima nell’album di Irma Thomas e poi fu pubblicata anche dai Rolling Stones, nella versione che probabilmente tutti ricorderete.
Questo è solo uno degli esempi di come il soul possa essere considerato la musica pop di quegli anni e di come abbia influenzato artisti di ambiti musicali apparentemente lontani. Tutti conoscete senza dubbio Stand By Me, canzone originariamente registrata da Ben E. King nel 1962 e inclusa nell’album Don’t Play That Song. Considerata la canzone del secolo, Stand By Me è diventata un classico, con la sua progressione armonica che si è guadagnata il nome di “progressione anni Cinquanta”. In rete si trova un video di un live del 1987 in cui Prince ha organizzato una all star band, un supergruppo che include Phil Collins alla batteria, Eric Clapton alla chitarra, Mark King al basso, ed esegue Stand By Me insieme allo stesso Ben E. King.
Ma il soul, l’abbiamo detto, è stata anche la musica delle lotte per i diritti civili. Tra i massimi esponenti del Chicago soul, particolarmente legato alle lotte razziali, troviamo Curtis Mayfield. La sua People Get Ready del 1965 è diventato un vero e proprio inno, una canzone immortale che ha attraversato i decenni e i generi musicali.
Tra i personaggi invece più nell’ombra del mondo del soul, vale la pena citare Isaac Hayes. Negli anni Sessanta, Hayes lavorava per la Stax Records come compositore e arrangiatore, scrivendo insieme a David Porter gran parte dei successi di Sam & Dave. Quando iniziò a pubblicare a suo nome, diede vita a una corrente descritta spesso come progressive soul o psychedelic soul.
La musica soul si sviluppò rapidamente anche al di fuori dei confini americani. Tra i principali interpreti del soul in Gran Bretagna, spicca una cantante eccezionale: Dusty Springfield. Nel suo album del 1969 Dusty in Memphis è inclusa la famosa Son of a Preacher Man, scritta dagli americani Hurley e Wilkins.
Ray Charles, Ray Charles
Ray Charles non ha certo bisogno di presentazioni. Vale però la pena ricordare che è stato uno dei pionieri del soul negli anni Cinquanta. A testimonianza di ciò, vi propongo l’album, intitolato semplicemente Ray Charles, pubblicato nel 1957. Si tratta in realtà di una sorta di compilation di hit registrate da Ray Charles fra il 1953 e il 1957. Cinque anni dopo venne ripubblicato con il titolo Hallelujah I Love Her So, titolo di uno dei suoi brani più rappresentativi, che vi propongo nel video. Ray Charles è uno degli artisti soul che compare anche nel film Blues Brothers, nelle vesti del venditore del negozio di strumenti musicali.
Sam Cooke, Twistin’ the Night Away
Altro pioniere del genere è stato Sam Cooke, che nel 1958 ha pubblicato il suo primo album eponimo. Nel giro di pochi anni, Cooke si è guadagnato il titolo di “re del soul”. Tra i suoi brani più celebri, ho scelto Twistin’ the Night Away, tratta dall’omonimo album del 1962.
Ike & Tina Turner, River Deep, Mountain High
Anche Tina Turner fa parte della schiera di artisti che hanno contribuito a dare forma alla soul music. Prima della sua lunghissima e fortunata carriera nel pop, prima di essere la “acid queen” degli Who nel musical Tommy, Tina Turner aveva esordito insieme all’allora marito Ike Turner negli anni Sessanta con alcune hit decisamente soul. In Workin’ Together del 1970, Ike & Tina Turner pubblicarono anche la loro famosa versione di Proud Mary, versione che Tina Turner avrebbe continuato ad eseguire anche da sola nei live degli anni successivi. Ma io qui vi propongo l’ascolto di River Deep, Mountain High, album del 1966, il sesto pubblicato dai due artisti. In particolare, la title track fu un grande successo all’epoca.
Otis Redding, Complete and Unbelievable: The Otis Redding Dictionary of Soul
Nessun discorso sulla musica soul può essere fatto senza includere la fondamentale figura di Otis Redding, anche lui definito “il re del soul”. Artista fondamentale per tutta la scena soul a lui contemporanea e futura, Otis Redding ebbe una carriera fulminea. Approdò alla Stax Records nel 1964, registrando il primo singolo These Arms of Mine con Steve Cropper e compagni. La Booker T. & the M.G.’s ebbe sempre un ruolo fondamentale nel definire il sound di Redding. Nel 1967 la sua carriera finì, a causa di un tragico incidente aereo in cui perse la vita. Nonostante la pubblicazione di alcuni album postumi, che includevano anche la celebratissima Sittin’ on the Dock of the Bay, la sua morte rischiò di far andare in bancarotta la casa discografica. Nel 1966, Otis Redding aveva pubblicato Complete and Unbelievable: The Otis Redding Dictionary of Soul, un album il cui titolo era già un programma. E al suo interno si trovava uno dei brani più rappresentativi dello stile di Redding: Try a Little Tenderness.
Aretha Franklin, Lady Soul
E dopo l’ennesimo “re del soul”, non poteva mancare una “regina del soul”. Aretha Franklin è stata una interprete eccezionale del genere, meritando anche lei una comparsa nel film Blues Brothers. Artista per la Atlantic Records fin dal 1961, Aretha Franklin pubblicò Lady Soul nel 1968, il suo dodicesimo album in studio. Fra le tante partecipazioni, spicca quella di Eric Clapton alla chitarra. La traccia di apertura era Chain of Fools.
Marvin Gaye, In the Groove
Nella giungla dei “titoli nobiliari” associati ai grandi interpreti della soul music, Marvin Gaye si guadagnò il soprannome di “principe del soul”, o della motown. Esponente del Chicago soul, storicamente particolarmente legato alle lotte dei neri per i diritti civili, è autore di diverse celeberrime hit, prima fra tutte What’s Going On del 1971. In the Groove è invece il suo album del 1968, che conteneva la sua versione di I Heard it Through the Grapevine.
Wilson Pickett, In the Midnight Hour
Pur non avendo particolari “titoli nobiliari”, Wilson Pickett è stata un’altra figura fondamentale per la scena musicale degli anni Sessanta. Particolarmente influenzato, come tutti gli altri, da Little Richard, che Pickett definì “l’architetto del rock and roll”, Wilson Pickett scrisse e interpretò moltissimi grandi classici del soul, incidendo per la Stax Records di Memphis. In the Midnight Hour è il suo album del 1965, da cui è tratta la celebre title track.
Solomon Burke, The Best of Solomon Burke
Il “reverendo” Solomon Burke ha avuto un’enorme influenza su tantissima musica, dal pop al rock. Il suo soul è profondamente legato ai sermoni e al gospel. Nel 1965, all’interno dell’album The Best of Solomon Burke, pubblicò la sua Everybody Needs Somebody, che l’anno prima era uscita come singolo. Il brano venne ripreso nel 1966 da Wilson Pickett, in una delle versioni di maggiore successo e poi, ovviamente, divenne il brano simbolo del film Blues Brothers.
Sam & Dave, Soul Man
Ancora Memphis, ancora Stax Records e ancora un brano che ha avuto un importante revival dopo l’uscita del film Blues Brothers. Sam & Dave erano un duo vocale di grande successo in ambito soul. La loro Soul Man uscì nell’album omonimo del 1967. Osservate nel video anche le loro movenze nell’esecuzione dal vivo e capirete da dove hanno preso ispirazione John Belushi e Dan Aykroyd.
Al Green, Al Green Explores Your Mind
Al Green è un esponente della scena soul un po’ più tarda. Agli inizi degli anni Settanta, si faceva strada il funk e il soul veniva sempre più spesso mescolato a elementi nuovi: nasceva quello che è stato definito “progressive soul”. Al Green faceva parte della scena di Memphis, ma non era legato a nessuna delle tre etichette di cui abbiamo parlato. Era un artista particolare: dalla fine degli anni Settanta si fece anche pastore. In Al Green Explores Your Mind del 1974 incise Take Me to the River, brano che in seguito venne ripreso da tantissimi artisti, fra cui i Talking Heads.
Bill Withers, Still Bill
Altro artista venuto alla ribalta all’inizio degli anni Settanta, Bill Withers esordì nel 1971 con l’album Just As I Am, che conteneva la celeberrima Ain’t No Sunshine. Nel 1972 Withers registra un altro album di grande soul, Still Bill. L’ultima traccia del lato A del vinile è Lean on Me.
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