Libri sulla televisione: “La preistoria della tv italiana. Legge, politica e stampa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Dicembre 2020 13:09 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2020 13:53
libri sulla televisione

Libri sulla televisione: “La preistoria della tv italiana. Legge, politica e stampa”

I libri sulla televisione si rivelano senz’altro interessanti anche per un’analisi a livello sociale. Il libro di Tullio Camiglieri e Francesco Pontorno è un viaggio che attraverso testimonianze e documentazione di legge, politica e stampa, fa rivivere cinquant’anni di tv nazionale.

“È facile prevedere che la televisione verrà ad apportare un rivolgimento completo in taluni campi della vita sociale: essa renderà inutili i viaggi in occasione di cerimonie e congressi, esposizioni: ciascun congressista ad esempio senza muoversi da casa potrà discorrere a quattr’occhi con un collega di Roma o Buenos Aires.” Siamo negli anni ‘30 e a scrivere è “Il Giornale d’Italia”. In epoca di pandemia e distanziamento, quest’antica previsione suona familiare. Tutto si è oggi spostato online (allora era l’etere), non esistono quasi più eventi dal vivo. Tuttavia il senso di questa citazione è nella quasi nascita della televisione italiana. A fermarne però lo sviluppo e il rinvio ai decenni successivi, saranno la seconda guerra mondiale e altre urgenze storiche.

La preistoria della tv italiana. Legge, politica e stampa

Gli anni ‘20 e ‘30 furono però importanti per ricerca e sperimentazione televisiva, ed è questo il racconto ben nutrito di citazioni e gusto del tempo de “La preistoria della televisione italiana”, di Tullio Camiglieri e Francesco Pontorno. Un volumetto perfetto per gli amanti dei libri sulla televisione, che rivela un mondo affascinante e curioso, fatto di scienziati, attori, primissime starlette, maestranze e marchi nostrani che provavano a lanciare con orgoglio le loro tecnologie, “perché se è vero che in altre nazioni già da anni si eseguono trasmissioni televisive per radio, è anche vero che queste trasmissioni italiane sono frutto di studi e brevetti italiani e che sono le più perfette”, recitano le cronache del tempo.

Un viaggio che attraverso testimonianze e documentazione di legge, politica e stampa, fa rivivere cinquant’anni di tv nazionale, tra tentativi e realizzazioni, dalla bambola di panno Lenci che è la prima trasmissione sperimentale del 1929 al 1976 con la nascita della tv privata. Quella della preistoria della tv italiana fu una condizione non compiutamente matura in cui si riconosce comunque il tentativo di posizionare un’industria che sarà bloccata dalla guerra. Un medium ancora incompreso se, come scrivono Camiglieri e Pontorno, “per molto tempo ancora non si avrà in Italia una definita idea dell’autonomia estetica della televisione rispetto al teatro, al cinema e allo spettacolo in genere.

La televisione che riprende la realtà

L’idea più diffusa è quella di una televisione che riprendesse la realtà e la facilitasse, senza avere però caratteri e specificità artistici o giornalistici.” Tuttavia, il 4 giugno 1939 Mauro Janni annunciava sul “Popolo d’Italia”: “Abbiamo la televisione italiana. È arrivata sicura e decisa come sanno arrivare alla meta le realizzazioni del genio e del lavoro italiani. Dieci anni di studi ininterrotti, decine di milioni spesi più per un ideale che per un affare, centinaia di tecnici abilissimi stanno a dimostrare la serietà di questa magnifica conquista dell’industria italiana. Se fino ad oggi si è parlato della televisione italiana coniugando i tempi al futuro, ora possiamo impiegare il tempo presente”. Ma la televisione nazionale doveva attendere ben altre tragedie mondiali per arrivare nelle nostre case insieme al primo boom economico.