Xilitolo, livelli alti nel sangue associati a un maggior rischio di infarto e ictus: cosa emerge da un nuovo studio (blitzquotidiano.it)
Molte persone scelgono i prodotti senza zucchero pensando di fare una scelta automaticamente più salutare. Bevande light, caramelle, chewing gum, prodotti per l’igiene orale e alimenti a ridotto contenuto calorico utilizzano spesso dolcificanti o sostituti dello zucchero proprio per ridurre l’apporto calorico e l’impatto sulla glicemia. Ma una nuova ricerca accende i riflettori su un ingrediente molto diffuso: lo xilitolo.
Secondo i risultati di uno studio che sarà presentato al congresso della European Society of Cardiology, le persone con concentrazioni più elevate di xilitolo nel sangue hanno mostrato un rischio maggiore di sviluppare importanti eventi cardiovascolari, come infarto o ictus, rispetto a quelle con livelli più bassi.
Il dato più rilevante riguarda un’analisi condotta su 17.710 partecipanti. Nell’arco di sei anni, le persone appartenenti al gruppo con i livelli più elevati di xilitolo nel sangue hanno presentato un rischio di eventi cardiovascolari maggiori superiore del 57% rispetto a quelle con i livelli più bassi, anche dopo aver considerato altri importanti fattori di rischio.
Un risultato che merita attenzione, ma che va interpretato con cautela.
Che cos’è lo xilitolo e dove si trova
Lo xilitolo è un alcol zuccherino, una sostanza dal sapore dolce utilizzata come alternativa allo zucchero. È presente naturalmente nell’organismo come prodotto di alcuni processi metabolici e può essere contenuto in piccole quantità anche in alcuni alimenti.
La situazione cambia però quando viene impiegato dall’industria alimentare come dolcificante. In alcuni prodotti le quantità aggiunte possono essere molto superiori rispetto a quelle normalmente presenti in natura.
Lo xilitolo è noto soprattutto per il suo impiego in gomme da masticare, caramelle e prodotti destinati all’igiene orale. Può essere utilizzato anche in alimenti e bevande a ridotto contenuto di zuccheri e in prodotti commercializzati come alternative allo zucchero tradizionale.
Il fatto che una sostanza venga utilizzata al posto dello zucchero, tuttavia, non significa automaticamente che i suoi effetti sull’organismo siano identici a quelli di altri alimenti o ingredienti.
Lo studio su oltre 17 mila persone
Il nuovo lavoro ha analizzato la relazione tra le concentrazioni di xilitolo nel sangue e la comparsa di eventi cardiovascolari importanti in un’ampia popolazione.
I ricercatori hanno preso in considerazione 17.710 partecipanti, osservando nel tempo la relazione tra i livelli circolanti del composto e il rischio di problemi cardiovascolari.
Dai dati è emerso un andamento progressivo: all’aumentare dei livelli di xilitolo nel sangue aumentava anche il tasso di eventi cardiovascolari osservati.
Nel periodo di osservazione di sei anni, il gruppo con i livelli più alti ha mostrato un rischio superiore del 57% di eventi cardiovascolari avversi maggiori rispetto al gruppo con le concentrazioni più basse. Nell’analisi condotta su un periodo molto più lungo, pari a circa 30 anni, l’aumento del rischio è risultato del 18%.
Gli autori hanno considerato anche diversi fattori che possono influenzare la salute cardiovascolare, tra cui fumo, diabete, ipertensione e colesterolo elevato.
Questo non elimina, però, tutte le possibili differenze tra le persone con livelli diversi di xilitolo.
Il legame con la formazione dei coaguli di sangue

La nuova ricerca non nasce dal nulla. Il gruppo di studiosi aveva già pubblicato lavori precedenti dedicati ai possibili effetti dello xilitolo sulla funzione delle piastrine.
Le piastrine sono cellule del sangue fondamentali per la coagulazione. Quando ci feriamo, il loro intervento è indispensabile per limitare la perdita di sangue. Una loro attivazione eccessiva, però, può favorire la formazione di coaguli indesiderati.
Secondo le precedenti osservazioni del gruppo di ricerca, lo xilitolo potrebbe aumentare la capacità delle piastrine di aggregarsi e contribuire così a creare condizioni favorevoli alla formazione di trombi.
Questo meccanismo potrebbe essere particolarmente importante perché molti eventi cardiovascolari, compresi alcuni tipi di infarto e ictus, sono collegati proprio alla formazione di coaguli che possono ostacolare il normale flusso del sangue.
Il nuovo studio amplia quindi la questione: non si limita a osservare un possibile effetto biologico, ma rileva anche un’associazione tra livelli elevati di xilitolo e una maggiore frequenza di eventi cardiovascolari nella popolazione studiata.
Xilitolo: il dolcificante causa davvero infarto e ictus?
È questa la domanda più importante, e la risposta al momento è no: lo studio non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto.
Trovare livelli più elevati di xilitolo nel sangue nelle persone che hanno un maggior rischio cardiovascolare non significa necessariamente che sia lo xilitolo ad aver provocato l’infarto o l’ictus.
Gli studi osservazionali possono individuare associazioni importanti e fornire indicazioni per ulteriori ricerche, ma non sono in grado da soli di dimostrare che un singolo composto sia la causa di una malattia.
Esiste inoltre un’altra questione da chiarire. Lo xilitolo presente nel sangue non deriva necessariamente soltanto dagli alimenti che lo contengono. L’organismo può produrne piccole quantità attraverso il metabolismo del glucosio. Per questo motivo, concentrazioni elevate potrebbero potenzialmente essere influenzate anche da caratteristiche metaboliche individuali.
Sarà quindi necessario capire meglio quanto pesino l’alimentazione, il metabolismo e altri fattori nella relazione osservata.
Perché la ricerca sui dolcificanti continua a essere importante
Il consumo di prodotti senza zucchero è aumentato negli ultimi anni. Molte persone li scelgono per controllare il peso, ridurre le calorie o limitare l’assunzione di zuccheri.
Ma la categoria dei cosiddetti dolcificanti non è affatto omogenea. Sostanze diverse possono avere caratteristiche, metabolismo ed effetti biologici differenti. Per questo non è scientificamente corretto considerare tutti i sostituti dello zucchero come se fossero identici.
La ricerca sullo xilitolo è particolarmente interessante perché questo composto è spesso percepito come un’alternativa relativamente innocua allo zucchero. I nuovi risultati suggeriscono invece che sia necessario approfondire la sua sicurezza cardiovascolare, soprattutto quando viene assunto in quantità elevate attraverso prodotti industriali.
Secondo Marco Witkowski, autore della ricerca, il crescente utilizzo di questi ingredienti rende ancora più importante disporre di studi capaci di valutare gli effetti a lungo termine.
Cosa cambia per chi consuma prodotti con xilitolo
I risultati dello studio non significano che chi mastica occasionalmente una gomma allo xilitolo debba pensare di essere esposto automaticamente a un rischio di infarto o ictus.
Il dato riguarda le associazioni osservate tra concentrazioni ematiche e rischio cardiovascolare all’interno della popolazione studiata. Non stabilisce una quantità precisa di xilitolo oltre la quale il pericolo aumenta e non dimostra che eliminare completamente il composto prevenga gli eventi cardiovascolari.
Il messaggio più corretto, per il momento, è un altro: “senza zucchero” non significa necessariamente “senza effetti sull’organismo”.
Per le persone con diabete, obesità, malattie cardiovascolari o altri fattori di rischio, eventuali cambiamenti importanti nella dieta dovrebbero essere discussi con il medico o con un professionista della nutrizione, evitando decisioni basate esclusivamente sui titoli allarmistici.
Servono ora studi clinici
Il prossimo passo sarà capire se esiste un rapporto causale e, soprattutto, se l’assunzione alimentare di quantità elevate di xilitolo possa effettivamente modificare il rischio cardiovascolare.
Saranno necessari studi clinici e ulteriori ricerche che distinguano tra lo xilitolo prodotto naturalmente dall’organismo e quello introdotto attraverso alimenti, bevande o altri prodotti.
