Le cover più ardite dei Doors: Etta James, Nico, Blondie... Blitz Quotidiano
I Doors sono una delle band più importanti della storia del rock, una vera e propria icona più volte omaggiata e reinterpretata da una miriade di musicisti, famosi e meno noti. Ma quali sono le cover più ardite dei Doors? Certamente questo è uno di quei casi in cui la scelta si fa piuttosto difficile. Ma andiamo con ordine.
Fondati nel 1965 dall’incontro fra Jim Morrison e Ray Manzarek, nel giro di pochi anni i Doors si sono affermati come un fenomeno mondiale. Nello stesso anno, il cantante e il tastierista vengono affiancati da John Densmore alla batteria e Robby Krieger alla chitarra. Nonostante una serie di collaborazioni con alcuni bassisti, la formazione ufficiale della band non includeva il basso, le cui parti venivano eseguite dalla tastiera. Jim Morrison era ovviamente il leader carismatico dei Doors, ma sarebbe sbagliato identificare i Doors solo con Morrison.
Jim Morrison era un poeta, in grado di scrivere testi potenti e anche di improvvisarli. Era anche un intellettuale, un avido ricercatore e un conoscitore della cultura dei nativi americani. Sul palco, si trasformava in un vero e proprio sciamano, mentre regalava citazioni e riferimenti letterari di tutto rispetto. La parte musicale era invece terreno più per Manzarek e Krieger, autori di gran parte delle musiche, anche se era usanza della band firmare i brani tutti insieme.
I Doors erano una bandiera della controcultura hippie americana, con le battaglie contro la guerra, che in quel periodo era quella in Vietnam, con i proclami a favore dell’amore libero e della libertà nell’uso delle droghe. Si fa spesso riferimento ai Doors e a Jim Morrison come agli scapestrati giovanotti del rock’n’roll, sempre pronti a scandalizzare e a combinare qualcosa di provocatorio. Ma in pochi si soffermano a pensare alla portata culturale di un gruppo che ha portato la musica di Kurt Weil nel rock: Kurt Weil, il musicista di quel comunista tedesco di Bertolt Brecht, riarrangiato e suonato per i rampolli del capitalismo americano degli anni Settanta!
Anche il nome della band era un riferimento letterario, alla nascente cultura della beat generation, e in particolare alle Porte della percezione di Aldous Huxley. Insomma, stiamo parlando di un fenomeno musicale e culturale molto profondo e serio, non di un gruppetto di scapestrati!
E i tantissimi musicisti che hanno tributato un omaggio ai Doors reinterpretandone uno o più brani sono spesso anche veri e propri intellettuali, oltre ad appartenere a generi musicali e mondi molto diversi fra loro. Sì, perché i Doors sono riusciti a farsi bandiera non solo del movimento hippie a stelle strisce, ma di ogni movimento pacifista nel mondo e a farsi amare da ogni amante della buona musica in ogni angolo del pianeta.
Così, nell’infinito elenco di artisti che hanno inciso una cover dei Doors troviamo i Simple Minds, gli Eurythmics, Buddy Rich (tutti con Hello, I Love You), i Jane’s Addiction e Billy Idol con L.A. Woman, Nancy Sinatra e gli UB 40 con Light My Fire, Bo Diddley con Love Her Madly, Joan Jett e gli Aerosmith con Love Me Two Times, gli Status Quo e i Blue Oyster Cult con Roadhouse Blues, i Ramones con Take it as it Comes, i Duran Duran con The Crystal Ship, Alexis Korner con The WASP (Texas Radio and the Big Beat), gli Echo & The Bunnymen con Soul Kitchen. E non è che la punta dell’iceberg di un elenco che potrebbe andare avanti all’infinito, spaziando dal rock al blues al funky, al progressive, al jazz…
In effetti, a pensarci bene, in quale genere inserireste la musica dei Doors: nel blues, nella psichedelia, nel rock, nel pop? La grandezza di una band come questa, secondo me, sta proprio nel non essere limitabile a un singolo genere musicale. Potremmo quasi dire che i Doors hanno creato il proprio genere musicale.
E allora, quando si vedono le moltissime compilation tributo ai Doors chiuse in un singolo genere, viene un po’ da sorridere. Ma nella nostra prospettiva delle cover più ardite, ci sono un paio di compilation tributo che vale la pena citare e magari andare ad ascoltare. Light My Fire – A Classic Rock Salute to the Doors, uscita nel 2014, contiene ad esempio diverse versioni molto interessanti dei brani dei Doors, interpretati da connubi musicali intriganti quanto improbabili: This Van Leer con Lou Gramm e Larry Coryell, Steve Hillage insieme a Graham Bonner e Christopher North, Jordan Rudess con Steve Morse e Nik Turner…
Sempre del 2014 è anche A Psych Tribute to the Doors, una compilation che include moltissime versioni piuttosto ardite e ben riuscite dei brani dei Doors, con il comune denominatore di essere realizzate in chiave psichedelica.
Infine, vi segnalo anche una serie di cover molto interessanti dei Doors all’interno della compilation Goth on Goth, ancora una volta del 2014, che include cover anche di altri artisti.
Menzioni speciali
Di cover dei Doors, più o meno ardite, lo avrete capito, è pieno il mondo. Quindi, fermo restando che tutti gli artisti e gli album nominati qui sopra sono ottimi ascolti di bellissime versioni, mi concentrerò in questa sezione solo sulle cover davvero più ardite, quelle che si allontanano maggiormente dalle versioni originali, mantenendo però una qualità molto elevata.
Una delle cover per eccellenza in questa prospettiva è la versione di Patti Smith di Soul Kitchen, pubblicata in Twelve nel 2007. Di Love Her Madly vi segnalo invece due ottime reinterpretazioni: quella sognante e di atmosfera di Lauren Ruth Ward, realizzata nel 2018, e quella in chiave rockabilly dei Whistle Bait, incisa nel 1997.
In ambito metal, gli Opeth hanno reinterpretato in maniera ardita Not to Touch the Earth: la loro versione è inclusa nell’album Atavist del 2011.
Il mondo del grunge ha invece un rapporto particolare con i Doors, dal momento che sia Eddie Vedder che Scott Weiland hanno collaborato con la band in sostituzione della voce di Jim Morrison per brevi periodi. Non sorprende quindi trovare un’ottima rivisitazione di Waiting for the Sun dal vivo nel 1995 da parte dei Soundgarden. E neanche una bellissima versione di Break on Through (To the Other Side) da parte degli Stone Temple Pilots uscita nel 2000 nel tributo Stoned Immaculate: The music of The Doors.
Della stessa Break on Through vi segnalo anche la cover dei tedeschi Skameleon, contenuta in Humba Humba Tatera del 2016, e quella degli italiani Sugarpie and the Candymen, inclusa in Cotton Candy del 2017.
Delle molte versioni di Hello, I Love You, vi consiglio di ascoltare quella di Adam Ant, da Friend or Foe del 1982, e quella dei Newlydeads inclusa nel tributo Goth on Goth.
Altro brano molto frequentato dei Doors è Light My Fire: ne esistono letteralmente centinaia di reinterpretazioni, molte ardite, fin dal 1968, anno successivo alla pubblicazione dell’originale. La cover registrata dai Friend ’n Fellow nel 2005 per l’album Covered è indubbiamente una delle più interessanti. Ma la quantità di versioni funky uscite tra il 1968 e il 1969 è davvero impressionante: da Erma Franklin a Stevie Wonder, fino a quella di Isaac Hayes del 1973 è una sfilza di cover ardite sicuramente da ascoltare.
Nel 2001 Nils Randgren ha inciso una bella reinterpretazione di Riders on the Storm, brano di cui esiste una cover piuttosto ardita anche da parte dei Simple Minds, registrata dal vivo nel 2015.
Roadhouse Blues è invece il perfetto esempio di come i brani dei Doors travalichino i generi musicali. Tra le cover più ardite del brano, vi segnalo infatti quella di Fish, dal vivo nel 1994, ma anche quella incisa dai Deep Purple nel 2017 per l’album inFinite. E a questo proposito, vale la pena anche citare la cover di The Crystal Ship realizzata da Andrea Corr nel 2011.
Ma passiamo ora alle cover più ardite dei Doors che ho scelto per voi questa settimana.
Elephant Stone, L.A. Woman
Gli Elephant Stone sono un gruppo canadese che mescola del sano rock con la psichedelia, con elementi di musica indiana. Questa loro versione davvero ardita di L.A. Woman è tratta dalla compilation tributo A Psych Tribute to the Doors. Il brano originale era la title track dell’ultimo album inciso dai Doors con Jim Morrison in vita, uscito nel 1971. Nel video, gli Elephant Stone eseguono la loro versione dal vivo in uno studio televisivo olandese.
Etta James, Light My Fire
Light My Fire è un brano dei Doors scritto principalmente da Robby Krieger ma accreditato a tutta la band. Uscito nel 1967 nell’album di esordio della band, intitolato semplicemente The Doors, si tratta di uno dei brani più reinterpretati dei Doors. Fra le tante versioni interessanti per la nostra prospettiva delle cover ardite, vi segnalo in particolare quella dei Dread Zeppelin del 1996. Ma la mia scelta di cover più ardita va senza dubbio alla versione incisa da Etta James per l’album The Chess Box del 2000.
Vanilla Fudge, Break on Through (To the Other Side)
Eccoci di nuovo a parlare di Break on Through, traccia di apertura dell’album di debutto dei Doors del 1967. Si tratta indubbiamente di un brano iconico della band, che vanta anche una grande quantità di ottime reinterpretazioni. Quella dei Marc Ribot’s Ceramic Dog, uscita in Party Intellectuals del 2008, è decisamente una cover ardita. Ma io qui ho scelto di proporvi la versione dei Vanilla Fudge pubblicata nel 2015 nell’album Spirit of ’67. I Vanilla Fudge sono una band americana nota per la reinterpretazione in chiave hard rock di successi pop. Nel video, la band esegue Break on Through dal vivo, in un arrangiamento in cui il brano originale è quasi irriconoscibile.
Ministry, Roadhouse Blues
Come abbiamo già visto, anche il mondo del metal ha dimostrato in più occasioni di sentirsi in perfetta sintonia con i brani dei Doors. Questa versione industrial metal incisa dai Ministry nel 2007 per l’album The Last Sucker vince la palma di cover più ardita, nonostante l’agguerrita concorrenza. L’originale dei Doors era la traccia di apertura di Morrison Hotel del 1970.
Stina Nordestam, People Are Strange
Stina Nordestam è una cantautrice svedese che ha attraversato diverse fasi musicali nel corso della sua carriera. L’incisione di questa sua interpretazione di People Are Strange è del 1998, anno in cui ha pubblicato un album omonimo e che si inserisce nel suo periodo di maggiore sperimentazione. Un’altra interessante versione dello stesso brano è stata incisa da Jimmy Somerville nell’album Suddenly Last Summer del 2009. L’originale dei Doors è del 1967, inclusa nel loro secondo album Strange Days.
The Heymacs, Love Me Two Times
Love Me Two Times è un altro brano incluso originariamente dai Doors in Strange Days del 1967. La versione del 2021 ad opera degli Heymacs si allontana decisamente dall’originale. Gli Heymacs sono una band canadese nata proprio con l’intento di pubblicare online reinterpretazioni piuttosto originali di classici del rock. Se volete ascoltare una versione più “cupa” dello stesso brano, però, vi consiglio di cercare la cover registrata dai Mission e inclusa nella compilation tributo Darken my Fire – A Gothic Tribute to the Doors del 2000.
The Cure, Hello I Love You
Non è necessario rovistare sempre nei meandri meno noti della musica per trovare cover ardite, molto ardite. E la versione di Hello I Love You dei Cure ne è la prova. Nello specifico, la band di Robert Smith ha inciso due versioni dello stesso brano, e io qui ho scelto quella psichedelica e meno nota, inclusa in Join the Dots – B-Sides and Rarities del 1990. Nella compilation tributo A Psych Tribute to the Doors, c’è una diversa ma molto interessante versione psichedelica di Hello I Love You ad opera dei Dark Horses. L’originale dei Doors era la traccia di apertura di Waiting for the Sun del 1968.
Blondie, Moonlight Drive
Moonlight Drive è un brano pubblicato originariamente nel secondo album dei Doors, Strange Days, nel 1967. I Blondie sono una celebre band americana fondata dalla cantante Debbie Harris e dal chitarrista Chris Stein, considerati fra l’altro pionieri della new wave negli Stati Uniti. La loro cover ardita di Moonlight Drive è tratta dall’album Against the Odds: 1974-1982, pubblicato nel 2022.
Nico, The End
Pubblicata nell’album The End… del 1974, questa versione del brano dei Doors da parte di Nico è effettivamente piuttosto famosa. Ma non per questo meno ardita, anzi! Nico era una cantante tedesca nota anche con il soprannome di Sacerdotessa delle tenebre. Molti di voi la ricorderanno per la collaborazione con i Velvet Underground. Le sue atmosfere gotiche si adattano molto bene a The End, brano inciso dai Doors nel 1967 come conclusione del loro primo album.
Siouxsie and the Banshees, You’re Lost Little Girl
Per concludere, un vero e proprio gioiello, che magari molti di voi ricorderanno: You’re Lost Little Girl nella versione incisa da Siouxsie and the Banshees nel 1987 per l’album Through the Looking Glass. Una reinterpretazione davvero ardita, originale e di classe. L’originale dei Doors era la seconda traccia di Strange Days, del 1967.
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