Cos’è realmente una VPN e come protegge il traffico dati (www.blitzquotidiano.it)
Le VPN (Virtual Private Network) continuano a essere presentate come una soluzione imprescindibile per difendere la privacy online.
Con la crescente complessità delle minacce digitali e l’evoluzione delle tecnologie di tracciamento, molti utenti rischiano di affidarsi a una protezione incompleta, credendo erroneamente che una VPN possa garantire anonimato assoluto e totale impunità digitale.
Dal punto di vista tecnico, una VPN crea un canale crittografato tra il dispositivo dell’utente e il server VPN, mascherando l’indirizzo IP pubblico e impedendo agli intermediari locali, come ISP o reti pubbliche, di ispezionare il traffico dati. Questo significa che la VPN offre uno strato di sicurezza sul trasporto dati, proteggendo la riservatezza e l’integrità del traffico mentre viaggia su Internet.
Tuttavia, è importante sottolineare che una VPN non nasconde l’identità applicativa dell’utente. Se si accede a un servizio con un account personale (ad esempio Google, Facebook o piattaforme di e-commerce), il sito conoscerà comunque chi si è, anche con la VPN attiva. Tecniche di fingerprinting del browser, cookie persistenti e dati di telemetria possono identificare l’utente indipendentemente dall’indirizzo IP utilizzato. Inoltre, eventuali transazioni finanziarie effettuate durante l’utilizzo della VPN collegano direttamente l’identità reale dell’utente ai dati trasmessi.
L’architettura di una connessione VPN moderna: sicurezza e limiti
Le VPN moderne si basano su protocolli crittografici avanzati come Diffie-Hellman (DH o ECDH) per stabilire segreti condivisi temporanei che garantiscono la confidenzialità e l’autenticità delle comunicazioni. Attraverso generatori di numeri casuali sicuri (CSPRNG), nonces unici per ogni sessione e funzioni di derivazione delle chiavi (KDF), le VPN creano chiavi multiple indipendenti che proteggono i dati scambiati e prevenendo attacchi di tipo replay o intercettazioni.
Un elemento essenziale è la Perfect Forward Secrecy (PFS), che assicura che la compromissione di una chiave privata futura non consenta la decifrazione retroattiva delle comunicazioni passate. Le VPN più affidabili generano chiavi effimere e le eliminano subito dopo l’uso, mantenendo così un elevato livello di sicurezza anche in caso di attacchi a lungo termine.
Il tunnel VPN si comporta come un’interfaccia di rete virtuale, incapsulando e cifrando ogni pacchetto prima di inviarlo al provider Internet. Il sistema implementa meccanismi per evitare problemi tecnici come la frammentazione dei pacchetti e garantisce la stabilità della connessione grazie a un continuo processo di rigenerazione delle chiavi (rekeying).

Nel panorama attuale, WireGuard si distingue come il protocollo VPN più innovativo e sicuro, grazie a un codice snello, l’impiego di primitive crittografiche moderne e un handshake basato sul Noise Protocol. Pur presentando alcune criticità legate all’uso di chiavi statiche d’identità, i provider più affidabili adottano contromisure per mitigare i rischi, come la gestione in RAM volatile dei dati sensibili e la distruzione immediata delle informazioni di sessione.
Altri protocolli consolidati come OpenVPN offrono ancora robustezza e compatibilità estesa, ma con un sovraccarico maggiore e handshake più lenti. IKEv2/IPSec, invece, è particolarmente indicato per dispositivi mobili grazie al supporto MOBIKE, che consente di mantenere la connessione anche durante i cambi di rete, ma può essere più facilmente bloccato o identificato.
I protocolli obsoleti come PPTP e L2TP/IPSec sono oggi considerati insicuri e scelte obsolete che dovrebbero essere evitate, poiché non garantiscono più la protezione necessaria.
Privacy e anonimato: sfatare il mito della VPN come strumento di invisibilità
Nonostante la crittografia e il mascheramento dell’IP, una VPN non garantisce anonimato completo. Le attività online possono essere ricondotte all’utente tramite metodi alternativi quali cookie, fingerprinting del browser, pattern comportamentali e metadati di pagamento. Anche senza un’identificazione perfetta, la correlazione di abitudini di navigazione e orari di accesso può permettere di ricostruire profili precisi.
L’uso di una VPN protegge dunque la privacy del contenuto delle comunicazioni e la posizione geografica, ma non elimina completamente la possibilità di identificazione personale. Solo soluzioni come Tor, che sfruttano una rete di nodi distribuiti e multipli strati di cifratura, puntano a una navigazione realmente anonima.
Per migliorare la propria riservatezza, è consigliato evitare di utilizzare browser abituali, navigare in modalità privata e non effettuare login durante la sessione VPN. Anche così, però, il livello di anonimato resta relativo.
