TTè nero o tè verde, quale fa meglio al cuore? Cosa dice un nuovo studio (blitzquotidiano.it)
Bere tè regolarmente potrebbe essere associato a un rischio inferiore di malattie cardiovascolari. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sul Journal of Internal Medicine, che ha analizzato le abitudini di consumo di quasi 486mila adulti cinesi seguiti per circa nove anni. Tra i risultati più interessanti, il tè nero ha mostrato un’associazione più costante con un rischio vascolare inferiore rispetto al tè verde. Ma significa che il tè nero protegge il cuore più del tè verde? Non necessariamente: la ricerca è osservazionale e non dimostra che sia proprio questa bevanda a determinare la differenza.
Lo studio ha esaminato non soltanto la tipologia di tè consumata, ma anche la frequenza, la quantità, l’intensità dell’infuso e la temperatura alla quale veniva bevuto. I risultati suggeriscono che le abitudini legate al consumo di tè potrebbero essere associate alla salute dei vasi sanguigni, ma gli stessi ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori approfondimenti.
Tè e salute del cuore, che cosa ha scoperto lo studio

La ricerca, intitolata Habitual tea consumption is associated with lower cardiovascular disease risk, è stata pubblicata il 21 ottobre 2026 sul Journal of Internal Medicine.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 485.934 partecipanti inseriti nel China Kadoorie Biobank, un ampio progetto di ricerca sulla salute della popolazione cinese. Durante un periodo medio di osservazione di 9,05 anni sono stati registrati 14.863 nuovi casi di malattie vascolari.
Confrontando le persone che bevevano abitualmente tè con quelle che non lo consumavano regolarmente, gli studiosi hanno osservato un’associazione con un rischio inferiore dell’11% di sviluppare le patologie vascolari considerate.
Tra queste rientravano malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, oltre a patologie cardiache polmonari e arteriopatia periferica.
Il dato è interessante per le dimensioni del campione e la durata del monitoraggio. Tuttavia, l’11% indica una riduzione del rischio relativo osservato, non una riduzione assoluta del rischio e nemmeno la prova che bere tè eviti infarti o ictus.
I partecipanti, infatti, non sono stati assegnati casualmente a bere tè oppure a non berlo. Lo studio ha osservato le loro abitudini e le ha messe in relazione con gli eventi di salute registrati nel tempo.
Tè nero o tè verde: quale sarebbe associato ai maggiori benefici?
Uno degli aspetti più interessanti riguarda le differenze tra le varietà di tè.
Secondo i risultati, il tè nero ha mostrato associazioni inverse più consistenti con le malattie vascolari rispetto al tè verde. In altre parole, tra i consumatori di tè nero è emerso un quadro statistico più favorevole per diversi degli esiti analizzati.
Questo non significa, però, che il tè verde sia inutile o che il tè nero sia necessariamente superiore per la salute cardiovascolare.
Le due bevande derivano dalla stessa pianta, la Camellia sinensis, ma vengono lavorate in modo diverso. Il tè verde viene sottoposto a trattamenti che limitano l’ossidazione delle foglie, mentre per il tè nero il processo di ossidazione è più esteso. Questa differenza modifica la composizione dei polifenoli presenti nell’infuso.
Entrambi contengono sostanze bioattive, tra cui flavonoidi e altri polifenoli, studiati per i loro possibili effetti sui processi ossidativi e sulla funzione dei vasi sanguigni.
Questi meccanismi offrono ipotesi biologicamente plausibili, ma non bastano a dimostrare che una determinata varietà di tè prevenga le malattie cardiovascolari.
Inoltre, chi sceglie il tè nero potrebbe avere abitudini alimentari, comportamenti o caratteristiche personali differenti da chi preferisce il tè verde. Anche questi elementi possono contribuire alle associazioni osservate.
Per questo motivo, sulla base di questa ricerca non è possibile consigliare di abbandonare il tè verde per passare a quello nero.
Quante tazze di tè bere al giorno?
Un altro risultato che ha attirato l’attenzione riguarda la quantità consumata.
Tra le persone che bevevano tè almeno una volta alla settimana, il rischio vascolare stimato più basso è stato osservato in corrispondenza di un consumo di circa sei-otto tazze al giorno. Anche il tè di intensità moderata è risultato associato a un quadro più favorevole rispetto agli infusi descritti come più deboli o più forti.
Questi dati, tuttavia, non devono essere interpretati come una raccomandazione a bere sei-otto tazze quotidianamente.
I ricercatori hanno rilevato le abitudini dei partecipanti, senza assegnare loro una quantità precisa di tè da consumare. Inoltre, le dimensioni delle tazze non erano standardizzate e le informazioni sul consumo sono state raccolte al momento iniziale dello studio.
Non è quindi possibile stabilire che raggiungere quella quantità produca benefici maggiori, né che sia la dose ideale per tutte le persone.
Il tè contiene inoltre caffeina, in quantità variabile secondo la varietà, la preparazione e la porzione. Un consumo elevato può risultare poco adatto a chi è sensibile alla caffeina, soffre di insonnia o presenta determinate condizioni di salute.
La scelta della quantità dovrebbe quindi tenere conto delle proprie abitudini, della tolleranza individuale e delle eventuali indicazioni del medico.
Attenzione al tè bevuto quando è ancora bollente
La ricerca ha esaminato anche la temperatura della bevanda, rilevando un’associazione da considerare con cautela.
Le persone che riferivano di bere tè a una temperatura percepita come «bollente» presentavano un rischio vascolare superiore del 16% rispetto a chi non beveva tè abitualmente.
Il dato non dimostra che bere tè molto caldo provochi direttamente malattie cardiovascolari. La temperatura non è stata misurata con strumenti, ma valutata sulla base della percezione dei partecipanti. Inoltre, gli studi osservazionali non permettono di stabilire da soli un rapporto di causa-effetto.
Esiste comunque un motivo valido per evitare di bere bevande quando sono ancora ustionanti: il consumo ripetuto di liquidi a temperature molto elevate può danneggiare i tessuti dell’esofago. Lasciare raffreddare il tè prima di berlo è quindi una precauzione ragionevole.
Non è necessario, invece, consumarlo freddo: è sufficiente attendere che raggiunga una temperatura confortevole.
Perché il tè potrebbe essere associato a una migliore salute cardiovascolare?
Il possibile legame tra tè e salute cardiovascolare è oggetto di ricerca da tempo. Il tè contiene polifenoli, tra cui catechine e altri flavonoidi, che vengono studiati per il loro ruolo nei processi ossidativi e infiammatori e nella funzione dell’endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni.
Alcuni studi hanno esaminato possibili associazioni tra il consumo di tè e parametri come la pressione arteriosa e la salute metabolica. Tuttavia, i risultati possono variare in base al tipo di tè, alla quantità consumata, alle caratteristiche dei partecipanti e al disegno della ricerca.
È importante distinguere gli effetti osservati su singoli parametri biologici dalla dimostrazione di una riduzione degli eventi cardiovascolari, come infarti e ictus. Si tratta di risultati differenti, che richiedono prove scientifiche adeguate.
Nel nuovo studio, inoltre, il consumo di tè è stato valutato insieme ad altri comportamenti. La combinazione di consumo abituale di tè, assenza di fumo e livelli elevati di attività fisica era associata al rischio vascolare più basso tra i gruppi esaminati.
Questo risultato rafforza un messaggio importante: la salute cardiovascolare dipende da un insieme di abitudini e non da una singola bevanda.
I limiti dello studio: perché non possiamo ancora parlare di prevenzione
Nonostante le dimensioni considerevoli del campione, la ricerca presenta alcuni limiti.
Il primo è il disegno osservazionale, che permette di individuare associazioni ma non di dimostrare che una determinata abitudine sia la causa diretta di un risultato.
Inoltre, le abitudini alimentari e lo stile di vita dei bevitori di tè potrebbero differire da quelli dei non bevitori. Anche quando i ricercatori tengono conto di diversi fattori, non è possibile escludere completamente l’influenza di variabili non misurate o non considerate in modo adeguato.
Un ulteriore limite riguarda la popolazione studiata: i partecipanti erano adulti cinesi e i risultati potrebbero non essere trasferibili automaticamente ad altre popolazioni, dove cambiano le abitudini alimentari, le modalità di preparazione del tè e altri fattori legati alla salute.
Infine, il confronto tra tè nero, tè verde, intensità dell’infuso e temperatura comprende numerose analisi. Alcuni dei risultati più specifici devono quindi essere considerati esplorativi e richiedono conferme.
Per chiarire se il tè abbia un effetto protettivo diretto, saranno necessarie ulteriori ricerche, idealmente integrate da studi con disegni capaci di valutare meglio il rapporto causale.
