Olio extravergine d’oliva, può proteggere il cervello ma scegliere quello giusto fa la differenza (blitzquotidiano.it)
Non tutti gli oli d’oliva sono uguali, e la differenza potrebbe avere un impatto anche sulla salute del cervello. Secondo una nuova ricerca, l’olio extravergine d’oliva potrebbe contribuire a mantenere più a lungo le funzioni cognitive rispetto a quello raffinato.
Un risultato che rafforza il legame tra alimentazione e salute del cervello, e che riporta al centro uno degli alimenti simbolo della dieta mediterranea.
Il legame tra alimentazione e cervello
Negli ultimi anni la scienza ha evidenziato sempre di più il ruolo dell’alimentazione nel benessere mentale e cognitivo.
Al centro di questa relazione c’è il cosiddetto asse intestino-cervello, un sistema complesso che collega il microbiota intestinale al funzionamento del cervello.
Quando questo equilibrio è sano, può influenzare positivamente memoria, concentrazione e capacità cognitive. Al contrario, uno squilibrio può essere associato a diversi disturbi, anche a lungo termine.
Tra gli alimenti che sembrano favorire questo equilibrio ci sono quelli ricchi di grassi “buoni”, come proprio l’olio extravergine d’oliva.
Cosa dice lo studio sull’olio extravergine
Una ricerca pubblicata sulla rivista Microbiome ha analizzato i dati di oltre 600 persone tra i 55 e i 75 anni, tutte con fattori di rischio metabolico.
I partecipanti sono stati seguiti per circa due anni, osservando il tipo di olio d’oliva consumato – extravergine o raffinato – e i possibili effetti sul microbiota intestinale e sulle capacità cognitive.
I risultati hanno mostrato un’associazione interessante: chi consumava olio extravergine d’oliva tendeva ad avere una maggiore diversità del microbiota intestinale e migliori performance cognitive rispetto a chi utilizzava olio raffinato.
Perché l’olio extravergine è diverso

La differenza principale tra olio extravergine e raffinato sta nel processo di lavorazione. L’olio extravergine viene ottenuto tramite spremitura meccanica, senza trattamenti chimici o alte temperature. Questo permette di preservare una maggiore quantità di polifenoli e antiossidanti, sostanze fondamentali per contrastare l’infiammazione e proteggere le cellule.
L’olio raffinato, invece, subisce processi industriali che possono ridurre significativamente la presenza di questi composti benefici.
Ed è proprio questa differenza a spiegare perché i due prodotti non hanno lo stesso impatto sull’organismo.
Il ruolo del microbiota intestinale
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il microbiota. Chi consumava olio extravergine mostrava una maggiore varietà di batteri intestinali, un indicatore considerato positivo per la salute generale.
Un microbiota più ricco e diversificato è associato a una migliore regolazione del metabolismo e a un ambiente più favorevole per il cervello. Questo suggerisce che l’olio extravergine potrebbe influenzare indirettamente le funzioni cognitive proprio attraverso l’intestino.
Un aiuto per la memoria, ma non una soluzione unica
È importante sottolineare che lo studio evidenzia un’associazione, non un rapporto diretto di causa-effetto.
Questo significa che l’olio extravergine d’oliva da solo non può prevenire il declino cognitivo. Tuttavia, i risultati confermano un trend già osservato in numerose ricerche: una dieta ricca di alimenti naturali e grassi sani può contribuire alla salute del cervello.
In particolare, il modello alimentare della dieta mediterranea, di cui l’olio extravergine è un pilastro, è stato più volte associato a un minor rischio di malattie neurodegenerative.
Come scegliere un buon olio extravergine
Per ottenere benefici reali è fondamentale scegliere un prodotto di qualità. Un olio extravergine autentico è generalmente ottenuto da spremitura a freddo e conserva un sapore più intenso, spesso leggermente amaro o piccante, segno della presenza di polifenoli.
Anche il packaging è importante: le bottiglie scure proteggono l’olio dalla luce, preservandone le proprietà.
Come inserirlo nella dieta quotidiana
L’olio extravergine può essere facilmente integrato nella dieta di tutti i giorni.
È ideale a crudo, per condire insalate, verdure, legumi o piatti caldi. Anche una semplice aggiunta a fine cottura può fare la differenza, sia nel gusto che nei benefici nutrizionali.
La quantità consigliata è moderata, ma costante: piccoli gesti quotidiani possono avere un impatto nel lungo periodo.
