Blitz quotidiano
powered by aruba

Fa esumare salma del padre: i resti ricoperti di fango

PADOVA – Chiede che la salma del padre sia riesumata per cremarla, ma gli operai insieme alla salma fanno bruciare anche fango e melma. E’ una scena che lascia senza parole quella che si è presentata davanti agli occhi di Gianfranco Barcellan, residente a Tencarola (Padova). 

Nell’autunno scorso era stato contattato dal Comune di Selvazzano per riesumare i resti del padre, che sarebbero poi stati cremati. Ma quando Barcellan è andato sul post per assistere alla riesumazione, racconta Marco Aldighieri sul Gazzettino, ha visto i resti del caro defunto ricoperti di fango e gettati in una carriola.

«Desideravo cremare quanto rimaneva del corpo di mio padre – ha ricordato Barcellan – per poi portarmi a casa l’urna. Così, come previsto dalla legge, ho prima avuto il consenso di tutti i parenti e in un secondo tempo ho attivato la procedura che è andata a buon fine». Il tre marzo intorno alle 9 Gianfranco Barcellan si è presentato nel cimitero di Caselle dove erano presenti altre persone anche loro per l’esumazione dei resti di un parente. Quella mattina il tempo era pessimo, pioveva molto e c’era vento, tanto che Barcellan si è avvicinato a uno degli operai e gli ha suggerito di rinviare a un altro giorno l’operazione. Ma la sua richiesta è stata vana. Si è iniziato a scavare e quanto è accaduto sotto gli occhi di Barcellan è stato terribile.

«L’acqua e il fango hanno iniziato a invadere la fossa – ha raccontato – e una volta scoperchiata la bara la melma ha ricoperto i resti di mio padre. Gli operai incuranti della mia presenza hanno preso quell’ammasso di fango e ossa di mio papà e l’hanno gettato su una carriola. Nel tentativo di asciugare la melma che ricopriva i resti di mio padre gli operai hanno sparso sulla carriola un sacco di segatura. Poi hanno preso il coperchio della bara per utilizzarlo come fondo della bara in cartone dove hanno infine posato la melma e quel che rimaneva del corpo di mio padre».

Da allora per venti giorni Barcellan non ha saputo più nulla delle sorti dei resti del padre. Solo il 25 di marzo è stato contattato dall’impresa funebre che si è occupata della cremazione.

«Ero convinto – ha ripreso Barcellan – di dover ritirare un’urna del peso di un chilo e mezzo. Di solito è il peso insieme al vaso funerario di un corpo cremato. Invece mi hanno consegnato un contenitore di zinco del peso complessivo di venti chili. Sono convinto che insieme ai resti di mio padre abbiano bruciato anche la melma. Ora in casa ho un contenitore da venti chili con i resti di mio papà e non solo».

Così Barcellan, dopo avere avvisato dell’accaduto anche il parroco di Tencarola don Raffaele, ha lanciato una petizione che poi ha spedito a Enoch Soranzo, sindaco del comune di Selvazzano e presidente della Provincia, e al consiglio comunale. La petizione è stata firmata da dieci persone che quella mattina del 3 marzo hanno ricevuto lo stesso trattamento di Barcellan.

 

 


TAG: ,

PER SAPERNE DI PIU'